La sepsi è una risposta infiammatoria sistemica provocata dall’ingresso nel circolo sanguigno di batteri provenienti da focolai infettivi, che possono essere localizzati in varie sedi e conseguenti a vari eventi. La sepsi è quindi uno stato clinico causato dall’interazione fra un agente infettivo (infezione) e l’organismo ospite (risposta sistemica all’in fezione): senza infezione non può esservi sepsi.
Si possono quindi distinguere sepsi causate da infezioni croniche (come tonsilliti, otiti, ascessi ecc.) e sepsi secondarie a infezioni acute, causate da interventi chirurgici e da ferite infette.
Rappresenta una condizione clinica di non facile diagnosi, a causa di sintomi aspecifici, e di gestione complessa. Le forme acute di sepsi hanno un decorso rapido e possono portare alla morte in pochi giorni, ma esistono anche forme di sepsi ad andamento subacuto con eventuali riacutizzazioni dei sintomi.

Sintomi
Il periodo di incubazione ha una durata variabile. Normalmente i sintomi insorgono repentinamente con febbre alta, brividi, cefalea, ma può anche iniziare in maniera più graduale, con malessere diffuso, spossatezza e dolori muscolari. Nelle fasi più severe si registra anche aumento della frequenza respiratoria e tachicardia. Possono comparire, inoltre, insufficienza cardiaca, respiratoria, renale.
Nella sepsi, infatti, la risposta infiammatoria dell’organismo diviene sistemica (si propaga dal sito d’infezione all’intero organismo). Il danno cerebrale, che consiste in una variazione dello stato mentale, è il primo a manifestarsi. Il danno respiratorio determina la compromissione degli scambi gassosi, mentre quello renale è testimoniato dalla contrazione della diuresi.
Le tossine batteriche attivano le piastrine che si aggregano, aderiscono all’endotelio e inducono la formazione di trombi nel microcircolo degli organi. Il cuore è così costretto a pompare sangue in circolo con maggiore forza, mentre gli organi soffrono per il ridotto apporto di ossigeno e nutrienti (ipoperfusione e ischemia d’organo). A livello cardiovascolare si verifica inizialmente dilatazione di tutte le camere cardiache e vasodilatazione delle arterie con gittata normale o elevata. Successivamente si registra vasocostrizione periferica e diminuzione della gittata cardiaca.

Terapie
Un trattamento tempestivo permette di aumentare considerevolmente le possibilità di sopravvivenza. La sepsi viene contrastata con una terapia antibiotica mirata, ragione per cui si richiede l’isolamento dei microrganismi responsabili dell’infezione. Possono inoltre essere somministrati fluidi ed emoderivati per il sostegno emodinamico, in modo da aumentarne il volume e la pressione arteriosa.

Epidemiologia
Negli Stati Uniti si è registrato un aumento dell’incidenza di sepsi grave e shock settico (si stimano circa 750.000 casi di sepsi all’anno, che rappresentano l’1-2% dei ricoveri ospedalieri). I dati epidemiologici relativi all’Italia sono sporadici e riguardano quasi sempre infezioni ospedaliere. In base a questi dati, tuttavia, la sepsi grave e lo shock settico presentano una prevalenza del 4.9%. Circa il 60% dei casi di sepsi evolve in sepsi severa. La mortalità complessiva per o con sepsi nel nostro Paese è registrata fra il 40% per la sepsi severa e 70% per lo shock settico. A livello mondiale sono stimati in 1.400 al giorno gli esiti letali della sepsi.

Chi è a rischio
Sebbene tale condizione possa potenzialmente interessare qualsiasi individuo, si presenta con maggiore probabilità in soggetti con particolari caratteristiche:

  • età : soggetti molto giovani o molto anziani sono esposti a
  • un maggior rischio di subire un fenomeno settico;
  • compromissione del sistema immunitario : situazione spesso secondaria a trattamenti (chemioterapia, terapia anti-rigetto dopo un trapianto d’organo, terapia cortisonica prolungata per stati infiammatori ecc.), insufficienza renale o epatica, AIDS;
  • condizioni mediche particolari : ferite o danni (derivanti, per esempio, da ustioni, incidenti d’auto, proiettili), ascessi dentari, polmonite, infezioni urinarie, appendicite perforata, meningite;
  • dipendenze da alcol o droghe.

La sepsi è inoltre un evento abbastanza frequente nei reparti ospedalieri (a causa di una malattia sottostante, della presenza in ospedale di batteri resistenti agli antibiotici impiegati, della necessità di cateteri intravenosi, catetere urinario, drenaggio di ferita).

