Il dolore al torace è un disturbo piuttosto frequente (colpisce in media quattro persone su dieci), ma di difficile diagnosi: infatti, è un sintomo riscontrabile in numerose patologie, tra cui angina pectoris, infarto miocardico, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, ipertrofia ventricolare, polmonite, embolia polmonare, asma ecc. Spesso, si verifica in modo acuto, quando il paziente sta svolgendo azioni abituali. Una corretta diagnosi, formulata tempestivamente ed efficacemente sulla base delle caratteristiche del dolore (insorgenza, durata, frequenza, sintomi associati, fattori precipitanti), è di fondamentale importanza per un esito positivo dell’evento. Il numero di pazienti che si rivolge a un pronto soccorso per un episodio di dolore toracico è in costante aumento; nella maggior parte dei casi, i pazienti non hanno un attacco cardiaco in corso. Il dolore al petto, leggero o grave che sia, non va tuttavia sottovalutato, in particolare per le persone di età medio-alta, fumatori, diabetici e/o ipercolesterolemici e per chi ha sofferto in passato di malattie cardiovascolari. Vediamo ora nello specifico alcuni dei casi più frequenti in cui si verifica il dolore toracico.

Dolore toracico di origine cardiaca
Per determinare se il dolore toracico è di natura cardiaca, devono essere valutati alcuni fattori: la storia clinica del paziente, eventuali fattori di rischio cardiovascolare e la preesistenza di accertamenti diagnostici per dolore toracico. Il dolore toracico di origine miocardica è causato da un’occlusione delle arterie coronarie (i vasi arteriosi che nutrono il cuore) che può essere parziale o temporanea (angina pectoris) o completa e permanente (infarto miocardico). Si manifesta con una sensazione di costrizione, pesantezza o talvolta di bruciore in mezzo al petto (retrosternale); il dolore s’irradia poi verso l’alto e le braccia (solitamente verso il braccio sinistro), meno frequentemente alla colonna vertebrale dorsale, ed è spesso accompagnato da una sensazione di malessere generale.
In caso di angina pectoris, il dolore si manifesta tipicamente durante lo sforzo e si attenua con il riposo; la situazione si risolve spontaneamente nell’arco di qualche minuto (da 2 a 10 min. circa) o con l’assunzione di farmaci specifici, quali trinitrina. L’angina si verifica quando il cuore non viene irrorato adeguatamente a causa di una momentanea diminuzione di afflusso sanguigno da parte del circolo coronarico (per esempio a causa dell’aterosclerosi, ossia la formazione di depositi di grasso sulle pareti delle arterie). I sintomi dell’angina possono essere esacerbati da un pasto abbondante, dall’esposizione al freddo o da uno stress emozionale.
In caso di infarto miocardico acuto, il dolore, intenso e improvviso, non solo persiste, ma si aggrava come intensità e non regredisce né con il riposo né con la somministrazione di nitroglicerina sublinguale (si ricorda, però, che i sintomi di un infarto sono in un certo grado soggettivi e che, in alcuni casi, l’infarto è addirittura asintomatico – infarto silente); in genere è accompagnato da nausea e sudorazione profusa. L’infarto si verifica in seguito a un’interruzione prolungata del flusso sanguigno al cuore, che causa la morte di una porzione più o meno estesa del miocardio. In alcuni casi, l’infarto miocardico si manifesta improvvisamente, ma alcune persone accusano sintomi premonitori (episodi ricorrenti di dolore toracico aggravati dallo sforzo fisico e attenuati dal riposo) nelle ore e/o nei giorni precedenti. Vi sono anche altre cause, meno frequenti, di dolore toracico dovuto a malattie cardiovascolari non ischemiche:

  • stenosi aortica: restringimento o occlusione del lume dell’aorta (causati da problemi di natura congenita, endocarditica o arteriosclerotica). La sintomatologia è caratterizzata da dispnea (da sforzo, ma in seguito anche a riposo), dolore toracico tipo angina e sincopi;
  • prolasso della valvola mitrale: uno o entrambi i lembi della valvola mitrale sporgono nell’atrio sinistro determinando una chiusura imperfetta e, di conseguenza, un possibile rigurgito di sangue in atrio sinistro; questo difetto, in genere di modesta entità, riguarda una piccola percentuale della popolazione ed è, nella maggior parte dei casi, asintomatico. Talvolta però, e in particolare nei soggetti giovani, si registrano palpitazioni precordiali, dolore toracico simile all’angina (spesso avvertito come una puntura di spillo, ma in alcuni casi può presentarsi come un vero dolore prolungato), astenia, vertigini, ansia; per eliminare ogni dubbio sulla possibile origine del dolore, può essere utile sottoporsi a elettrocardiogramma sotto sforzo;
  • pericardite: processo infiammatorio che coinvolge il pericardio, il tessuto che riveste il cuore. Il dolore insorge in genere in modo acuto e coinvolge l’area toracica precordiale o retrosternale, irradiandosi poi al collo e alla spalla sinistra. Il dolore è spesso esacerbato dal respiro e dalla posizione sdraiata, mentre è alleviato dal flettere il corpo sulle gambe, stando seduti.

