La tiroide è la piccola ghiandola a forma di farfalla situata sulla parte frontale del collo, sotto la laringe. Essa presiede alla regolazione di molteplici funzioni dell’organismo: regola il metabolismo e la crescita, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e le funzioni riproduttive e incide anche su processi come la digestione e la regolazione della temperatura corporea.
I responsabili dell’azione regolatrice svolta da questa ghiandola sono due ormoni – i cosiddetti ormoni tiroidei, rilasciati dalla ghiandola – che sono la tiroxina (chiamata anche T4) e la triodotironina (chiamata anche T3).
La quantità di questi ormoni che la ghiandola rilascia nel circolo è influenzata, a sua volta, dalla quantità di iodio presente nel nostro organismo: non solo, infatti, la ghiandola cattura tutto lo iodio a disposizione nel circolo, ma gli ormoni stessi sono costituiti al 65% da iodio.
I disturbi della tiroide possono essere conseguenza di un danno alla ghiandola stessa, di un suo malfunzionamento oppure di un problema a monte, nei processi chimici che coinvolgono questa ghiandola.
I disordini della tiroide sono comuni: anche se non sono disponibili dati precisi, si stima che circa il 10-12% della popolazione italiana presenti alterazioni tiroidee di qualche tipo. Inoltre, si pensa che molte persone siano affette da un disturbo della tiroide senza che lo sappiano o che esso sia diagnosticato. I due disturbi più comuni della tiroide sono l’ipotiroidismo (poco ormone tiroideo) e l’ipertiroidismo (troppo ormone tiroideo) e si stima che, tra i due, il primo sia più frequente del secondo.

I disturbi della tiroide: quali sono
Sono molti i disturbi che possono colpire la tiroide ma, semplificando, possiamo dire che sono riconducibili a sei categorie principali. Le disfunzioni di cui si sente parlare più spesso sono ipo- e ipertiroidismo, che causano alterazioni del metabolismo, ma dobbiamo ricordare che in Italia è diffuso anche il cosiddetto gozzo, la cui comparsa è un sintomo tipico di un disordine della tiroide. Sono poi abbastanza comuni anche le tiroiditi e le patologie nodulari tiroidee. Infine, anche se sono poco diffusi e in genere hanno una prognosi favorevole, ci sono i tumori della tiroide. Vediamo più nel dettaglio i disordini elencati.

  • Ipotiroidismo (conosciuto anche come “tiroide poco attiva”). È una delle patologie tiroidee più diffuse e anche più conosciute. In questo caso si ha una produzione ridotta di ormoni tiroidei perché la ghiandola tiroide non funziona in modo appropriato. L’ipotiroidismo può essere primario, quando il problema interessa unicamente la tiroide (e questa è la causa più comune di ipotiroidismo, comprendendo fino al 95% dei casi), ma può anche essere di tipo secondario, quando dipende da un difetto a livello delle strutture cerebrali che regolano la quantità di ormoni tiroidei nel circolo. Queste strutture sono l’ipotalamo e l’ipofisi che producono rispettivamente l’ormone TRH e l’ormone TSH. Una carenza di questi ormoni fa sì che non ci sia uno stimolo adeguato alla produzione di ormoni tiroidei: quando questo accade il metabolismo rallenta e il corpo usa l’energia più lentamente di quanto dovrebbe.
  • Ipertiroidismo (tiroide iperattiva). Consiste nell’aumento della produzione di ormoni tiroidei. Come l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo implica una disfunzione della ghiandola tiroide. In questo caso, troppo ormone tiroideo provoca un aumento del metabolismo di una persona, causando un dispendio di energia superiore al normale. È la seconda patologia endocrina più diffusa dopo il diabete mellito e, come l’ipotiroidismo, colpisce prevalentemente le donne.
  • Tiroiditi. Si tratta di infiammazioni della ghiandola tiroide che possono distruggere il tessuto ghiandolare e causare l’ipotiroidismo. Ne esistono di molti tipi; quella di Hashimoto, per esempio, è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario dell’organismo attacca la ghiandola tiroide: è una delle possibili cause di ipotiroidismo e gozzo; è inoltre associata a un aumento del rischio cardiovascolare. Le tiroiditi possono essere anche di origine batterica o virale.
  • Gozzo. Si tratta di una crescita benigna della ghiandola tiroide, spesso dovuta a carenza di iodio, che però può predisporre alla trasformazione maligna delle cellule. Il gozzo appare come un rigonfiamento alla base del collo, ma può anche essere percepito semplicemente come una sensazione di una escrescenza o di un grumo. La ghiandola può ingrossarsi nel tentativo di sopperire a lievi deficienze di ormoni tiroidei, ma questo può verificarsi anche in presenza di livelli ormonali normali. Questa condizione benigna (non-cancerosa), può portare all’ipotiroidismo – o anche, in alcuni casi, all’ipertiroidismo.
  • Noduli tiroidei. Si tratta di una condizione in cui degli agglomerati di cellule anomale formano dei noduli, appunto, nella ghiandola tiroidea. È la patologia tiroidea più diffusa e, anche questa, colpisce soprattutto le donne. La sua incidenza è maggiore nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 60 anni e tende ad aumentare con l’età.
    La maggior parte dei noduli tiroidei sono benigni, ma ci sono anche casi in cui essi sono cancerosi. I pazienti possono presentare un singolo nodulo della tiroide o un agglomerato di questi. In alcuni casi questi noduli possono produrre, a loro volta, ormoni tiroidei e portare quindi all’ipertiroidismo. Noduli di grandi dimensioni possono causare difficoltà di respirazione e deglutizione. Può anche succedere che alla presenza di noduli si accompagni un ingrandimento della ghiandola con la formazione del gozzo ma, in generale, si tratta di una patologia che non produce sintomi evidenti nel paziente colpito.
  • Cancro della tiroide. Si tratta di tumori maligni della ghiandola tiroide. L’incidenza del cancro alla tiroide è stimata intorno a 4 casi ogni 100.000 abitanti: non è quindi un tumore molto diffuso.

