Il potassio è uno degli elettroliti indispensabili al nostro corpo. La sua funzione è di facilitare la conduzione dell’impulso nervoso e la contrazione della muscolatura scheletrica e liscia, compresa quindi quella cardiaca. Facilita inoltre il corretto funzionamento delle membrane cellulari e una corretta attività enzimatica.
I quantitativi di questo elemento nel sangue devono essere mantenuti entro livelli appropriati perché l’organismo si mantenga in salute: la normale concentrazione di potassio nel sangue può variare tra 3.5-5.0 mM (millimolare, cioè 1 millimole a litro).
Si parla di ipokaliemia quando i livelli di potassio nel plasma scendono al di sotto di 3.5 mM.
Nei casi più gravi, se non si interviene per ripristinare gli appropriati livelli di potassio, è possibile incorrere in una situazione potenzialmente mortale per il paziente.
Le complicazioni possibili includono il presentarsi di una paralisi respiratoria e di irregolarità pericolose nel battito cardiaco; sul lungo periodo la carenza di potassio può causare danni renali.
L’ipokaliemia può avere differenti cause, che vedremo più nel dettaglio nel paragrafo successivo; possiamo però dire qui che le ragioni della carenza di potassio circolante possono essere riconducibili a due ragioni, ovvero:

  • una riduzione generale di potassio nel nostro organismo;
  • l’assorbimento di una quantità eccessiva del potassio plasmatico da parte dei muscoli o di altri tessuti.

Nel corpo di un uomo adulto di circa 70 kg, in condizioni fisiologiche, si trova un quantitativo di ioni potassio pari a circa 3.6 moli. La maggior parte di questo potassio (il 98% circa) si trova all’interno delle cellule e degli organi, nei quali la concentrazione normale è di circa 150 mM. Le concentrazioni nella parte plasmatica del sangue (quella “liquida”, cioè il plasma, che contiene al 90% acqua, sostanze organiche e sali disciolti, contrapposta a quella “corpuscolata”, vale a dire globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) sono molto più basse: corrispondono infatti a circa lo 0.4% di tutto il potassio contenuto nel nostro organismo.
Come abbiamo detto sopra, l’ipokaliemia può essere causata da un assorbimento improvviso del potassio plasmatico da parte dei muscoli o di altri organi, oppure da una riduzione generale del potassio nel nostro organismo. L’ipokaliemia dovuta a una riduzione generale del potassio plasmatico tende a diventare un fenomeno cronico, mentre quella causata da una variazione della localizzazione del potassio è, di solito, un fenomeno transitorio.

Le cause
Le cause possibili sono numerose e comprendono:

  • l’uso di alcuni antibiotici, come la gentamicina;
  • l’uso di farmaci diuretici;
  • la diarrea – e rimandiamo quindi all’utilizzo di lassativi quale fattore di rischio per l’insorgenza di ipokaliemia;
  • alcune malattie dei reni che impediscano il corretto assorbimento di potassio, come la sindrome di Liddle, di Cushing, di Fanconi, di Bartter, rare sindromi legate al metabolismo, e l’iperaldosteronismo;
  • i disordini alimentari, come il digiuno, l’anoressia e la bulimia;
  • l’uso eccessivo di liquirizia o di altri prodotti erboristici o di tisane (si veda a riguardo il box sulle tisane);
  • la sudorazione eccessiva;
  • prolungate crisi di vomito;
  • problemi renali;
  • un apporto insufficiente di potassio con la dieta, anche se questa è una circostanza abbastanza rara.