Terminologia: facciamo un po’ di chiarezza
Il termine “sepsi” viene impropriamente impiegato ancora oggi per raggruppare quadri clinici diversi ed è spesso impiegato quale sinonimo di infezione, batteriemia ecc., creando non poche confusioni.
A causa delle difficoltà determinate dalle numerose definizioni applicate a tale patologia, la diagnosi di sepsi è stata oggetto di una Consensus Conference dell’ American College of Chest Physicians (ACCP) e della Society of Critical Care Medicine (SCCM) nel 1992, riconfermata senza variazioni degne di nota nel 2002. Le definizioni riportate qui di seguito sono sostanzialmente condivise.

Disordine Definizione
Infezione Presenza di microrganismi (virus, batteri, funghi) in tessuti/fluidi/cavità normalmente sterili associata generalmente a reazione infiammatoria locale.
Batteriemia Presenza, isolata e transitoria, di batteri nel sangue. Può essere accompagnata da manifestazioni febbrili, ma si tratta comunque di eventi di breve durata che normalmente non danno adito a conseguenze gravi.
Sepsi Sindrome infiammatoria sistemica ( SIRS ) associata a infezione (di natura batterica, virale o micotica) in atto.
Sepsi grave o severa Sepsi complicata da disfunzione d’organo, associata a uno o più dei seguenti sintomi: ipotensione, fenomeni trombotici e ipoperfusione periferica; possono essere presenti acidosi lattica e/o oliguria e/o alterazione acuta dello stato mentale.
Shock settico Insufficienza cardiocircolatoria acuta caratterizzata da persistente ipotensione non spiegata da altre cause (se non dall’infezione) e non corretta da adeguata somministrazione di liquidi + disfunzione di altri organi + anormalità di perfusione (acidosi lattica, oliguria, obnubilamento del sensorio).

SIRS (sindrome da risposta infiammatoria sistemica): 
È la risposta infiammatoria dell’organismo a un’ampia varietà di processi infettivi e non (infezioni, ustioni, traumi ecc.). Viene definita in presenza di almeno due delle seguenti condizioni:

  • temperatura corporea < a 36 °C o > 38 °C;
  • frequenza cardiaca > 90 battiti al minuto;
  • frequenza respiratoria > 20 atti/minuto, o PaCO 2 < 32 mmHg;
  • numero di globuli bianchi nel sangue < 4000/mm 3 o > 12000/mm 3 oppure aumento superiore al 10% di forme immature.

L’igiene delle mani: la prima arma di difesa dalle infezioni
L’igiene delle mani, gesto semplice ed efficace, è una misura di prevenzione importante per il controllo e la riduzione delle infezioni. Le mani sono particolarmente soggette all’attacco di agenti patogeni: virus e batteri, infatti, si annidano preferibilmente sulle mani e sotto le unghie e un gesto banale, ma talvolta trascurato, come lavarsi le mani può aiutarci a prevenire le infezioni. Durante l’arco della giornata, le nostre mani vengono a contatto con numerosi oggetti che pullulano di microrganismi: l’igiene delle mani deve pertanto rappresentare un’abitudine quotidiana, soprattutto quando, costretti a trascorrere del tempo fuori casa, si frequentano luoghi pubblici spesso poco igienici (bagni, metro, locali), ma è bene sapere che anche i carrelli della spesa, i tasti dei bancomat, degli ascensori e la tastiera del pc ospitano colonie batteriche!
Secondo alcuni studi, lavarsi le mani con regolarità può ridurre del 21% il rischio di infezioni e malattie respiratorie e del 31% la frequenza di malattie infettive intestinali. Sono state elaborate delle vere e proprie linee guida che indicano come lavare correttamente le mani : metterle sotto l’acqua corrente, preferibilmente tiepida, aggiungere il sapone e distribuirlo su tutte le parti della mano (comprese unghie, polsi e interno-dita), sfregare sino alla formazione della schiuma (tenuta per almeno venti secondi ), risciacquare bene e asciugare preferibilmente con un panno asciutto. Per chiudere un rubinetto, specie se di un bagno pubblico, è meglio utilizzare una salvietta usa e getta. Inoltre è buona norma avere con sé un gel igienizzante o delle salviette monouso.
La trasmissione di germi può avvenire facilmente, anche tramite gesti naturali e quotidiani (toccando una persona o aprendo una porta). Una corretta igiene delle mani andrebbe osservata soprattutto in particolari occasioni: prima di mangiare e/o cucinare, prima di togliere le lenti a contatto, prima di toccare una ferita, dopo aver usato i servizi igienici, dopo aver tossito o soffiato il naso, toccato un animale, dopo essere stati a contatto con persone malate, dopo aver usato la palestra, dopo aver viaggiato sui mezzi pubblici o usato i bagni pubblici. È bene però non esagerare: un lavaggio eccessivo comporta l’indebolimento della pelle e altera l’equilibrio epidermico.