Malattie della tiroide e disturbi cardiovascolari
Se non curati, i disordini della tiroide possono avere conseguenze importanti per il cuore: anche variazioni lievi dei livelli fisiologici degli ormoni tiroidei possono determinare un problema cardiaco.
Alcune patologie tiroidee, come la tiroidite di Hashimoto (una malattia autoimmune che provoca l’infiammazione della tiroide e un conseguente ipotiroidismo), sono state associate a un aumento del rischio di ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, malattia cardiaca e ictus. Anche la fibrillazione atriale sembra avere un’associazione stretta con la malattia tiroidea.
L’ipotiroidismo può causare il rallentamento di numerose funzioni del corpo, inclusa quella cardiaca. Questo provoca un indebolimento del lavoro cardiaco nella fase di contrazione (quella sistolica) e in quella di distensione (diastolica). Inoltre può causare l’indurimento delle pareti interne dei vasi sanguigni: di conseguenza, il cuore non è in grado di pompare con l’intensità necessaria. Quando il cuore non si rilassa tra un battito e l’altro può insorgere una disfunzione diastolica: questa è una condizione grave che può causare un accumulo di sangue negli organi del corpo, soprattutto nei polmoni, e che prende il nome di congestione polmonare.
Un altro effetto dell’ipotiroidismo è il cuore ipertrofico, in cui il muscolo cardiaco si allarga in risposta al sovraccarico cui è sottoposto; questo fatto, a sua volta, può portare all’insufficienza cardiaca. Altre complicazioni possono essere effusione pericardica ed elevati valori di omocisteina, fenomeno associato a un aumento del rischio cardiovascolare.
L’ipertiroidismo può, al contrario, essere responsabile di una contrazione cardiaca più intensa del normale e di un aumento del battito cardiaco. Il cuore lavora più duramente e questo può creare problemi più gravi alle persone già affette da una malattia cardiovascolare. L’emissione di sangue dal cuore aumenta e la pressione sanguigna all’interno del ventricolo diventa elevata.
Tra le altre complicazioni cardiache dell’ipertiroidismo possiamo ricordare la fibrillazione striale che può provocare l’aumento del rischio che si formino dei coaguli di sangue, pericolosi perché, a loro volta, possono condurre all’ictus o all’embolia polmonare. Anche l’arresto cardiaco e la morte cardiaca improvvisa possono essere il risultato di un accresciuto ritmo cardiaco che si manifesta come conseguenza dell’ipertiroidismo. Ulteriori complicanze possono includere il prolasso della valvola mitrale e l’ipertensione polmonare. In alcuni casi le malattie della tiroide richiedono un trattamento che dura tutta la vita.

Fattori di rischio per i disordini tiroidei
La causa di molti disordini della tiroide resta sconosciuta, tuttavia sono stati riconosciuti alcuni fattori di rischio che possono determinare l’insorgenza del problema, e questi sono:

  • Il sesso: le donne vanno più soggette a disturbi della tiroide rispetto agli uomini, con una tale prevalenza che alcuni consigliano che le donne introducano gli esami di funzionalità della tiroide tra i normali test di screening, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio. Il rischio è maggiore, oltre che dopo i 35 anni di età, anche nel primo semestre dopo la gravidanza.
  • L’età: molte disfunzioni tiroidee insorgono in persone che hanno superato i 40 anni di età. L’ipotiroidismo, in particolare, è comune dopo i 60 anni. Nel caso della popolazione femminile sono considerate a rischio di ipertiroidismo le donne di età compresa tra i 20 anni e i 40 anni, che abbiano avuto una gravidanza o abbiano casi di familiarità per la patologia tiroidea.
  • La storia familiare: i soggetti con una storia familiare di disfunzioni tiroidee sono più esposti al rischio che essa si manifesti.
  • La sindrome di Down: l’ipotiroidismo, così come l’ingrossamento della tiroide, si presenta spesso nei pazienti Down.