Passando ora a illustrare le cause più frequenti della patologia, possiamo dire che la causa più comune di ipokaliemia è senz’altro legata all’uso di diuretici. Questa classe di farmaci aumenta l’eliminazione di acqua e sali minerali attraverso le urine ed è utilizzata per il trattamento di numerose patologie, la più comune delle quali è l’ipertensione arteriosa (succede infatti che diminuendo il volume totale del sangue, attraverso l’escrezione della sua parte liquida, la pressione sanguigna totale diminuisca).
I diuretici trovano però indicazione anche nel trattamento dello scompenso cardiaco congestizio, e in altre patologie epatiche e renali. Non tutti i diuretici hanno però come effetto collaterale l’ipokaliemia: esistono infatti i cosiddetti “risparmiatori di potassio” che non causano questo fenomeno.
L’ipopotassiemia può anche essere dovuta a dissenteria o vomito, causate da affezioni gastro-intestinali. Come abbiamo detto il potassio è necessario per il controllo della contrazione muscolare, compresa quella involontaria, per cui una carenza grave di potassio può fare sì che il cuore smetta di contrarsi. Nel caso specifico, i soggetti più a rischio di morte per ipopotassiemia sono sicuramente i bambini, che sono spesso vittime di una dissenteria che si prolunga per due o più settimane. Un caso particolare a cui si deve prestare attenzione è quello della dissenteria dovuta a un abuso di lassativi, che può essere causa di un’occasionale ipokaliemia tra gli adolescenti e in giovani adulti (si veda il box sui comportamenti alimentari).
Altre cause di ipopotassiemia sono il digiuno e la malnutrizione. Nella maggior parte delle persone, dopo tre settimane di digiuno, i livelli di potassio plasmatico si abbassano al di sotto di 3.0 mM e ciò può portare a una grave ipokaliemia. Tuttavia questo non è sempre vero, grazie ad alcuni meccanismi di compensazione dell’oganismo: senza entrare nel dettaglio, ci limiteremo a dire che in alcune persone i livelli di potassio si sono mantenuti stabili anche in seguito a periodi di digiuno di 100 giorni.
Altre cause alimentari di ipokaliemia possono essere il vizio dell’alcol e il consumo eccessivo di liquirizia.
Le crisi di vomito, contrariamente a quanto si può pensare, sono solo parzialmente responsabili di una diminuzione di potassio; piuttosto, esse fanno sì che aumenti la quantità di potassio escreto con le urine.
Il vomito infatti fa sì che sia eliminata una quantità elevata di acido, cosa che provoca l’alcalizzazione del sangue (ovvero il pH del sangue aumenta leggermente). Un sangue con pH aumentato, vale a dire un sangue alcalino, agisce sui reni, facendo in modo che essi rilascino una quantità eccessiva di potassio nelle urine. Per questa ragione, delle crisi gravi e continue di vomito possono essere causa di perdita di potassio e quindi di ipokaliemia.

I sintomi
Un’ipopotassiemia lieve può non produrre alcun sintomo, mentre una ipokaliemia moderata (cioè con valori di potassio plasmatico compresi tra 2.5-3.0 mM) può essere causa di stati confusionali, debolezza e fastidi muscolari; può anche causare crampi durante l’esercizio fisico. Un altro sintomo può essere una sensazione di fastidio alle gambe percepita mentre si sta seduti. Il paziente può provare sollievo da questo senso di fastidio cambiando di posizione o battendo i piedi sul pavimento. Una ipopotassiemia grave (valori di potassio plasmatico al di sotto di 2.5 mM) può causare una sensazione di estrema debolezza fisica che nei casi più gravi può essere accompagnata da paralisi flaccida. Se la paralisi coinvolge la muscolatura polmonare le conseguenze possono essere mortali. Altri effetti pericolosi della patologia sono anomalie nel battito cardiaco (aritmie) che possono condurre all’arresto cardiaco.

