La rosolia è una malattia infettiva piuttosto leggera, dalla quale spesso si viene contagiati e si guarisce senza neppure accorgersene.
È causata da un virus che si trasmette da persona a persona con le goccioline della tosse o degli starnuti. Le manifestazioni evidenti, nei casi più gravi, sono un leggero gonfiore delle ghiandole dietro l’orecchio, qualche linea di febbre, un pò di mal di gola e la comparsa, su tutto il corpo, di macchie rilevate di colore rosa. Tra le malattie esantematiche, come morbillo, scarlattina o varicella, la rosolia è dunque la meno violenta. Perché non dà mai grosse complicazioni, né nei bambini né negli adulti. "Ma se la malattia colpisce una donna nel primo trimestre della gravidanza può causare malformazioni irreparabili al feto. Le conseguenze per il neonato possono essere devastanti" spiega la dottoressa Anna Maria Marconi, responsabile di Ostetricia presso la Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo di Milano e coordinatrice della comunicazione scientifica dell’Asm, Associazione italiana per lo studio delle malformazioni. "Il piccolo può nascere con una “rosolia congenita”, un’infezione che può produrre malformazioni del cuore (vizi cardiaci congeniti, come la mancata chiusura del dotto di botallo), alterazioni dell’orecchio (sordità per distruzione delle strutture uditive nervose), dell’occhio (come la microftalmia o la cecità da cataratta congenita) e disturbi nervosi. La sindrome della rosolia congenita può portare anche a malattie del fegato e della milza che possono risultare in una riduzione del numero delle piastrine" dice la dottoressa Marconi.
E il rischio per le donne in gravidanza è altissimo: l’85% di quelle che hanno contratto la rosolia nel primo trimestre di gravidanza, potrebbero avere un aborto o partorire un bambino con rosolia congenita. Gli esiti sul feto dipendono dallo stadio dello sviluppo fetale nel momento di massima capacità infettiva materna e dello stato immunitario della mamma.
Vediamo cosa può succedere nel dettaglio. "Se l’infezione si presenta dopo la fine del secondo trimestre, il rischio di difetti congeniti al feto è quasi nullo. Prima di questo periodo, ovvero entro le prime dodici settimane, invece sono predominanti i difetti cardiaci, i deficit neurosensoriali e dell’apparato oculare – spiega Marconi –. In particolare le malformazioni cardiache si presentano quasi esclusivamente quando il feto si infetta entro le prime 8 settimane di gestazione, periodo durante il quale avviene l’organogenesi; la persistenza della pervietà del dotto arterioso costituisce la malformazione cardiaca più frequente, isolata o in associazione con stenosi dell’arteria o della valvola polmonare o dell’aorta. I problemi neurosensoriali prevalgono quando l’infezione fetale è avvenuta nel 4° mese di gravidanza". Ma come tutte le malattie anche la rosolia può essere prevenuta con l’utilizzo del vaccino in epoca preconcezionale. Per stare tranquilli, dunque, è bene posticipare la gravidanza almeno di tre mesi dopo la vaccinazione. Se questa fosse stata fatta prima di 3 mesi dalla fecondazione, i rischi per il feto sarebbero comunque minimi. Non vi è dunque ragione per evitare le relative vaccinazioni: soltanto rari disturbi del sistema nervoso centrale – ben conosciuti ai pediatri perché sono gli stessi che sconsigliano le altre vaccinazioni infantili – inducono a qualche cautela.
Stabilire con esattezza quanto la rosolia congenita sia diffusa è impossibile: a volte, infatti, la malattia è così blanda e priva di sintomi nella mamma, che è difficile individuarla e attribuirle la colpa dei danni al feto. La maggior parte dei casi di rosolia congenita si verifica come conseguenza di un’infezione materna primaria, anche se sono segnalati casi estremamente rari di rosolia congenita in nati da madri con pregressa immunità, quindi in conseguenza di reinfezioni. Va inoltre ricordato che il rischio di rosolia congenita aumenta nella seconda e progressivamente nelle successive gravidanze per la possibilità di contagio nell’ambito familiare dai precedenti figli (negli USA il 38% dei casi di rosolia congenita dell’ultimo decennio riguarda la seconda o le successive gravidanze). Come conseguenza di un’infezione materna al 1° trimestre si può avere aborto, morte fetale, infezione placentare, ma può anche non verificarsi alcuna infezione del feto. La placenta costituisce una valida barriera all’infezione fetale dalla 12a alla 28a settimana di gestazione, mentre la protezione è meno valida al 1° e 3° trimestre (in particolare nell’ultimo mese di gravidanza) e di conseguenza il virus può causare un’infezione placentare persistente anche senza infezione fetale. L’epoca gestazionale alla quale la madre contrae l’infezione costituisce la più importante, determinante non solo della probabilità di trasmissione materno-fetale, ma anche della gravità del danno fetale.

