Con il caldo della stagione estiva, è facile perdere liquidi. I meccanismi della disidratazione sono i soliti: basta una sudorazione abbondante, senza tenere conto di disturbi più particolari, ma non infrequenti, come episodi di vomito o dissenteria. Tuttavia, il paziente diabetico di tipo 2 deve prestare particolare attenzione a questo problema perché corre un rischio maggiore: infatti il diabetico, soprattutto se scompensato, ha già una propria tendenza a disidratarsi. Una diminuzione anche leggera dei livelli di idratazione di questi pazienti può causare loro seri problemi di salute, perché può condurre all’iperglicemia e all’aumento dell’osmolarità plasmatica, con conseguente aumento anche del rischio di coma iperosmolare.

Pazienti diabetici più a rischio: perché?
I soggetti diabetici hanno bisogno di una maggiore assunzione d’acqua per eliminare lo zucchero in eccesso dal corpo. Infatti, in questi pazienti si ha il fenomeno della diuresi osmotica: a un certo punto, il glucosio presente nel sangue supera la soglia renale, vale a dire il valore al quale in genere viene riassorbito a livello del rene e reimmesso nel circolo sanguigno; quando questo accade (generalmente per valori superiori a 180 mg/ dl), la parte in eccesso di glucosio viene eliminata dal rene. Poiché il glucosio esercita un forte effetto osmotico, ovvero trascina dietro di sé moltissima acqua, richiama una grande quantità di liquidi; questo è il meccanismo per cui il paziente diabetico è, in generale, più a rischio di disidratazione rispetto a una persona che non soffre di questa patologia. Durante l’estate, il paziente diabetico tende comunque alla disidratazione a causa di questo meccanismo, tuttavia a ciò si unisce la preoccupazione per le complicanze di una disidratazione indotta dalle alte temperature. Il maggiore rischio che il paziente corre è legato al fatto che la disidratazione comporta un ulteriore aumento – incontrollato – delle glicemie e dell’osmolarità plasmatica, che possono comportare più facilmente alcune delle complicanze del diabete. Se la disidratazione insorge in maniera acuta, come può accadere nella stagione estiva, il rischio di complicanze è molto più elevato perché, rispetto a un semplice disturbo da disidratazione che si verifica nel soggetto non diabetico, nel paziente diabetico si possono sviluppare complicanze immediatamente pericolose per la vita, come il coma iperosmolare; questo può insorgere nell’arco di qualche ora (in tempi ovviamente variabili da paziente a paziente e in base alle condizioni generali), permettendo quindi di prevenire questo esito. Inoltre, la disidratazione è accompagnata da sintomi come malessere, nausea, capogiro che devono essere considerati campanelli d’allarme importanti.

Non restiamo a secco
Si raccomanda sempre di bere almeno due litri di acqua al giorno, una quantità che può anche essere necessario aumentare nella stagione calda. Molte persone, tuttavia, fanno fatica ad assicurarsi un sufficiente apporto idrico, semplicemente perché si scordano di bere. È vero che un aiuto all’integrazione di liquidi viene dal consumo di frutta e verdura, che possono contenere fino al 95% di acqua, tuttavia può essere utile, per le persone più restie a bere, fornire qualche suggerimento per non ritrovarsi… a secco! Ecco qualche suggerimento:

  • non aspettiamo di sentirci assetati, questo è già un campanello di allarme: beviamo prima!
  • due litri di acqua corrispondono a circa 6-8 bicchieri: proviamo a contarli e non scendiamo sotto le quantità consigliate;
  • beviamo un bicchiere d’acqua prima di ogni pasto;
  • ai pasti, utilizziamo bicchieri di dimensioni più grandi;
  • portiamoci sempre dietro una bottiglietta d’acqua; se siamo in viaggio, portiamo una bottiglia d’acqua per ogni viaggiatore che ci accompagna;
  • se facciamo una gita in bicicletta o attività fisica di altro genere, portiamoci dietro una bottiglietta d’acqua;
  • consumiamo almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno;
  • per colazione prepariamoci un frullato, mescolando frutta fresca, acqua frizzante e yogurt alla vaniglia: non solo ci garantisce un buon quantitativo di acqua, ma ci fornisce anche preziosi nutrienti.

La parola all’esperto
Risponde alle nostre domande la dottoressa Sibilla Salvadeo, medico internista dell’Università di Pavia, specializzata in diabetologia e malattie del metabolismo.

Qual è il modo più indicato, per il paziente diabetico, di garantirsi un corretto e costante apporto idrico?
La raccomandazione è quella di assumere acqua attraverso le acque oligominerali – vanno bene tutte – e attraverso un moderato consumo di caffè e di tè resi dolci, se lo si desidera, con dolcificanti. Inoltre, si raccomanda l’apporto di acqua attraverso un numero adeguato di porzioni di verdure fresche. Il consumo di frutta e di bevande a base di frutta deve essere contenuto per evitare un apporto eccessivo di zuccheri.

