È sicuramente successo a molti di chiedersi se, per caso, un banale mal di testa potesse essere l’avvisaglia di qualcosa di grave, oscuro e minaccioso. Forse questi dubbi non sono poi del tutto infondati: da uno studio svolto sembra emergere che esiste una correlazione tra la presenza di emicrania e il successivo insorgere di ictus ischemico. Comunque, vogliamo rassicurare i nostri lettori: per ammissione dei ricercatori stessi, siamo ancora nel campo delle ipotesi e queste coincidenze sono ancora tutte da verificare e, soprattutto, da spiegare. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Lo studio
Lo studio da cui è emersa una possibile relazione tra mal di testa e rischio di ictus ischemico è il Women’s Health Study (WHS), uno studio di coorte prospettico che si proponeva di verificare i rischi e i benefici della somministrazione di basse dosi di aspirina e di vitamina E ai fini della prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e del cancro
in donne sane.
Per raccogliere le informazioni di base, venne chiesto a queste donne di compilare un questionario che includeva domande circa la presenza di fattori di rischio cardiovascolare, lo stile di vita ecc. A questo primo questionario ne seguirono altri di follow-up: due nel primo anno e poi uno con cadenza annuale nei successivi anni di studio. I questionari venivano poi raccolti a mezzo postale.

Tre gruppi diversi
Tra le domande proposte in questi moduli c’era anche quella che ci riporta all’origine del nostro articolo: “Hai mai sofferto di emicrania?” In base alle risposte raccolte, i ricercatori identificarono successivamente alcuni gruppi distinti all’interno del totale dei partecipanti e alla fine arrivarono a definirne tre in base alla frequenza di queste manifestazioni:

  • Donne con episodi di emicrania < 1 volta al mese;
  • Donne con episodi di emicrania = 1 volta al mese;
  • Donne con episodi di emicrania >≥ 1 volta a settimana.

In base alle caratteristiche di queste manifestazioni dolorose, le cefalee vennero poi distinte in emicrania con aura ed emicrania senza aura.
In base ad aggiustamenti di vario tipo, il totale dei soggetti che alla fine fu preso in esame per l’osservazione e monitorato per quasi 12 anni risultava pari a 27.798 donne, di età uguale o superiore ai 45 anni e senza una storia di problemi cardiovascolari alle spalle all’inizio dello studio. I dati relativi a questo gruppo sono stati successivamente aggiustati statisticamente (come si dice in gergo), per limitare l’influenza di fattori di confondimento (vale a dire quegli elementi che possono avere un’influenza determinante sui risultati) come, per esempio, l’età, una storia di ipertensione, l’abitudine al fumo, l’indice di massa corporea, l’uso della terapia ormonale sostitutiva post-menopausa ecc.
Di queste donne, 3568 (il 70,2%) segnalavano episodi di emicrania ancora in corso al momento di inizio dello studio: il 75,3% di loro diceva di soffrire di questo disturbo meno di una volta al mese, il 19,7% riportava invece una frequenza mensile e il 5% lamentava almeno un mal di testa alla settimana.
Durante i quasi 12 anni di osservazione furono registrati un totale di 706 eventi cardiovascolari maggiori, di cui 305 primi casi di infarto miocardico e 310 casi di ictus ischemico, oltre a 151 decessi per cause cardiovascolari. Inoltre, 655 donne furono sottoposte a interventi chirurgici di rivascolarizzazione, per esempio impianto di by-pass, e 418 segnalarono la presenza di angina.
Tra le donne con problemi di emicrania venne osservato che l’incidenza maggiore di infarto miocardico (MI) era stata registrata nel gruppo con i mal di testa meno frequenti, ovvero quella delle donne che segnalavano meno di un mal di testa al mese, mentre l’associazione più importante tra cefalee e ictus ischemico era nel gruppo delle donne con i mal di testa più frequenti (1 o più volte a settimana).
Le donne che avevano segnalato non più di un episodio di emicrania mensile (emicrania = 1 volta al mese) non mostravano l’aumento di alcun tipo di rischio, mentre le donne appartenenti agli altri due gruppi sopra indicati mostravano un rischio maggiore di eventi cardiovascolari, rispettivamente nella misura di 1,55% e 1,93% in più, a paragone delle donne che non soffrivano affatto di mal di testa.
Quando i ricercatori esaminarono le emicranie per tipologie specifiche (vedi riquadro), risultò che quella la cui frequenza di manifestazione determinava un aumento del rischio cardiovascolare in base alla scala di Framingham (vedi riquadro) era specificamente l’emicrania con aura.