Piercing & Tattoo
Piercing e tatuaggi sono ormai diventati un fenomeno di massa, diffuso e amato particolarmente dalle giovani generazioni.
Piercing (dall’inglese to pierce, “forare”) indica la pratica di forare, attraverso interventi più o meno dolorosi, alcune parti del corpo allo scopo di introdurre anelli metallici o altri oggetti. Le zone del corpo privilegiate per questa pratica sono: lobo, sopracciglio, narice, labbro, lingua, capezzolo, ombelico e organi genitali. Il tatuaggio è una tecnica di decorazione corporale che consiste nell’inserimento tramite aghi di sostanze coloranti negli strati del derma, al fine di rendere visibile e permanente un disegno particolare sulla pelle.
Queste operazioni comportano un intervento nel tessuto cutaneo della persona, pertanto è necessario adottare la massima attenzione e, soprattutto, evitare il “fai da te”!

Attratti magari da chi si offre di eseguire un piercing a poco prezzo o da un amico che si improvvisa esperto tatuatore, si cede alla tentazione di abbellire il proprio corpo senza pensare alle conseguenze derivanti dalla mancanza di igiene e ai rischi di reazioni allergiche o infezioni più o meno gravi. Tutte le procedure che comportano l’inserimento nella pelle di aghi o di altri oggetti possono infatti rappresentare un veicolo di germi e batteri.
La pratica di piercing e tatuaggi, se eseguita con imperizia e senza le dovute precauzioni igienico-sanitarie, può comportare il rischio di infezioni e di sviluppare patologie anche molto gravi (sepsi, tetano, infezioni cutanee da stafilococco nonché epatite B e C e AIDS, la cui fonte di trasmissione è stata sovente riscontrata proprio nelle pratiche scorrette di tatuaggio e piercing). Il professionista che opera in questi settori deve informare dettagliatamente il cliente sui metodi adottati dallo studio per la sterilizzazione e la pulizia di ambienti e strumenti e sui rischi connessi con la pratica di piercing o tatuaggi. Al cliente deve inoltre essere dato un questionario igienico sanitario da compilare e devono essere fornite le informazioni sulle precauzioni e i compor tamenti da adottare nel caso di insorgenza di infezioni.
Piercing e tatuaggi andrebbero eseguiti solo da persone competenti, scrupolose e con molta attenzione all’igiene: è bene rivolgersi ad esperti che operino in ambienti adatti, in condizioni igieniche ottimali e che utilizzino strumenti monouso. Se eseguiti da personale qualificato in luoghi e con strumenti sterili, se vengono seguite scrupolosamente le istruzioni post trattamento e una corretta disinfezione, si abbassano drasticamente le possibilità di incorrere in effetti collaterali seri e importanti.

Nonostante la sempre crescente diffusione del fenomeno, manca in Italia una legislazione della materia. La sola normativa nazionale di riferimento risale al 1998 ed è rappresentata dalla Circolare 05.02.1998 n.2.9/156 (Linee guida del ministero della Sanità per l’esecuzione di Procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza), che affida alle Regioni l’organizzazione di specifici corsi di formazione e il controllo sugli esercizi commerciali.
La circolare recita: «Gli aghi e gli strumenti taglienti che perforano la cute o, comunque, vengono a contatto con superfici cutanee integre o lese e/o con annessi cutanei, debbono essere sempre e rigorosamente monouso.
Non esistono, infatti, “caratteristiche specifiche” tali da giustificarne un riutilizzo.
Tutti gli altri materiali e strumenti, diversi da aghi e taglienti, devono essere sterilizzati, dopo l’uso, con mezzi fisici. Qualora non siano trattabili con il calore, è necessario che essi vengano sottoposti ad un trattamento che garantisca una disinfezione ad alto livello.
Nel caso di procedure che implichino l’utilizzo di apparecchiature per tatuaggi (electric tattoogun) con aghi multipli che penetrano nella cute per portare i pigmenti in profondità, è necessario che:

  1. la testata sulla quale sono montati gli aghi sia sterilizzata con calore umido;
  2. gli aghi siano rigorosamente monouso;
  3. i pigmenti da utilizzare devono essere atossici, sterili e certificati da parte di autorità sanitaria nazionale od estera».