Quando ci ammaliamo alla tiroide? Sono molti i fattori che possono influenzare il funzionamento di questa ghiandola e determinare l’insorgenza di disordini tiroidei. Uno di questi è la presenza di livelli anomali di iodio nel sangue (sia in carenza che in eccesso) che possono portare alla comparsa del gozzo, all’ipo- e all’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo può essere causato anche dalla rimozione chirurgica di parte della ghiandola tiroide o da un danno arrecato alla ghiandola in conseguenza del trattamento di altre situazioni patologiche (per esempio, in seguito alla somministrazione di iodio radioattivo per trattare il gozzo, l’ipertiroidismo o il cancro alla tiroide).
Disordini tiroidei possono essere causati da specifiche patologie autoimmuni, come la già citata tiroidite di Hashimoto, che causa ipotiroidismo, e la malattia di Grave che è invece causa di ipertiroidismo, oltre che da infezioni virali e batteriche, che possono causare alcuni tipi di tiroiditi.
Anche alcuni farmaci possono causare, a volte, disordini della tiroide. Tra questi segnaliamo l’amiodarone (un farmaco antiaritmico), il litio (per il trattamento della depressione bipolare), l’interferone alfa e l’interleukina 2 (farmaci anticancro).
Anche un danno alla ghiandola pituitaria, che è collegata alla tiroide, può causare alcuni tipi di disordini tiroidei.
Durante la gravidanza una donna può produrre anticorpi contro la propria ghiandola tiroide che possono portare all’ipotiroidismo e aumentare il rischio di aborto, parto prematuro e preeclampsia, un disturbo importante della tarda gravidanza che implica ipertensione arteriosa, gonfiore e proteinuria. Dopo il parto le donne possono andare incontro a un disordine della tiroide temporaneo noto come tiroidite post-parto.

Ho per caso un disturbo della tiroide? I sintomi di cui sospettare
Come diciamo sempre non dobbiamo diagnosticarci un disturbo da soli, ma se abbiamo un malessere dobbiamo consultare un medico. Conoscere il tipo di sintomatologia ci può aiutare a fornire al nostro medico informazioni più precise su ciò che percepiamo.
Nel caso delle disfunzioni tiroidee i sintomi possono variare in modo significativo da persona a persona, anche a seconda del tipo di disturbo presente. Per esempio, l’ipotiroidismo normalmente include sintomi come affaticamento, rallentamento del battito cardiaco, aumento di peso, maggiore sensibilità al freddo, crampi muscolari, mestruazioni molto abbondanti e lentezza intestinale.
L’ipertiroidismo invece si presenta con sintomi come battito cardiaco accelerato, perdita di peso, aumento della sudorazione, debolezza muscolare, riduzione del flusso mestruale e aumento della motilità intestinale.
Nel caso del gozzo, dei noduli o del cancro alla tiroide, i sintomi possono includere gonfiori o protuberanze – specie di grumi – sulla parte anteriore della gola, un ingrossamento dei linfonodi, difficoltà a deglutire o a respirare, raucedine e dolore alla gola o al collo. Tuttavia, in molti pazienti, le disfunzioni tiroidee sono praticamente asintomatiche. Anche i sintomi delle tiroiditi possono variare a seconda della tiroidite specifica. Per esempio, quella di Hashimoto ha sintomi simili a quelli dell’ipotiroidismo.

Prevenzione e trattamento dei disordini tiroidei
Non c’è una cura risolutiva per la maggior parte dei disturbi tiroidei, tuttavia ci sono numerose valide opzioni per tenere sotto controllo il problema. Con le cure adeguate, i pazienti tiroidei possono comunque condurre una vita assolutamente normale.
La diagnosi precoce di un disturbo della tiroide può aiutare a controllare meglio il problema, prima ancora che ci sia una comparsa dei sintomi. Il trattamento dipende dal tipo di problema diagnosticato.
Sia nel caso dell’ipo- che dell’ipertiroidismo l’obiettivo della cura è di ripristinare i normali valori ormonali all’interno dell’organismo.
Nella maggior parte dei casi il trattamento è di tipo farmacologico e dipenderà dal disturbo presente, dalla gravità dei sintomi presentati, dallo stato di salute generale del paziente, dalla sua età e dalla presenza di altre situazioni patologiche concomitanti.
La cura farmacologica dovrà essere somministrata per tutta la vita e saranno necessari periodici controlli per monitorare la situazione. Nella maggior parte dei casi sarà necessario fare qualche tentativo prima di trovare la terapia farmacologica più adatta per un paziente, perché ci sono sottili differenze tra i vari tipi di farmaci in commercio, che possono richiedere qualche aggiustamento della terapia prima di arrivare a quella definitiva, che, una volta trovata, sarà seguita dal paziente permanentemente.
Alcuni disturbi della tiroide, come per esempio il gozzo, possono risolversi spontaneamente senza bisogno di intervenire, mentre in altre situazioni, come in presenza di gozzo ostruttivo, cancro della tiroide e alcuni casi di ipertiroidismo, potrà essere necessario l’intervento chirurgico per l’asportazione di parte della tiroide.
Una terapia abbastanza comune per il trattamento dell’ipertiroidismo e di certi casi di gozzo è quella con lo iodio radioattivo. Dosaggi più elevati di iodio-131 vengono invece utilizzati per distruggere eventuali cellule cancerose rimaste dopo l’intervento di rimozione della ghiandola tiroide in caso di tumore della ghiandola stessa. L’asportazione viene effettuata per evitare recrudescenze della malattia. Va tenuto conto del fatto che la maggior parte degli interventi di rimozione, parziale o totale, della ghiandola tiroide ha spesso come conseguenza l’insorgenza di ipotiroidismo che dovrà essere successivamente trattato con i farmaci. La possibilità di prevenire i disordini della tiroide dipende dal tipo di disturbo. Per esempio, alcuni casi di gozzo sono causati da una carenza di iodio, correggendo la quale è facile rimuovere l’eventualità che il problema insorga. È importante che i pazienti affetti da questo problema si consultino in ogni caso con il medico per risolverlo e non ricorrano all’assunzione casalinga di integratori, perché sia la carenza che l’eccesso di questo minerale possono causare problemi.