Tra le patologie aortiche ricordiamo, come possibile causa di dolore toracico, la dissezione aortica, un processo patologico causato da un’improvvisa lacerazione della tonaca intima dell’aorta che permette al sangue, spinto dalla pressione arteriosa, di inserirsi nello spessore della parete del vaso distruggendo la tonaca media e scollando l’intima dall’avventizia. Il dolore insorge improvvisamente a livello toracico retrosternale: è un dolore acuto e intenso, prolungato nel tempo e simile a quello dell’infarto, ma si estende anche nella regione dorsale interscapolare e verso la regione lombare. Il dolore viene descritto dai pazienti come “da strappo” ed è spesso accompagnato da sudorazioni, nausea, vomito e, in alcuni casi, perdita di coscienza.

Dolore toracico di origine non cardiaca
Cause piuttosto diffuse di dolore toracico non cardiaco sono di origine neuro-muscolare-scheletrica: la gabbia toracica è infatti interessata da patologie, infiammatorie e traumatiche, che si propagano attraverso i nervi cutanei e intercostali. Generalmente il dolore è di tipo trafittivo, persistente, spesso con punti elettivamente dolorosi, ma mai accompagnato da malessere generale; può aggravarsi con i movimenti, gli atti respiratori, la tosse e la pressione localizzata, ma ha durata troppo breve o troppo lunga per essere di tipo anginoso.
Spesso il dolore toracico, quando non causato da patologie di origine cardiaca, dipende da disturbi digestivi: esofagiti, ernia iatale, ulcera gastroduodenale, calcoli alla colecisti. Il dolore, in questi casi, è di maggior durata, ma non è accompagnato da malessere generale, come affanno nel respiro, sensazione di mancanza di forze ecc. In caso di esofagite, i sintomi più comuni sono difficoltà a deglutire (disfagia), deglutizione dolorosa (odinofagia) e dolore al petto, irradiato posteriormente o alle spalle, tale da simulare l’attacco cardiaco. L’esofagite è un processo infiammatorio, acuto o cronico, che interessa l’esofago: la forma più comune, l’esofagite da reflusso, è causata dalla risalita dei succhi gastrici in esofago e spesso è associata all’ernia iatale. Il dolore toracico dovuto a una malattia esofagea può essere identificato come pirosi retrosternale: si manifesta come un diffuso bruciore, causato da un aumento dell’acidità nell’esofago in seguito a reflusso, che nasce nel torace e si può irradiare al collo, alla gola o alla faccia; in genere si verifica dopo i pasti o quando il paziente giace in posizione supina. Il dolore toracico può essere dovuto anche allo spasmo esofageo, che causa in genere un dolore retrosternale associato a difficoltà di deglutire i cibi liquidi o i cibi solidi. Il dolore può essere anche molto intenso e si verifica tipicamente durante periodi di stress; si verifica generalmente nel corso della notte e viene avvertito come un senso di oppressione breve o prolungato. Lo spasmo esofageo può anche produrre un grave dolore senza disfagia, diventando così difficilmente distinguibile dall’angina.
Alla base di dolore toracico vi possono essere anche infezioni delle vie respiratorie. Il dolore insorge improvvisamente, in modo acuto e penetrante; diminuisce piegandosi in avanti, ma è aggravato da un’inspirazione profonda o dalla tosse. Un caso particolare è quello della pleurite, un’infiammazione (acuta o cronica) della pleura, la doppia membrana che riveste le pareti interne della cavità toracica e la superficie esterna dei polmoni.
Il principale sintomo di pleurite è un forte dolore toracico esacerbato dalla respirazione (specie se profonda) e dai colpi di tosse. I sintomi dolorosi possono irradiarsi anche alla spalla. Anche l’embolia polmonare (ostruzione di una o più arterie polmonari, spesso provocata da coaguli di sangue che giungono da altre parti dell’organismo, in particolare dalle gambe) comporta sintomi dolorosi toracici simili a quelli di un attacco cardiaco: il dolore può irradiarsi alla spalla, al braccio, al collo o alla mascella, non regredisce con il riposo ma anzi può peggiorare con lo sforzo fisico, la respirazione profonda, i colpi di tosse e la masticazione. Anche attacchi di panico o stati d’ansia possono essere accompagnati da dolore toracico. Il dolore può essere temporaneo e di tipo trafittivo, non correlato con lo sforzo, ma con uno stato emozionale stressante. Palpitazioni, iperventilazione e altri disturbi somatici sono molto comuni in questi pazienti e sono in genere associati ad altri sintomi, come ansietà, mancanza di respiro, facile affaticabilità, vertigini.