Considerazioni finali (a cura dei ricercatori)
Kurth e gli altri ricercatori hanno osservato che l’evento il cui rischio appare maggiormente influenzato dalla frequenza degli episodi emicranici è l’ictus ischemico. In effetti, dalle elaborazioni statistiche dei dati raccolti, risultava che le donne con almeno un episodio di emicrania con aura alla settimana risultavano almeno quattro volte più a rischio – si badi bene, parliamo di rischio relativo (vedi riquadro nella pagina) e non di rischio assoluto – di andare incontro a ictus rispetto alle donne che non soffrivano
di mal di testa. Le donne che lamentavano emicrania con aura meno di una volta al mese erano due volte più a rischio di andare incontro a un infarto miocardico e quasi due volte più a rischio di avere bisogno di un intervento coronarico – come un impianto di by-pass o un’angioplastica – negli anni a venire, rispetto a quelle che non soffrivano di mal di testa.
Tuttavia, afferma Kurth, «questi risultati vanno interpretati con cautela, perché il numero dei mal di testa registrati e anche le loro caratteristiche erano basate sulle segnalazioni personali dei partecipanti.
Inoltre, tutte le donne che hanno partecipato allo studio avevano un’età maggiore o uguale ai 45 anni ed erano
per lo più di razza caucasica, ragione per la quale estendere le osservazioni fatte a popolazioni di altre etnie può non essere corretto.
Sono inoltre necessari ulteriori studi per determinare in che modo e per quale motivo si manifestano queste differenze e per capire se prevenire le emicranie può in qualche modo ridurre il rischio di ictus ed eventi cardiovascolari».
Ci sono varie ipotesi che tentano di spiegare l’associazione tra presenza di emicrania e aumento del rischio cardiovascolare, ma i meccanismi che portano a questa correlazione rimangono ancora inspiegati.

Il nostro mal di testa è emicrania?
La parola “emicrania” viene normalmente utilizzata come sinonimo di “mal di testa”, ma in realtà descrive una condizione specifica di questo disturbo che, in questo caso, si manifesta sotto forma di un dolore pulsante che colpisce solo un lato della testa – anche se può essere più esteso – con una frequenza variabile da qualche episodio sporadico a manifestazioni quotidiane. Senza l’assunzione di analgesici, la durata di questo disturbo, che colpisce più le donne che gli uomini, può protrarsi per delle ore o addirittura per dei giorni e può essere accompagnata da sintomi corollari come pallore, nausea, vomito e fastidio per luci e suoni. In questa circostanza la cosa migliore da fare è evitare gli sforzi fisici, che possono aggravare la situazione, e cercare di rilassarsi isolandosi in un ambiente silenzioso e poco illuminato. Tra i fattori scatenanti dell’emicrania si possono individuare la concomitanza con il periodo dell’ovulazione o delle mestruazioni, la mancanza o l’eccesso di sonno, lo stress, il consumo di fumo e alcol, disordini alimentari – come pasti troppo pesanti o elaborati o il digiuno.
L’emicrania può essere con o senza aura. L’emicrania con aura è analoga a quella descritta sopra (cioé l'emicrania senza aura), ma è accompagnata da sintomi anticipatori di breve durata (aura) che prendono la forma di disturbi visivi – come annebbiamento della vista, comparsa di puntini luminosi nel campo visivo ecc. – della sensibilità e della parola – come difficoltà nel trovare le parole adatte. Questi sintomi hanno una durata variabile da 5 minuti a un’ora.

Mal di testa, malattia per signore
Il mal di testa – e in modo particolare l’emicrania – è un disturbo tipicamente femminile. Prima dell’inizio della pubertà sia i maschi che le femmine ne soffrono nella stessa misura, ma a partire dai 12-15 anni, vale a dire dall’inizio dell’età fertile per le ragazze, la distribuzione del mal di testa cambia e la sua incidenza diventa tre volte superiore nelle donne che negli uomini. Si calcola che circa 1 donna su 4 soffra di questa patologia, in modo particolare in corrispondenza del periodo mestruale. Con la menopausa, o all’avvento di una gravidanza, il mal di testa si riduce notevolmente o scompare quasi del tutto, per poi ripresentarsi con il ritorno alla normalità del menarca. Questo lascia dedurre la stretta correlazione della patologia con l’andamento ormonale femminile.

Mal di testa per tutti i gusti
Ai fini di una cura adeguata del mal di testa è necessario individuarne la natura e la tipologia, poiché, sotto il generico nome di “mal di testa”, si concentrano varie specie di questa condizione dolorosa. Facciamo qualche nome:

  • emicrania;
  • cefalea a grappolo;
  • cefalea cronica quotidiana;
  • cefalea associata ad attività sessuale;
  • cefalea da abuso di farmaci;
  • cefalea di tipo tensivo;
  • cefalea primaria da attività fisica;
  • cefalea primaria da tosse;
  • cefalea primaria trafittiva;
  • cefalea a rombo di tuono;
  • cefalea ipnica;
  • nevralgia del trigemino;
  • SUNCT (cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione).

Una diagnosi corretta può essere fatta solo da uno specialista; nel riquadro alla pagina seguente segnaliamo alcuni centri specializzati.