Lo iodio
Lo iodio è un minerale presente nei gusci delle conchiglie, nel pesce di mare, in altri alimenti di origine marina e nei prodotti agricoli coltivati in terreni ricchi del minerale stesso. Poiché si tratta di un elemento importante per il funzionamento dell’organismo, si è pensato di introdurlo come supplemento in alcune varietà di sale da cucina (sale iodato o sale iodurato) per garantirne un apporto dietetico adeguato. Alla carenza di iodio sono riconducibili anche alcune forme di ritardo mentale.

Ipotiroidismo: dove e quando
Una volta, l’ipotiroidismo era diffuso soprattutto nelle regioni alpine dell’Europa e in quelle del Nord America (i distretti dei grandi laghi). Al giorno d’oggi l’ipotiroidismo endemico è stato sconfitto con la prevenzione, somministrando alla popolazione sale iodato e aggiungendo iodio all’acqua potabile. È tuttavia ancora presente, spesso, nei Paesi del Terzo Mondo, nel Nepal e in alcuni stati africani e del continente australe, e resta una patologia abbastanza diffusa, per altre cause, nei Paesi più industrializzati.

Sintomatologia cardiovascolare dei disordini tiroidei
I disordini tiroidei possono avere importanti ripercussioni a livello cardiovascolare, determinando problemi di ipertensione e ipercolesterolemia. In alcuni casi si può presentare anche la fibrillazione atriale ma, anche in questa situazione, la sintomatologia a livello cardiaco dipende dal tipo di disturbo e dal soggetto.

Riportiamo i sintomi cardiaci più comuni legati all’ipotiroidismo.

  • Bradicardia (quando il cuore batte più lentamente). Gli ormoni tiroidei contribuiscono a regolare la frequenza del battito: quando questi ormoni non sono prodotti in quantità sufficiente, il numero di battiti può essere inferiore, anche di 10-20 battiti rispetto a un ritmo normale.
  • Mancanza di fiato durante l’esercizio fisico. Quando questi sintomi si riscontrano in pazienti con una malattia cardiaca, ci può essere il sospetto di un indebolimento del muscolo scheletrico o di un peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione diastolica (la minima). Ciò è dovuto al fatto che anche se l’ipotiroidismo rallenta il metabolismo di una persona, può però causare un indurimento delle arterie che si traduce in un aumento dei valori di pressione arteriosa diastolica al di sopra di quelli normali.
  • Insorgenza o peggioramento dello scompenso cardiaco: nei pazienti con un disturbo cardiaco latente, l’ipotiroidismo può determinare un primo episodio di scompenso cardiaco e, nei pazienti con scompenso cardiaco controllato, ne può causare il peggioramento.
  • Peggioramento di coronaropatia: nei pazienti con angina (dolore toracico di origine cardiaca), l’ipotiroidismo può fare aumentare i livelli di colesterolo LDL e di proteina c-reattiva: entrambi questi elementi sono considerati fattori di rischio per la malattia coronarica.

Ecco ora i più comuni sintomi di ipertiroidismo.

  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato). I pazienti ipertiroidei, in seguito a esercizio fisico anche di entità lieve, possono mostrare battito accelerato, sia durante l’esercizio stesso, sia a riposo. Possono insorgere anche altri tipi di aritmia, come fibrillazione atriale e contrazione ventricolare prematura (extrasistole).
  • Angina: il dolore toracico si può presentare come conseguenza dell’ipertiroidismo o può aggravarsi nel caso che il disturbo sia già presente in seguito a un problema di malattia cardiaca. I soggetti con coronaropatia sono maggiormente esposti al rischio che i fenomeni anginosi si intensifichino, così come sono maggiormente esposti al rischio di andare incontro a un attacco cardiaco.
  • Mancanza di fiato. Come nell’ipotiroidismo, anche nell’ipertiroidismo la difficoltà di respiro può essere il sintomo di debolezza muscolare o del peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione sistolica, dovuta al fatto che le contrazioni cardiache più intense determinano un aumento della pressione sistolica, mentre l’indebolimento dei vasi contribuisce a ridurre la pressione diastolica.

Coloro che pensano di avere un problema di tiroide dovrebbero consultare il loro medico, soprattutto se hanno sperimentato uno o più dei disturbi cardiaci sopra descritti.
Di contro, alcuni hanno un problema della tiroide senza che esso sia accompagnato da alcun sintomo. Dal momento che i disordini della tiroide possono comunque avere conseguenze importanti, consigliamo di sottoporsi periodicamente a uno screening della tiroide, ogni cinque anni, a partire dai 35, soprattutto se si tratta di donne.

