Con l’espressione disturbi del comportamento alimentare (DCA) si indicano tutte quelle patologie (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata…) caratterizzate da un comportamento alimentare alterato e da una percezione falsificata del proprio aspetto. I DCA danno origine a molteplici complicanze sia psicologiche sia fisiche, poiché vanno a interessare, col tempo, numerosi organi e apparati.
I DCA sono diventati negli ultimi anni una vera e propria emergenza sociale e sanitaria: gli studi epidemiologici internazionali stimano nei Paesi occidentali, Italia compresa, una prevalenza dell’anoressia intorno allo 0,2-0,8%, della bulimia intorno al 3% e quella dei disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati tra il 3,7 e il 6,4%. L’età di esordio è compresa tra i 10 e i 30 anni, con una età media di insorgenza intorno ai 17 anni. Si tratta di patologie che colpiscono prevalentemente il sesso femminile, ma negli ultimi anni si registra anche un aumento dei casi tra i giovani maschi.

Le complicanze mediche
La denutrizione, l’alimentazione disordinata o le pratiche compensatorie messe in atto per perdere peso possono compromettere gravemente la nostra salute, sia sotto il profilo fisico sia sotto il profilo psicologico.
Le complicanze mediche arrivano a interessare diversi organi, poiché i disordini alimentari possono causare disidratazione, ulcere intestinali, danni a denti, fegato, reni, cuore, ossa problemi al sistema nervoso, nonché depressione, scarsa autostima, sbalzi di umore, comportamenti maniacali, propensione al perfezionismo. La gravità delle complicanze varia in base allo stato della malattia.

Complicanze cardiovascolari dei disturbi dell’alimentazione
Ipotensione ortostatica Cardiomiopatia da rialimentazione
Bradicardia Aritmie
Insufficienza cardiaca Prolasso della mitrale
Anomalie elettrocardiografiche Morte improvvisa cardiaca

Fonte: AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso)

Anoressia e complicanze cardiovascolari
L’anoressia può danneggiare gravemente la funzionalità dell’apparato cardiocircolatorio, tanto che in molti casi le morti per anoressia sono dovute a complicanze cardiovascolari e metaboliche. Una forte e costante denutrizione, infatti, indebolisce il cuore, causando alterazioni del ritmo cardiaco (in particolare bradicardia e ipotensione arteriosa, soprattutto quando la pressione è misurata in piedi; più raramente tachicardia ).
Anche la normale anatomia del cuore può essere messa a rischio: l’ecocardiogramma può rivelare una significativa riduzione delle dimensioni del cuore (ipotrofia cardiaca), con riduzione della gittata (insufficienza cardiaca) e della performance cardiaca sia a riposo sia sotto sforzo.
Il prolasso della mitrale (un’anomalia che consiste nel prolasso di uno o entrambi i lembi della valvola mitralica, che può causare una chiusura imperfetta della valvola e quindi un rigurgito di sangue in atrio sinistro) sembra essere spesso legato all’anoressia (anche se va detto che si tratta, per entrambi, di situazioni tipiche dell’adolescenza; l’associazione, pertanto, potrebbe essere casuale). Tuttavia, come abbiamo visto, una grave denutrizione può determinare la diminuzione del ventricolo sinistro, favorendo il prolasso della valvola mitrale: la sproporzione tra il ventricolo sinistro, ridotto nelle dimensioni, e l’apparato valvolare mitralico, che non subisce invece particolari modifiche, potrebbe essere infatti la causa del prolasso. Il digiuno, il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi e/o diuretici possono causare disidratazione e alterazioni elettrolitiche (ossia una modificazione dei liquidi corporei e degli elettroliti, come sodio, potassio, magnesio). Frequente è l’ ipopotassiemia (presente in circa il 20% dei casi), che si verifica quando si ricorre al vomito autoindotto, a lassativi e/o diuretici. L’ipopotassiemia, specie se severa, favorisce la comparsa di aritmie cardiache anche gravi, esponendo a un maggior rischio di morte improvvisa.

?La sindrome da rialimentazione
La causa più frequente di mortalità (5-15% dei casi) è lo stato generale di cachessia, tipico soprattutto dell’anoressia, causato dal digiuno. Per interrompere questo stato, la cura prevede, tra gli altri interventi, una ripresa dell’alimentazione con un contenuto calorico progressivamente crescente. Ma se la ripresa dell’alimentazione non avviene in maniera adeguata, è possibile andare incontro alla cosiddetta sindrome da rialimentazione ( refeeding syndrome ), che determina una riduzione di fosfato (ipofosfatemia), magnesio e potassio, con conseguente sovraccarico di lavoro per il cuore, aumento della frequenza cardiaca e del consumo di ossigeno. Ciò può esporre al rischio di aritmie, tachicardia, insufficienza cardiaca e morte cardiaca improvvisa. È necessario, pertanto, partire con un contenuto calorico basso ed aumentarlo gradualmente, monitorando costantemente i valori elettrolitici e metabolici.