Il vaccino
La tecnica migliore di vaccinazione sembra quella che somministra le 3 vaccinazioni (sono disponibili anche dei “multivaccini” che operano contemporaneamente contro morbillo, rosolia e parotite) tra i 12 e i 36 mesi, ad ambedue i sessi: l’età più indicata sembra quella dei 15 mesi.
"Gli adulti possono vaccinarsi in qualsiasi momento, una volta fatto il test che conferma l’assenza di immunità. L’ideale per evitare il rischio di una gravidanza non riconosciuta, sarebbe farlo in età scolare (medie)" spiega la dottoressa Anna Maria Marconi.
Il nuovo vaccino trivalente Mmr, è molto efficace e capace di fornire una lunga protezione anche contro i virus del morbillo e della parotite.
La scelta del vaccino Mmr è da consigliare anche per la mancanza di controindicazioni. È da evitare, infatti, solo nei bambini che soffrono di gravi malattie nervose o del sistema immunitario e nei soggetti allergici alle proteine dell’uovo. Gli effetti collaterali, poi, sono praticamente inesistenti: nel 10% dei casi si può verificare un leggero arrossamento attorno alla sede dell’iniezione. E, ancora più raramente, può comparire qualche linea di febbre. Prima della introduzione del vaccino erano frequenti le epidemie di rosolia; il numero delle donne gravide infette era alto, ed altrettanto alto era il numero degli aborti o delle sindromi da rosolia congenita. Con l’avvento del vaccino, il numero dei casi di malattia si è ridotto di molto.
Il vaccino è costituito da virus viventi e attenuati. Può essere in formulazione singola, ma come dicevamo, di solito è somministrato in combinazione con quello del morbillo e della parotite epidemica (cioè gli orecchioni).
Chi dovrebbe essere vaccinato?

  • I bambini dopo l’anno di età.
  • Gli adolescenti e i giovani adulti non immuni.
  • Le donne nelle quali la immunità verso la rosolia non è certa. Si raccomanda lo screening routinario delle donne gravide, e quelle suscettibili sono da vaccinare immediatamente dopo il parto.
  • Individui con infezione da HIV ma senza i sintomi di AIDS.

Chi non dovrebbe essere vaccinato?

  • Persone con allergia alla gelatina.
  • Donne che sono gravide o che cercano di diventarlo; le donne devono evitare la gravidanza per almeno tre mesi dopo la vaccinazione con morbillo o con rosolia.
  • Persone immunocompromesse (con l’eccezione delle persone infette con HIV ma senza sintomi di AIDS).
  • Il vaccino deve essere ritardato se si sono ricevuti prodotti contenenti anticorpi (es. trasfusioni di sangue, immunoglobuline).
  • Persone che assumono alte dosi di steroidi possono essere vaccinate un mese dopo aver interrotto la terapia.