Cosa fare in caso di dolore toracico
In caso di dolore toracico sospetto di disturbo cardiaco, non bisogna perdere tempo, ma è necessario chiamare subito il 118 per raggiungere il pronto soccorso, dove si possono ottenere diagnosi e cure immediate e adeguate: in caso di angina o infarto cardiaco, infatti, un intervento tempestivo spesso significa evitare seri danni al cuore. Se si dovesse accertare che vi è in corso un’angina pectoris grave o un attacco cardiaco, il paziente potrà essere immediatamente ricoverato nelle unità coronariche. A causa del panico e della preoccupazione che questo fenomeno desta, spesso ci si rivolge al pronto soccorso anche per un dolore non riconducibile a cause cardiache, ma è meglio un falso allarme che andare incontro a gravi conseguenze a causa di trascuratezza o perdita di tempo.

Le pareti delle arterie
L’aorta è l’arteria più importante dell’organismo umano; da essa si originano tutte le arterie della grande circolazione che trasportano il sangue arterioso dal cuore a tutte le parti del corpo. La parete delle arterie è costituita da tre strati concentrici:

  • tonaca intima: rappresenta lo strato più interno della parete dell’arteria; delimita il lume, funge da rivestimento protettivo e consente lo scorrimento del sangue, impedendone la coagulazione;
  • tonaca media: in genere è la più spessa; il suo spessore varia in base al calibro del vaso arterioso. Conferisce al vaso resistenza, elasticità e contrattilità;
  • tonaca avventizia: la più esterna, ha principalmente scopo contenitivo.

La parete arteriosa è nutrita da piccoli vasi (chiamati vasa vasorum) disposti nello spessore stesso della parete.

Interpretare il dolore toracico: in aiuto nuovi test
Recentemente, il «Canadian Medical Association Journal» ha pubblicato un mini-test in cinque punti, elaborato dai ricercatori tedeschi dell’università di Marburgo, che dovrebbe aiutare a distinguere il male al petto “semplice” da quello dovuto a una possibile malattia cardiaca.
Il test, veloce e semplice, è frutto di un’analisi accurata di 1.200 pazienti che si sono rivolti al proprio medico di base con dolori al petto. Sulla base di tale analisi, sono stati individuati cinque fattori-chiave: se ne sono presenti tre, vi è un’elevata possibilità (circa il 90%) di essere in presenza di un infarto o, quantomeno, di una malattia coronarica.
Questi i cinque elementi presi in esame:

  1. età superiore a 55 anni per gli uomini e 65 per le donne;
  2. presenza di malattia vascolare;
  3. aumento del dolore durante lo sforzo fisico;
  4. percezione del dolore diversa da quello che si prova comprimendo il torace;
  5. sensazione che il dolore parta dal cuore.

Di certo, questo test permetterebbe di valutare con maggior precisione situazioni potenzialmente a rischio: un recente studio statunitense, infatti, ha rivelato che in più di un quarto dei casi le vittime di infarto si erano rivolte al proprio medico il mese prima, accusando dolori al petto; uno su due, però, non aveva ricevuto attenzione e cure adeguate. Ricordiamo che la diagnosi di un dolore toracico è decisamente complessa, soprattutto in alcuni soggetti (come donne, anziani e diabetici, in cui i sintomi si presentano mascherati): spesso, inoltre, il dolore non dipende da cause cardiache, ma può essere espressione di varie patologie.

Anche l’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e la SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza) hanno realizzato circa un anno fa una check list (letteralmente “lista di controllo”), simile a quella tedesca, in grado di aiutare i medici di pronto soccorso a riconoscere subito i casi di infarto. L’elemento in più del test italiano è la valutazione di localizzazione e caratteristiche del dolore, oltre che dei sintomi associati. Questo il caso tipico:

  • localizzazione del dolore: il fastidio comincia a manifestarsi dietro lo sterno e va dalla parte sinistra del torace alla bocca dello
    stomaco per estendersi poi a braccia, spalle, schiena, collo e mandibola;
  • insorgenza di problemi collaterali: nausea, sudorazione e difficoltà di respirazione.

Secondo l’esperienza del dottor Giuseppe Di Pasquale, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, si rivelano inoltre fondamentali le indicazioni del paziente: se questo è in grado di indicare con il dito il punto preciso in cui sente dolore spesso non è il caso di preoccuparsi, ma se indica con la mano aperta (come se il dolore fosse diffuso) allora ciò può essere spia di qualcosa di serio. Suggerisce inoltre il dottor Di Pasquale: «Se il dolore al torace dura più di dieci minuti, ha le caratteristiche tipiche di quello cardiaco e si associa a malessere generale, chiamate il 118: meglio un falso allarme che non intervenire in caso di infarto».