Bulimia e complicanze cardiovascolari
Le complicanze cardiovascolari della bulimia sono più che altro dovute ai comportamenti di compensazione. Sono in genere di minore entità rispetto all’anoressia, ma non devono essere comunque trascurate o sottovalutate. Il vomito frequente e l’uso improprio di lassativi o diuretici possono causare disidratazione e alterazioni elettrolitiche : anche in questo caso, l’ipopotassiemia può causare alterazioni del ritmo cardiaco. Tali alterazioni sono reversibili e scompaiono quando la persona smette di vomitare. Tuttavia, nonostante sia meno evidente dell’anoressia, la bulimia ha comunque conseguenze molto serie sulla salute del nostro organismo.

BED e complicanze cardiovascolari
Il Binge Eating Disorder ha in comune con la bulimia ricorrenti episodi di abbuffate; i pazienti affetti da BED, però, non ricorrono a condotte compensatorie, non praticano restrizioni dietetiche, digiuni o esercizi fisici eccessivi. Mentre i pazienti affetti da bulimia sono infatti generalmente normopeso, le persone affette da BED soffrono generalmente di sovrappeso o obesità. (Sottolineiamo, però, che il BED si distingue dall’obesità, la quale non comporta né le abbuffate senza controllo, né aspetti di interesse psichiatrico gravi come nei pazienti obesi con BED. Le persone obese, infatti, non dimostrano preoccupazioni “patologiche” per il cibo o il proprio peso corporeo, né provano il disgusto o la vergogna di sé, tipici dei pazienti affetti da BED. Le persone con BED, inoltre, non riescono a rispettare una dieta e mangiano eccessivamente anche al di fuori delle abbuffate). L’obesità, in molti pazienti con BED, è però in genere una conseguenza delle abbuffate non seguite da comportamenti di compenso. Come ben sappiamo, l’obesità rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare, pertanto chi soffre di BED va in genere incontro a problemi di ipertensione arteriosa, aterosclerosi, diabete, apnee notturne, aumento dei livelli di colesterolo, ridotta aspettativa di vita ecc.

Altre complicanze mediche
Il frequente vomito autoindotto provoca l’erosione dello smalto dei denti e delle gengive e provoca infiammazioni alle superfici di stomaco, esofago e cavo oro-faringeo. Le ghiandole salivari si infiammano e producono tumefazioni molto evidenti. L’apparato gastrointestinale, poi, è tra i più direttamente colpiti: i soggetti con disturbi alimentari soffrono spesso di bruciori, dolori, gonfiori addominali, rigurgito, difficoltà digestive, stitichezza, esofagite e gastrite.
Gli squilibri ormonali possono produrre un calo della libido, impotenza, assenza del ciclo mestruale (amenorrea). Può comparire una fine peluria sulle guance e sulla schiena (lanugo). La carenza di proteine causa la comparsa di gonfiori ed edemi alle gambe e al viso; la pelle risulta secca e spesso danneggiata, i capelli e le unghie diventano sottili e fragili.
L’apparato muscolo-scheletrico risulta debilitato: le ossa perdono il calcio e altri minerali, e vanno progressivamente incontro a osteoporosi o a possibili fratture spontanee. Le proteine necessarie vengono prese dai muscoli, che sono così autoconsumati dall’organismo (questo processo coinvolge anche alla muscolatura cardiaca ).
La disidratazione può danneggiare in modo grave i reni: le sostanze tossiche, infatti, aumentano la loro concentrazione nel sangue e vengono smaltite più lentamente.
Poiché i disturbi del comportamento alimentare coinvolgono numerosi apparati e sono spesso sintomi di un disagio psicologico, è evidente la necessità di un approccio multidisciplinare, che coinvolga non solo lo psichiatra e il nutrizionista, ma anche l’internista e il cardiologo.

I disturbi del comportamento alimentare
I disordini alimentari sono spesso generati da problemi di origine psicologica, che portano a un’esigenza ossessiva di controllare, attraverso il cibo, il proprio corpo e il proprio aspetto fisico. Talvolta, la genesi del disturbo è dovuta a situazioni traumatiche: lutti, perdite affettive, maltrattamenti e/o abusi; in altri casi, l’insorgere della malattia può dipendere da altri fattori: un rapporto conflittuale con la famiglia, la difficoltà ad essere accettati socialmente, il desiderio di corrispondere a un modello estetico che premia ed esalta la magrezza. Tra i DCA sono racchiusi tre diverse patologie:

