A molti di noi è certamente capitato di assistere una persona svenuta o, anche, di aver vissuto l’esperienza in prima persona. Ma che cosa accade al nostro organismo in caso di sincope, ossia di quell’episodio comunemente chiamato “svenimento”? Se in molti casi si tratta di un evento comune e privo di conseguenze gravi, in altri può essere un sintomo da non minimizzare.
La parola “sincope” deriva dal greco syn koptein, che significa “tagliare insieme, spezzare”, e comunica proprio l’idea di una rottura: si parla infatti di sincope quando si ha perdita di coscienza, in modo più o meno improvviso, seguita da perdita del tono posturale (incapacità di stare in piedi); l’episodio ha in genere breve durata e si conclude con uno spontaneo ripristino della stazione eretta e delle condizioni iniziali. Si tratta di un disturbo piuttosto frequente nella popolazione generale: si stima infatti che, almeno una volta nella vita, il 40% della popolazione abbia un episodio di sincope. Rappresenta l’1% dei pazienti accolti in un pronto soccorso ospedaliero, e in circa il 30% dei casi può comportare traumi provocati dalla rapida caduta a terra. I fattori che possono determinare la sincope sono molteplici e variabili da persona a persona, ma la causa comune è una transitoria ipoperfusione cerebrale globale, ossia una diminuzione dell’apporto di sangue al cervello, che provoca la temporanea perdita di attività di quelle strutture cerebrali deputate al controllo dello stato di vigilanza. La sincope è in genere preceduta da segnali premonitori (presenti in circa il 70% dei casi) che possono comprendere vertigini, nausea, pallore, sudorazione, debolezza, annebbiamento della vista.
Esistono varie forme di sincope, che si differenziano proprio per la gravità dell’evento. Vediamo insieme i possibili casi.

Sincope riflessa (neuromediata)
È il tipo di sincope più frequente; si verifica generalmente in età giovanile come episodio isolato, ma può coinvolgere persone di tutte le età. Comprende un gruppo eterogeneo di situazioni caratterizzate da un riflesso cardiovascolare innescato in maniera inadeguata, dando luogo a vasodilatazione e/o bradicardia e, quindi, a un calo della pressione arteriosa e della perfusione cerebrale globale. L’espressione “di tipo vasodepressiva” è usata quando si verifica principalmente un calo di pressione; “cardioinibitoria” sta invece a indicare la prevalenza di bradicardia; spesso, però, si presenta in forme miste (cardioinibitoria + vasodepressiva).
Si distinguono la sincope vasovagale (causata da posizione ortostatica prolungata, stress emotivo, paura, dolore), situazionale (causata da tosse, da stimolazione gastrointestinale – defecazione, dolore viscerale –, post-esercizio, post-prandiale o, ancora, da risata intensa, uso di strumenti a fiato, sollevamento pesi), atipica (senza fattori scatenanti apparenti e/o con presentazione atipica).

Sincope da ipotensione ortostatica
È più frequente durante la sesta e settima decade di vita e coinvolge maggiormente i maschi rispetto alle femmine. La sincope si verifica generalmente quando si passa rapidamente dalla posizione distesa a quella eretta, o dopo un prolungato ortostatismo (soprattutto dopo l’esercizio fisico). Sono diverse le condizioni che possono causare ipotensione: per esempio, una riduzione del volume ematico o una disfunzione del sistema nervoso autonomo simpatico. Alcuni episodi possono essere determinati anche dall’assunzione di alcune sostanze (ipotensione ortostatica da farmaci: alcol, vasodilatatori, diuretici, antidepressivi). Il paziente dovrebbe imparare ad assumere la posizione eretta gradualmente e a dormire semisdraiato; farmaci o sostanze eventualmente responsabili dovrebbero invece essere, se possibile, sospesi.

Sincope cardiaca (cardiovascolare)
Quando si teme che la sincope possa essere sintomo di un problema cardiaco, è necessario fare una diagnosi precisa, escludendo la classica crisi vasovagale e accertando le reali cause dello svenimento. La sincope, infatti, non è sempre un evento benigno: quello che sembra un comune svenimento, una perdita improvvisa della coscienza, in realtà può essere anche un campanello d’allarme o il sintomo di problemi cardiaci. Le sincopi di origine cardiovascolare sono infatti determinate, in genere, da disturbi del ritmo (un’aritmia che rallenta o accelera troppo il battito cardiaco, comportando una riduzione dell’afflusso di sangue al cervello) o da lesioni che ostruiscono il flusso del sangue.

Le aritmie sono la causa cardiaca più frequente di sincope. Le tachiaritmie (che causano un improvviso aumento della frequenza cardiaca) possono ridurre la gittata sistolica e, di conseguenza, la gittata cardiaca, causando la sincope. Il paziente segnala che la perdita di conoscenza è stata preceduta da una forte palpitazione o da una improvvisa accelerazione del battito. Anche le bradiaritmie (quando invece la frequenza cardiaca scende al di sotto dei normali battiti, fino alla completa assenza dell’attività elettrica del cuore), causando una drastica riduzione della gittata cardiaca, possono determinare una sincope. Sono più frequenti negli anziani e sono di solito causate da ischemia cardiaca e fibrosi del sistema di conduzione.
Un’altra causa è in genere un’ostruzione al flusso sanguigno all’interno del cuore o dei vasi principali (per esempio, stenosi della valvola aortica o della valvola mitralica). La sincope in questi casi si verifica generalmente durante l’esercizio fisico (sincope da sforzo).
La comprensione degli eventi che possono sfociare nella sincope è importante perché il paziente può adottare modifiche comportamentali (per esempio evitando la disidratazione, i luoghi caldi e affollati e i lunghi periodi in posizione eretta) o strategie che aiutino a contrastare lo svenimento.

Nella maggior parte dei casi, non è necessario fare particolari accertamenti. Quando però si sospetta un problema cardiaco, si rendono necessarie indagini ed esami più approfonditi. Il consulto medico è raccomandato soprattutto quando:

  • si hanno più episodi di sincope ravvicinati nel tempo;
  • lo svenimento non si risolve rapidamente;
  • compare dolore al petto o all’addome, intorpidimento o senso di bruciore alle braccia o alle gambe, respiro affannoso, forte mal di testa, vertigini, spiccato aumento del numero di battiti per minuto del cuore;
  • si ha una convulsione.