Effetti collaterali
"Le lesioni articolari sono più frequenti nelle donne che negli adulti maschi e nei bambini" dice la dottoressa Marconi. Quasi tutti i bambini che hanno ricevuto il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR), più dell’80%, non hanno avuto effetti collaterali. La maggior parte di quelli che sviluppano effetti collaterali hanno reazioni lievi, come dolore, rossore e gonfiore nel punto dell’iniezione, rash modesto, febbre da lieve a moderata, ingrossamento dei linfonodi, gonfiore delle articolazioni.
Nel 5-15% dei vaccinati si può avere febbre fino a 39°C. Questi inconvenienti si verificano in genere da 5 a 12 giorni dopo la vaccinazione e possono durare fino a due giorni.
In caso di reazioni lievi: bere molti liquidi; usare farmaci a base di paracetamolo (non aspirina) o panni freddi, se necessario, per ridurre la febbre o il dolore.
Nel caso che i sintomi si protraggano per più di due giorni può essere opportuno consultare il vostro medico per verificare che non si tratti di un comune effetto collaterale a una vaccinazione, ma i sintomi si riferiscano ad un’altra malattia che deve essere riconosciuta e trattata. Circa il 15% delle donne vaccinate per la rosolia sviluppa una artrite acuta o rigonfiamento delle articolazioni, comunque di breve durata.

Le cifre
Dopo l’introduzione della vaccinazione, alla fine degli anni ’60, la frequenza della malattia si è drasticamente ridotta, tuttavia persiste sempre una certa percentuale della popolazione che risulta ricettiva.
Parallelamente al diffondersi della pratica vaccinale si è ridotto notevolmente il numero di casi di sindrome della rosolia congenita (SRC), che tuttavia vengono ancora segnalati, se pure in modo sporadico. In Italia, dove la copertura vaccinale è stimata intorno al 50%, il numero dei casi di rosolia sembra seguire un andamento non condizionato dalla vaccinazione, con epidemie ogni 5-7 anni e con una suscettibilità all’infezione nelle donne in età fertile stimata intorno al 5-15%. I casi di rosolia congenita notificati durante i periodi epidemici ammontano a circa 100/anno, stima certamente al di sotto del numero reale perché non sempre viene fatta una corretta diagnosi (25-50% dei casi sono asintomatici) e in secondo luogo per le ben note carenze nella segnalazione.

L’Associazione Italiana per lo Studio delle Malformazioni (ASM)
L’Associazione Italiana per lo Studio delle Malformazioni (ASM), sorta nel 1981 per opera di un gruppo di studiosi, oggi, ha circa 100 mila associati in tutta Italia. È diventata un punto di riferimento a livello nazionale per la ricerca scientifica, la prevenzione e la cura nell’ambito delle malattie congenite e della salute dei nascituri e dei neonati. Si tratta di un problema di vasta portata sociale e sanitaria: ogni anno, in Italia, nascono circa 28 mila bambini affetti da patologie malformative, e 60 mila che hanno bisogno di cure particolari nel periodo neonatale e nell’età pediatrica. ASM è un’organizzazione senza fini di lucro (ONLUS), e non riceve finanziamenti pubblici: tutte le attività dell’Associazione vengono sostenute esclusivamente grazie ai contributi volontari dei cittadini e delle aziende. Dal 1988 ASM attua un’azione capillare di prevenzione nei confronti del rischio di malattie prenatali e a favore della salute in gravidanza attraverso il filo rosso, un servizio telefonico di consulenza medica gratuita offerto da specialisti in ostetricia, genetica e pediatria.
“Chiamando al numero del Filo Rosso si può avere una risposta su qualsiasi problema legato ai rischi in gravidanza. Ci fanno domande di tutti i tipi, che vanno da “quali farmaci si possono assumere durante i nove mesi” a “si possono usare le tinture per capelli” spiega la dottoressa Marconi.

Per ulteriori informazioni:

  • Dottoressa Anna Maria Marconi
    Responsabile di Ostetricia presso la Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo di Milano
    Responsabile della comunicazione scientifica dell’Asm, Tel. 02.81841
  • ASM - Filo Rosso
    Tel. 02.8910207 (dal lunedì al venerdì dalle 10,30 alle 13,30
    e il giovedì anche dalle 14,00 alle 17,00).