La tiroide è la piccola ghiandola a forma di farfalla situata sulla parte frontale del collo, sotto la laringe. Essa presiede alla regolazione di molteplici funzioni dell’organismo: regola il metabolismo e la crescita, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e le funzioni riproduttive e incide anche su processi come la digestione e la regolazione della temperatura corporea.
I responsabili dell’azione regolatrice svolta da questa ghiandola sono due ormoni – i cosiddetti ormoni tiroidei, rilasciati dalla ghiandola – che sono la tiroxina (chiamata anche T4) e la triodotironina (chiamata anche T3).
La quantità di questi ormoni che la ghiandola rilascia nel circolo è influenzata, a sua volta, dalla quantità di iodio presente nel nostro organismo: non solo, infatti, la ghiandola cattura tutto lo iodio a disposizione nel circolo, ma gli ormoni stessi sono costituiti al 65% da iodio.
I disturbi della tiroide possono essere conseguenza di un danno alla ghiandola stessa, di un suo malfunzionamento oppure di un problema a monte, nei processi chimici che coinvolgono questa ghiandola.
I disordini della tiroide sono comuni: anche se non sono disponibili dati precisi, si stima che circa il 10-12% della popolazione italiana presenti alterazioni tiroidee di qualche tipo. Inoltre, si pensa che molte persone siano affette da un disturbo della tiroide senza che lo sappiano o che esso sia diagnosticato. I due disturbi più comuni della tiroide sono l’ipotiroidismo (poco ormone tiroideo) e l’ipertiroidismo (troppo ormone tiroideo) e si stima che, tra i due, il primo sia più frequente del secondo.

I disturbi della tiroide: quali sono
Sono molti i disturbi che possono colpire la tiroide ma, semplificando, possiamo dire che sono riconducibili a sei categorie principali. Le disfunzioni di cui si sente parlare più spesso sono ipo- e ipertiroidismo, che causano alterazioni del metabolismo, ma dobbiamo ricordare che in Italia è diffuso anche il cosiddetto gozzo, la cui comparsa è un sintomo tipico di un disordine della tiroide. Sono poi abbastanza comuni anche le tiroiditi e le patologie nodulari tiroidee. Infine, anche se sono poco diffusi e in genere hanno una prognosi favorevole, ci sono i tumori della tiroide. Vediamo più nel dettaglio i disordini elencati.

  • Ipotiroidismo (conosciuto anche come “tiroide poco attiva”). È una delle patologie tiroidee più diffuse e anche più conosciute. In questo caso si ha una produzione ridotta di ormoni tiroidei perché la ghiandola tiroide non funziona in modo appropriato. L’ipotiroidismo può essere primario, quando il problema interessa unicamente la tiroide (e questa è la causa più comune di ipotiroidismo, comprendendo fino al 95% dei casi), ma può anche essere di tipo secondario, quando dipende da un difetto a livello delle strutture cerebrali che regolano la quantità di ormoni tiroidei nel circolo. Queste strutture sono l’ipotalamo e l’ipofisi che producono rispettivamente l’ormone TRH e l’ormone TSH. Una carenza di questi ormoni fa sì che non ci sia uno stimolo adeguato alla produzione di ormoni tiroidei: quando questo accade il metabolismo rallenta e il corpo usa l’energia più lentamente di quanto dovrebbe.
  • Ipertiroidismo (tiroide iperattiva). Consiste nell’aumento della produzione di ormoni tiroidei. Come l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo implica una disfunzione della ghiandola tiroide. In questo caso, troppo ormone tiroideo provoca un aumento del metabolismo di una persona, causando un dispendio di energia superiore al normale. È la seconda patologia endocrina più diffusa dopo il diabete mellito e, come l’ipotiroidismo, colpisce prevalentemente le donne.
  • Tiroiditi. Si tratta di infiammazioni della ghiandola tiroide che possono distruggere il tessuto ghiandolare e causare l’ipotiroidismo. Ne esistono di molti tipi; quella di Hashimoto, per esempio, è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario dell’organismo attacca la ghiandola tiroide: è una delle possibili cause di ipotiroidismo e gozzo; è inoltre associata a un aumento del rischio cardiovascolare. Le tiroiditi possono essere anche di origine batterica o virale.
  • Gozzo. Si tratta di una crescita benigna della ghiandola tiroide, spesso dovuta a carenza di iodio, che però può predisporre alla trasformazione maligna delle cellule. Il gozzo appare come un rigonfiamento alla base del collo, ma può anche essere percepito semplicemente come una sensazione di una escrescenza o di un grumo. La ghiandola può ingrossarsi nel tentativo di sopperire a lievi deficienze di ormoni tiroidei, ma questo può verificarsi anche in presenza di livelli ormonali normali. Questa condizione benigna (non-cancerosa), può portare all’ipotiroidismo – o anche, in alcuni casi, all’ipertiroidismo.
  • Noduli tiroidei. Si tratta di una condizione in cui degli agglomerati di cellule anomale formano dei noduli, appunto, nella ghiandola tiroidea. È la patologia tiroidea più diffusa e, anche questa, colpisce soprattutto le donne. La sua incidenza è maggiore nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 60 anni e tende ad aumentare con l’età.
    La maggior parte dei noduli tiroidei sono benigni, ma ci sono anche casi in cui essi sono cancerosi. I pazienti possono presentare un singolo nodulo della tiroide o un agglomerato di questi. In alcuni casi questi noduli possono produrre, a loro volta, ormoni tiroidei e portare quindi all’ipertiroidismo. Noduli di grandi dimensioni possono causare difficoltà di respirazione e deglutizione. Può anche succedere che alla presenza di noduli si accompagni un ingrandimento della ghiandola con la formazione del gozzo ma, in generale, si tratta di una patologia che non produce sintomi evidenti nel paziente colpito.
  • Cancro della tiroide. Si tratta di tumori maligni della ghiandola tiroide. L’incidenza del cancro alla tiroide è stimata intorno a 4 casi ogni 100.000 abitanti: non è quindi un tumore molto diffuso.