Ci sono momenti della giornata in cui è preferibile bere?
Si deve bere acqua, preferibilmente a temperatura ambiente, durante tutto l’arco della giornata, mentre l’assunzione di acqua prima di andare a dormire è sconsigliata nei pazienti che soffrono di ernia iatale, perché può provocare reflusso gastroesofageo: questa è proprio una delle regole igieniche per evitare reflusso nelle persone che soffrono di questo disturbo – evitare di assumere liquidi prima di coricarsi o distendersi. Non ci sono invece controindicazioni per tutte le altre persone. I pazienti diabetici devono consumare dosi regolari di acqua durante tutto l’arco della giornata, e in particolare non devono assumere grandi quantità di liquidi dopo un’abbondante sudorazione. Infatti, devono cercare di ripristinare l’apporto di liquidi con un’assunzione costante e a piccole dosi di acqua, per evitare effetti

Che tipo di effetti nocivi?
Per esempio un’eccessiva distensione dello stomaco (come può capitare a tutti), che si può manifestare con l’insorgere di un senso di nausea; per i diabetici questo rischio è maggiore, perché spesso questi pazienti possono avere anche complicanze a livello della motilità dell’apparato gastroenterico. È un evento frequente nel paziente diabetico di tipo 2, che ha difficoltà di questo tipo dovute al deficit di funzione del sistema nervoso autonomo a causa della glicazione dei nervi. Generalmente, ciò si verifica nei diabetici di lunga data e nei soggetti con diabete mal controllato dalla dieta e dalla terapia.

Per quanto riguarda l’attività fisica, ci sono controindicazioni per il paziente diabetico? Che cosa fare durante il periodo estivo?
Prima dell’attività fisica bisogna raggiungere un adeguato apporto idrico e, successivamente, bisogna evitare di svolgere attività fisica sotto il sole, a capo scoperto e nelle ore più calde della giornata. L’attività fisica è raccomandata al paziente diabetico, che deve continuare a svolgere un regolare esercizio anche durante l’estate; è raccomandata nelle prime ore del mattino e al volgere del tramonto, quando è generalmente minore il rischio di una sudorazione abbondante e quindi di una disidratazione acuta.

Di solito si consiglia l’assunzione di due litri di acqua al giorno, ma che cosa si intende per “buona idratazione” nel paziente diabetico?
Nel paziente diabetico è uguale. L’importante è che questo apporto venga mantenuto costante giorno per giorno, perché mentre le complicanze in una persona giovane non diabetica, in seguito a disidratazione, sopraggiungono solo nel momento in cui la disidratazione è veramente importante, nel paziente diabetico anche una lieve disidratazione può condurre ai meccanismi sopra descritti: un aumento della pressione osmolare e, di conseguenza, un maggior rischio di iperglicemia e delle complicanze acute del diabete di tipo 2.

Che cosa si intende per “lieve disidratazione”?
Una disidratazione analoga a quella che tutti possiamo sperimentare dopo essere stati su una spiaggia al sole, oppure dopo una corsa durante le ore calde. Quantificarla non è semplice, anche perché è piuttosto soggettiva, e anche le conseguenze variano da soggetto a soggetto: se i pazienti partono già da una condizione di diabete scompensato, le complicanze sono più importanti e più frequenti; questi pazienti sono, inoltre, più a rischio di complicanze.

Per quanto riguarda le bevande sportive, per esempio quelle arricchite con sali minerali, il loro consumo è consigliabile al paziente diabetico?
No. Sono assolutamente sconsigliate perché spesso sono zuccherate e apportano una quantità di sali minerali che non è poi ben controllabile. Se assunte occasionalmente, generalmente non danno problemi, ma se assunte in pazienti più anziani, che possono anche avere problemi di iperpotassiemia, possono essere dannose perché un aumento non controllato di potassio nel sangue può avere conseguenze pericolose come, per esempio, aritmie cardiache, a cui i pazienti diabetici sono già più predisposti.

A parte la sudorazione, in che modo si possono perdere liquidi?
In caso di vomito e diarrea, l’apporto di liquidi deve essere aumentato ed eventualmente supportato attraverso l’infusione endovenosa, in particolare nei pazienti più anziani e con diabete scompensato, ossia un diabete che non soddisfi gli obiettivi raccomandati dalle linee guida attuali: emoglobina glicata inferiore al 7%, valori di glicemia a digiuno inferiori a 100 mg/dl e post-prandiali inferiori a 126. L’elemento più importante è tuttavia l’emoglobina glicata.

Nel caso in cui si vada incontro a disidratazione, che cosa si può fare?
Generalmente, se si sono presentati i sintomi, è bene accompagnare il paziente presso un pronto soccorso dove è possibile ottenere una reidratazione e il controllo progressivo delle glicemie nel tempo. È possibile anche eseguire un esame di sangue arterioso, che dimostra la presenza di acidosi o di alcalosi a livello del sangue, indici, questi, di complicanze acute del diabete. Inoltre è possibile operare attraverso una terapia endovenosa con rapido ripristino di una corretta idratazione, ripristino che sarebbe più lento con l’idratazione solo per bocca. Generalmente questa avviene tramite la somministrazione di soluzioni di cloruro di sodio allo 0,9%. In pratica, una semplice soluzione fisiologica.

Se si interviene in questo modo, il paziente si riprende rapidamente?
Ancora una volta dipende dalle condizioni di base e dalla velocità con cui si è instaurata la disidratazione; però in genere queste semplicissime terapie permettono, se attivate tempestivamente, un recupero di tutte le funzioni precedenti.

In base alla Sua esperienza, quali sono i pazienti più a rischio?
Sicuramente gli anziani, soprattutto quelli che vivono soli e a cui non viene quindi controllato l’apporto idrico con la dieta. Purtroppo, capita anche di vedere anziani ricoverati presso alcune strutture di ricovero in cui il monitoraggio non è sempre adeguato.

Con che incidenza si verifica?
Dare un numero sarebbe difficile, tuttavia potrei dire che un terzo dei pazienti anziani diabetici e con lunga storia di malattia ha un elevato rischio di disidratazione durante la stagione estiva.