Rischio relativo e rischio assoluto
Il rischio assoluto è la probabilità che un soggetto sviluppi una malattia in un intervallo di tempo prefissato, mentre il rischio relativo rappresenta l’eccedenza di rischio dei soggetti esposti a un ulteriore elemento di rischio rispetto ai non esposti a tale rischio. Cerchiamo di chiarire il concetto con un esempio. Chiediamoci: è più a rischio di contrarre un tumore al polmone un fumatore che vive in una zona trafficata di una grande città o un fumatore che vive in un paesino di montagna? Immaginiamo che l’ulteriore elemento di rischio a cui sono esposti i fumatori sia lo smog che respirano coloro che vivono nella grande città. Lo smog che respira il fumatore che vive in città determinerà un aumento del rischio di contrarre un tumore al polmone, rispetto al fumatore che vive in montagna. Questo è il rischio relativo. Volendo quantificarlo arbitrariamente con un numero intero, potremmo dire che il rischio relativo di contrarre un tumore al polmone è 90 volte più alto per i fumatori che abitano in città rispetto a quelli che vivono montagna. Questo non significa però che i fumatori che vivono in città siano 90 volte più a rischio di contrarre il tumore! È facile figurarsi che questo aumento del rischio, considerato in relazione a tutte le altre possibili cause di contrarre un tumore al polmone sia piuttosto insignificante e renda poco differente il rischio assoluto di contrarre il tumore al polmone vivendo in città o vivendo in montagna.

La scala di Framingham
La scala di Framingham è uno strumento utile per prevedere il rischio che una persona ha di andare incontro a eventi cardiovascolari entro un determinato numero di anni, basandosi su determinati parametri come l’età, il sesso, lo stile di vita, la pressione alta ecc. Questa classificazione prende il nome dallo studio che ne ha permesso l’elaborazione – lo studio Framingham, appunto – che fu uno dei più famosi studi cardiovascolari della storia della medicina. Il suo nome deriva dalla cittadina americana di Framingham, nel Massachusetts, la cui popolazione, nel 1949, venne messa sotto osservazione per provare a prevederne il futuro andamento cardiovascolare. Nel corso degli anni gli studiosi registrarono tutto ciò che accadeva alle persone reclutate – le malattie, le abitudini di vita, le morti ecc – e man mano che le osservazioni proseguivano cominciarono a farsi largo alcune ipotesi tutt’ora valide, per esempio riguardo alle relazioni tra fumo, obesità, scarsa attività fisica, ipertensione e rischio cardiovascolare.
Sulla base di queste osservazioni, e con alcune aggiunte sopravvenute negli anni, sono state costruite le carte del rischio vascolare che vengono ancora oggi utilizzate per stimare il rischio individuale di un paziente.

Informazioni utili
Centri per la cura delle cefalee
Riportiamo gli indirizzi di alcuni centri per la cura delle cefalee presenti sul territorio nazionale.
È possibile trovare un elenco più completo all’indirizzo web http://www.miscoppialatesta.it/centri-cefalee.htm

LOMBARDIA
Ospedali riuniti
U.O. di Neurologia
Largo Barozzi, 1 – 24128 Bergamo
Tel.: 035 26.94.11

Istituto nazionale neurologico
“Carlo Besta”
Via Celoria, 11 – 20133 Milano
Tel.: centralino 02 23.941
prenotazioni 02 70.63.19.11

Centro cefalee, ospedale S. Raffaele, clinica neurologica
Via Olgettina, 48 – 20132 Milano
Tel.: neurologia 02 26.43.28.13
centro cefalee 02 26.43.29.34

Centro interuniversitario cefalee e disordini adattativi
Via Palestro, 3 – 27100 Pavia
Tel.: prenotazioni 0382 38.02.32 informazioni 0382 38.02.07

PUGLIA
I Clinica neurologica, dipartimento di scienze neurologiche e psichiatriche, policlinico
Piazza Giulio Cesare, 11
70124 Bari
Tel.: 080 55.92.331 Fax 080 55.93.079

SICILIA
Centro cefalee Università degli studi di Catania
Clinica neurologica Il policlinico
Via S.Sofia, 78 – 95123 Catania
Tel.: 095 25.66.52 Fax 095 25.66.39

Università degli studi di Palermo Neurologia
Via La Loggia, 1 – 90129 Palermo
Tel.: 091 65.51.12 – 091 65.55.146

SARDEGNA
Centro per lo studio e la terapia delle cefalee primarie “F. Tocco”
p.o. S. Giovanni di Dio
Via Ospedale, 46 – 09124 Cagliari
Tel.: 070 60.92.320 Fax 070 65.35.84

Centro di diagnosi e cura delle cefalee Università di Sassari
Clinica neurologica
Viale San Pietro, 10
07100 Sassari
Tel.: 079 22.82.30 Fax 079 22.84.23

VENETO
Centro Cefalee Unità Operativa di Neurologia, Ospedale Civile
Campo San Giovanni e Paolo, Castello 6777 – 30122 Venezia
Tel.: numero verde 800.501.060 Fax 041 52.94.555

Centro Cefalee dell’Ospedale “Sacro Cuore”
Via Don A. Sempreboni, 5 – 37024 Negrar (VR)
Tel.: 045 60.13.544
centralino 045 60.13.111