Malattie della tiroide e disturbi cardiovascolari
Se non curati, i disordini della tiroide possono avere conseguenze importanti per il cuore: anche variazioni lievi dei livelli fisiologici degli ormoni tiroidei possono determinare un problema cardiaco.
Alcune patologie tiroidee, come la tiroidite di Hashimoto (una malattia autoimmune che provoca l’infiammazione della tiroide e un conseguente ipotiroidismo), sono state associate a un aumento del rischio di ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, malattia cardiaca e ictus. Anche la fibrillazione atriale sembra avere un’associazione stretta con la malattia tiroidea.
L’ipotiroidismo può causare il rallentamento di numerose funzioni del corpo, inclusa quella cardiaca. Questo provoca un indebolimento del lavoro cardiaco nella fase di contrazione (quella sistolica) e in quella di distensione (diastolica). Inoltre può causare l’indurimento delle pareti interne dei vasi sanguigni: di conseguenza, il cuore non è in grado di pompare con l’intensità necessaria. Quando il cuore non si rilassa tra un battito e l’altro può insorgere una disfunzione diastolica: questa è una condizione grave che può causare un accumulo di sangue negli organi del corpo, soprattutto nei polmoni, e che prende il nome di congestione polmonare.
Un altro effetto dell’ipotiroidismo è il cuore ipertrofico, in cui il muscolo cardiaco si allarga in risposta al sovraccarico cui è sottoposto; questo fatto, a sua volta, può portare all’insufficienza cardiaca. Altre complicazioni possono essere effusione pericardica ed elevati valori di omocisteina, fenomeno associato a un aumento del rischio cardiovascolare.
L’ipertiroidismo può, al contrario, essere responsabile di una contrazione cardiaca più intensa del normale e di un aumento del battito cardiaco. Il cuore lavora più duramente e questo può creare problemi più gravi alle persone già affette da una malattia cardiovascolare. L’emissione di sangue dal cuore aumenta e la pressione sanguigna all’interno del ventricolo diventa elevata.
Tra le altre complicazioni cardiache dell’ipertiroidismo possiamo ricordare la fibrillazione striale che può provocare l’aumento del rischio che si formino dei coaguli di sangue, pericolosi perché, a loro volta, possono condurre all’ictus o all’embolia polmonare. Anche l’arresto cardiaco e la morte cardiaca improvvisa possono essere il risultato di un accresciuto ritmo cardiaco che si manifesta come conseguenza dell’ipertiroidismo. Ulteriori complicanze possono includere il prolasso della valvola mitrale e l’ipertensione polmonare. In alcuni casi le malattie della tiroide richiedono un trattamento che dura tutta la vita.

Fattori di rischio per i disordini tiroidei
La causa di molti disordini della tiroide resta sconosciuta, tuttavia sono stati riconosciuti alcuni fattori di rischio che possono determinare l’insorgenza del problema, e questi sono:

  • Il sesso: le donne vanno più soggette a disturbi della tiroide rispetto agli uomini, con una tale prevalenza che alcuni consigliano che le donne introducano gli esami di funzionalità della tiroide tra i normali test di screening, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio. Il rischio è maggiore, oltre che dopo i 35 anni di età, anche nel primo semestre dopo la gravidanza.
  • L’età: molte disfunzioni tiroidee insorgono in persone che hanno superato i 40 anni di età. L’ipotiroidismo, in particolare, è comune dopo i 60 anni. Nel caso della popolazione femminile sono considerate a rischio di ipertiroidismo le donne di età compresa tra i 20 anni e i 40 anni, che abbiano avuto una gravidanza o abbiano casi di familiarità per la patologia tiroidea.
  • La storia familiare: i soggetti con una storia familiare di disfunzioni tiroidee sono più esposti al rischio che essa si manifesti.
  • La sindrome di Down: l’ipotiroidismo, così come l’ingrossamento della tiroide, si presenta spesso nei pazienti Down.