  • anoressia nervosa : è il rifiuto di assumere cibo per la paura di acquistare peso, o per la percezione di essere sovrappeso pur essendo, in realtà, normopeso o già molto magri. Inizialmente, chi soffre di anoressia elimina tutti i cibi ritenuti grassi o pericolosi per la linea, predilige quelli poco calorici e presta un’attenzione ossessiva alla composizione degli alimenti. Spesso mangia disordinatamente (i pasti vengono evitati), con lentezza e preferibilmente in solitudine; a ciò si accompagna talvolta uno stile di vita frenetico, allo scopo di accelerare il dimagrimento. La malattia è conclamata quando il paziente scende sotto l’85% del peso normale previsto per età, sesso e altezza (nelle ragazze, uno dei sintomi classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi). L’anoressia si manifesta in due modi: con restrizioni (riduzione costante della quantità di cibo assunto) o con abbuffate e successiva eliminazione (digiuno alternato ad alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, enteroclismi, attività fisica frenetica). L’iniziale sensazione di benessere viene progressivamente sostituita da pensieri ossessivi sul cibo e dalla fobia di ingrassare; la situazione psicologica peggiora progressivamente: mancanza di interesse verso qualsiasi altra cosa, profondo stato di depressione e astenia; il paziente, infine, non è più in grado di reagire, e l’alimentazione forzata rappresenta l’unica possibilità terapeutica;
  • bulimia nervosa : è caratterizzata da abbuffate ricorrenti (almeno due a settimana per tre mesi consecutivi) contraddistinte da un’ingestione di una quantità eccessiva di cibo in un arco di tempo molto ristretto; spesso, questi episodi sono accompagnati dalla sensazione di non riuscire a smettere di mangiare e di non poter controllare cosa e quanto si sta mangiando. Dopo un’abbuffata, la persona bulimica si sente in colpa e tende a compensare l’episodio, per punirsi e prevenire l’aumento di peso, con vomito autoindotto, diuretici, lassativi, digiuno o esercizio fisico eccessivo. La bulimia si manifesta in due modi: con condotte di eliminazione (ricorso regolare a vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi) o senza condotte di eliminazione (ricorso regolare a comportamenti compensatori inappropriati, quali digiuno ed esercizio fisico intenso, ma non al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi). Chi soffre di bulimia è spesso normopeso (o si hanno forti oscillazioni di peso), ma il cibo e il peso corporeo rappresentano comunque un’ossessione; le abbuffate e la perdita del controllo sono vissute con vergogna, e ciò causa depressione, bassa autostima, insicurezza. Questi comportamenti vengono attentamente nascosti agli altri, riuscendo a condurre, in apparenza, una vita normale;
  • disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati : sono quei disturbi dell’alimentazione che non soddisfano completamente i criteri di definizione e i sintomi tipici di anoressia e bulimia. Tra questi rientra, per esempio (ma sta ultimamente assumendo le caratteristiche di un quadro clinico autonomo), il disturbo da alimentazione incontrollata ( Binge Eating Disorder, BED ): caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate (almeno due alla settimana per sei mesi consecutivi) seguiti da depressione, sensi di colpa, imbarazzo dovuto alla perdita di controllo. I soggetti che soffrono di BED si distinguono da quelli che soffrono di bulimia perché non usano condotte compensatorie (vomito, lassativi ecc.).

Per intervenire tempestivamente, è importante fare attenzione ai primi sintomi: l’ossessione per il peso corporeo, il rifiuto di alcuni alimenti, un’attività fisica molto intensa… È necessario intervenire sia sul piano psicologico sia su quello nutrizionale, aiutando il paziente a trovare valide motivazioni alla guarigione.

Drunkoressia: un nuovo pericolo
Ultimamente, è stato notato un pericoloso legame tra disturbi dell’alimentazione e l’abuso di alcol.
Il termine “drunkoressia” è stato recentemente coniato per indicare un ulteriore, anomalo comportamento alimentare; esso ha in comune con l’anoressia il rifiuto del cibo e la possibile conseguente diminuzione di peso, ma lo scopo è quello di poter assumere grandi quantità di alcolici senza perdere la linea: l’alcol, infatti, fa ingrassare e i giovani (le ragazze in particolare) scelgono di digiunare per poter bere liberamente durante il weekend, senza però acquistare peso (l’alcol inoltre diminuisce, grazie ai contenuti zuccherini, l’appetito). Alle conseguenze fisiche dell’anoressia si aggiungono pertanto quelle, altrettanto deleterie, derivanti dal consumo di alcolici.

Indirizzi utili

ABA
Associazione per lo studio, ricerca, prevenzione, assistenza e informazione sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari.
Tel.: 800.165.616 (numero verde)
www.bulimianoressia.it

AIDAP
Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso Associazione indipendente autonoma, senza fini di lucro, riconosciuta come società medico scientifica dalla Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane, che ha lo scopo di condividere un certo tipo di conoscenza e cultura sulla prevenzione, educazione, trattamento e ricerca dei disturbi dell’alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa) e dell’obesità.
Via Sansovino, 16 37138 Verona
Tel.: 0458103915
www.positivepress.net/AIDAP

CENTRO PER I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Fornisce informazioni e supporto alle persone che soffrono di tali disturbi e alle persone che stanno loro accanto, oltre a instaurare un percorso di consapevolezza della malattia e motivazionale per intraprendere un percorso terapeutico. Offre, inoltre, un servizio di counselling telefonico.
Numero verde SOS disturbi alimentari: 800.180969 (attivo 24 ore da lunedì a venerdì)
www.disturbialimentarionline.it.

SISDCA
Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Società, senza fini di lucro, che promuove studi, ricerche scientifiche, iniziative culturali, le loro applicazioni pratiche nel campo della prevenzione, della cura e della formazione alimentare.
www.dca-disturbialimentari.org