Quando ci ammaliamo alla tiroide? Sono molti i fattori che possono influenzare il funzionamento di questa ghiandola e determinare l’insorgenza di disordini tiroidei. Uno di questi è la presenza di livelli anomali di iodio nel sangue (sia in carenza che in eccesso) che possono portare alla comparsa del gozzo, all’ipo- e all’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo può essere causato anche dalla rimozione chirurgica di parte della ghiandola tiroide o da un danno arrecato alla ghiandola in conseguenza del trattamento di altre situazioni patologiche (per esempio, in seguito alla somministrazione di iodio radioattivo per trattare il gozzo, l’ipertiroidismo o il cancro alla tiroide).
Disordini tiroidei possono essere causati da specifiche patologie autoimmuni, come la già citata tiroidite di Hashimoto, che causa ipotiroidismo, e la malattia di Grave che è invece causa di ipertiroidismo, oltre che da infezioni virali e batteriche, che possono causare alcuni tipi di tiroiditi.
Anche alcuni farmaci possono causare, a volte, disordini della tiroide. Tra questi segnaliamo l’amiodarone (un farmaco antiaritmico), il litio (per il trattamento della depressione bipolare), l’interferone alfa e l’interleukina 2 (farmaci anticancro).
Anche un danno alla ghiandola pituitaria, che è collegata alla tiroide, può causare alcuni tipi di disordini tiroidei.
Durante la gravidanza una donna può produrre anticorpi contro la propria ghiandola tiroide che possono portare all’ipotiroidismo e aumentare il rischio di aborto, parto prematuro e preeclampsia, un disturbo importante della tarda gravidanza che implica ipertensione arteriosa, gonfiore e proteinuria. Dopo il parto le donne possono andare incontro a un disordine della tiroide temporaneo noto come tiroidite post-parto.

Ho per caso un disturbo della tiroide? I sintomi di cui sospettare
Come diciamo sempre non dobbiamo diagnosticarci un disturbo da soli, ma se abbiamo un malessere dobbiamo consultare un medico. Conoscere il tipo di sintomatologia ci può aiutare a fornire al nostro medico informazioni più precise su ciò che percepiamo.
Nel caso delle disfunzioni tiroidee i sintomi possono variare in modo significativo da persona a persona, anche a seconda del tipo di disturbo presente. Per esempio, l’ipotiroidismo normalmente include sintomi come affaticamento, rallentamento del battito cardiaco, aumento di peso, maggiore sensibilità al freddo, crampi muscolari, mestruazioni molto abbondanti e lentezza intestinale.
L’ipertiroidismo invece si presenta con sintomi come battito cardiaco accelerato, perdita di peso, aumento della sudorazione, debolezza muscolare, riduzione del flusso mestruale e aumento della motilità intestinale.
Nel caso del gozzo, dei noduli o del cancro alla tiroide, i sintomi possono includere gonfiori o protuberanze – specie di grumi – sulla parte anteriore della gola, un ingrossamento dei linfonodi, difficoltà a deglutire o a respirare, raucedine e dolore alla gola o al collo. Tuttavia, in molti pazienti, le disfunzioni tiroidee sono praticamente asintomatiche. Anche i sintomi delle tiroiditi possono variare a seconda della tiroidite specifica. Per esempio, quella di Hashimoto ha sintomi simili a quelli dell’ipotiroidismo.

Prevenzione e trattamento dei disordini tiroidei
Non c’è una cura risolutiva per la maggior parte dei disturbi tiroidei, tuttavia ci sono numerose valide opzioni per tenere sotto controllo il problema. Con le cure adeguate, i pazienti tiroidei possono comunque condurre una vita assolutamente normale.
La diagnosi precoce di un disturbo della tiroide può aiutare a controllare meglio il problema, prima ancora che ci sia una comparsa dei sintomi. Il trattamento dipende dal tipo di problema diagnosticato.
Sia nel caso dell’ipo- che dell’ipertiroidismo l’obiettivo della cura è di ripristinare i normali valori ormonali all’interno dell’organismo.
Nella maggior parte dei casi il trattamento è di tipo farmacologico e dipenderà dal disturbo presente, dalla gravità dei sintomi presentati, dallo stato di salute generale del paziente, dalla sua età e dalla presenza di altre situazioni patologiche concomitanti.
La cura farmacologica dovrà essere somministrata per tutta la vita e saranno necessari periodici controlli per monitorare la situazione. Nella maggior parte dei casi sarà necessario fare qualche tentativo prima di trovare la terapia farmacologica più adatta per un paziente, perché ci sono sottili differenze tra i vari tipi di farmaci in commercio, che possono richiedere qualche aggiustamento della terapia prima di arrivare a quella definitiva, che, una volta trovata, sarà seguita dal paziente permanentemente.
Alcuni disturbi della tiroide, come per esempio il gozzo, possono risolversi spontaneamente senza bisogno di intervenire, mentre in altre situazioni, come in presenza di gozzo ostruttivo, cancro della tiroide e alcuni casi di ipertiroidismo, potrà essere necessario l’intervento chirurgico per l’asportazione di parte della tiroide.
Una terapia abbastanza comune per il trattamento dell’ipertiroidismo e di certi casi di gozzo è quella con lo iodio radioattivo. Dosaggi più elevati di iodio-131 vengono invece utilizzati per distruggere eventuali cellule cancerose rimaste dopo l’intervento di rimozione della ghiandola tiroide in caso di tumore della ghiandola stessa. L’asportazione viene effettuata per evitare recrudescenze della malattia. Va tenuto conto del fatto che la maggior parte degli interventi di rimozione, parziale o totale, della ghiandola tiroide ha spesso come conseguenza l’insorgenza di ipotiroidismo che dovrà essere successivamente trattato con i farmaci. La possibilità di prevenire i disordini della tiroide dipende dal tipo di disturbo. Per esempio, alcuni casi di gozzo sono causati da una carenza di iodio, correggendo la quale è facile rimuovere l’eventualità che il problema insorga. È importante che i pazienti affetti da questo problema si consultino in ogni caso con il medico per risolverlo e non ricorrano all’assunzione casalinga di integratori, perché sia la carenza che l’eccesso di questo minerale possono causare problemi.

Lo iodio
Lo iodio è un minerale presente nei gusci delle conchiglie, nel pesce di mare, in altri alimenti di origine marina e nei prodotti agricoli coltivati in terreni ricchi del minerale stesso. Poiché si tratta di un elemento importante per il funzionamento dell’organismo, si è pensato di introdurlo come supplemento in alcune varietà di sale da cucina (sale iodato o sale iodurato) per garantirne un apporto dietetico adeguato. Alla carenza di iodio sono riconducibili anche alcune forme di ritardo mentale.

Ipotiroidismo: dove e quando
Una volta, l’ipotiroidismo era diffuso soprattutto nelle regioni alpine dell’Europa e in quelle del Nord America (i distretti dei grandi laghi). Al giorno d’oggi l’ipotiroidismo endemico è stato sconfitto con la prevenzione, somministrando alla popolazione sale iodato e aggiungendo iodio all’acqua potabile. È tuttavia ancora presente, spesso, nei Paesi del Terzo Mondo, nel Nepal e in alcuni stati africani e del continente australe, e resta una patologia abbastanza diffusa, per altre cause, nei Paesi più industrializzati.

Sintomatologia cardiovascolare dei disordini tiroidei
I disordini tiroidei possono avere importanti ripercussioni a livello cardiovascolare, determinando problemi di ipertensione e ipercolesterolemia. In alcuni casi si può presentare anche la fibrillazione atriale ma, anche in questa situazione, la sintomatologia a livello cardiaco dipende dal tipo di disturbo e dal soggetto.

Riportiamo i sintomi cardiaci più comuni legati all’ipotiroidismo.

  • Bradicardia (quando il cuore batte più lentamente). Gli ormoni tiroidei contribuiscono a regolare la frequenza del battito: quando questi ormoni non sono prodotti in quantità sufficiente, il numero di battiti può essere inferiore, anche di 10-20 battiti rispetto a un ritmo normale.
  • Mancanza di fiato durante l’esercizio fisico. Quando questi sintomi si riscontrano in pazienti con una malattia cardiaca, ci può essere il sospetto di un indebolimento del muscolo scheletrico o di un peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione diastolica (la minima). Ciò è dovuto al fatto che anche se l’ipotiroidismo rallenta il metabolismo di una persona, può però causare un indurimento delle arterie che si traduce in un aumento dei valori di pressione arteriosa diastolica al di sopra di quelli normali.
  • Insorgenza o peggioramento dello scompenso cardiaco: nei pazienti con un disturbo cardiaco latente, l’ipotiroidismo può determinare un primo episodio di scompenso cardiaco e, nei pazienti con scompenso cardiaco controllato, ne può causare il peggioramento.
  • Peggioramento di coronaropatia: nei pazienti con angina (dolore toracico di origine cardiaca), l’ipotiroidismo può fare aumentare i livelli di colesterolo LDL e di proteina c-reattiva: entrambi questi elementi sono considerati fattori di rischio per la malattia coronarica.

Ecco ora i più comuni sintomi di ipertiroidismo.

  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato). I pazienti ipertiroidei, in seguito a esercizio fisico anche di entità lieve, possono mostrare battito accelerato, sia durante l’esercizio stesso, sia a riposo. Possono insorgere anche altri tipi di aritmia, come fibrillazione atriale e contrazione ventricolare prematura (extrasistole).
  • Angina: il dolore toracico si può presentare come conseguenza dell’ipertiroidismo o può aggravarsi nel caso che il disturbo sia già presente in seguito a un problema di malattia cardiaca. I soggetti con coronaropatia sono maggiormente esposti al rischio che i fenomeni anginosi si intensifichino, così come sono maggiormente esposti al rischio di andare incontro a un attacco cardiaco.
  • Mancanza di fiato. Come nell’ipotiroidismo, anche nell’ipertiroidismo la difficoltà di respiro può essere il sintomo di debolezza muscolare o del peggioramento di un’insufficienza cardiaca.
  • Ipertensione sistolica, dovuta al fatto che le contrazioni cardiache più intense determinano un aumento della pressione sistolica, mentre l’indebolimento dei vasi contribuisce a ridurre la pressione diastolica.

Coloro che pensano di avere un problema di tiroide dovrebbero consultare il loro medico, soprattutto se hanno sperimentato uno o più dei disturbi cardiaci sopra descritti.
Di contro, alcuni hanno un problema della tiroide senza che esso sia accompagnato da alcun sintomo. Dal momento che i disordini della tiroide possono comunque avere conseguenze importanti, consigliamo di sottoporsi periodicamente a uno screening della tiroide, ogni cinque anni, a partire dai 35, soprattutto se si tratta di donne.