La diagnosi
La diagnosi di ipokaliemia può essere fatta per mezzo di un esame del sangue, andando a controllare il valore degli elettroliti plasmatici, e può essere confermata dalla misurazione del potassio nelle urine. Se il potassio escreto è al di sotto di un certo livello (25 mM al giorno), allora si può dedurre che il paziente abbia perso una quantità eccessiva di potassio in seguito, per esempio, a una dissenteria. Il test del potassio nelle urine può essere utile anche per diagnosticare un abuso di lassativi da parte del paziente, e quindi un comportamento alimentare patologico. Al contrario, nel caso di ipokaliemia causata dall’uso di diuretici, il contenuto di potassio nelle urine sarà piuttosto elevato (oltre le 40 mM al giorno).
Inoltre, poiché l’ipopotassiemia ha come conseguenza delle anomalie del ritmo cardiaco, uno strumento utile ai fini della diagnosi è l’elettrocardiogramma.

Prevenzione
L’ipokaliemia può essere curata in modo efficace somministrando, nei casi più gravi e pericolosi, dei supplementi di potassio, in pillole o per via parenterale. Tuttavia, il modo migliore per evitare di incorrere in essa è la prevenzione, che può essere fatta seguendo una dieta equilibrata e variata. Gli alimenti che contengono potassio sono moltissimi: ricordiamo, per esempio, banane, kiwi, pesche, fichi, arance, uvetta, fagioli e piselli, cavolini di Bruxelles, pomodori, patate e latte.
Devono però usare una particolare cautela i pazienti in cura con farmaci diuretici: a causa anche della sudorazione eccessiva di questa stagione calda è possibile che si manifesti un effetto combinato e pericoloso; si raccomanda quindi di seguire una dieta particolarmente ricca di potassio, da assumere, eventualmente, sotto forma di integratori.

Le tisane
I principi attivi dei diuretici sono anche alla base di molte tisane drenanti, utilizzate in cosmetologia per eliminare i liquidi in eccesso dell’organismo. In questa categoria rientrano molti prodotti “da banco”, facilmente reperibili nelle profumerie e nelle erboristerie, oltre che sugli scaffali dei supermercati. Nel periodo estivo e pre-vacanze vengono più che mai reclamizzati come alleati nel miglioramento della silhouette in vista della prova costume. In realtà è sconsigliabile fare uso di questo genere di prodotti nella stagione calda quando, a causa di una sudorazione più intensa, l’organismo è già normalmente sottoposto a una perdita di liquidi e sali minerali. Un’ulteriore eliminazione di liquidi può portare davvero alla soglia di ipopotassiemia o, comunque, causare un ulteriore impoverimento delle risorse idriche e minerali del nostro organismo, causando maggiore stanchezza, eccessivi abbassamenti di pressione e rischio di malori. È meglio rimandare le terapie drenanti all’autunno.

Ipokaliemia: una spia di comportamenti alimentari a rischio
Tra i pazienti affetti da dissenteria cronica è emerso che la causa più ricorrente del disturbo (fino al 20% dei casi) è l’abuso di lassativi. Questa pratica può essere una spia di disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia, specie se presente in adolescenti e giovani adulti. Per questa ragione diventa difficile diagnosticare l’abuso di lassativi, perché i pazienti che ne fanno uso tendono a nascondere questa pratica, così come negano il loro problema alimentare, esponendosi a un rischio maggiore. L’ipokaliemia associata a disturbi come l’anoressia e la bulimia può raggiungere quadri clinici molto gravi e pericolosi.

Dissenteria: un’emergenza sanitaria mondiale
La dissenteria è un problema di salute globale, responsabile di circa un quarto dei 10 milioni di decessi infantili che si contano ogni anno. La maggior parte di queste morti avviene nelle regioni più povere del mondo, tra l’Asia e l’Africa, ma si segnala la diarrea come una tra le prime cause di mortalità infantile anche nei Paesi occidentali, tra i quali gli Stati Uniti. Le conseguenze di questa patologia sono numerose e portano a scompensi quali disidratazione, iponatremia (carenza di sodio nell’organismo) e, appunto, ipokaliemia.
La dissenteria può essere causata da innumerevoli patogeni tra cui batteri, protozoi e virus, che possono trovarsi a tutte le latitudini ma sono particolarmente frequenti nelle zone esotiche e subtropicali, dove possono proliferare più facilmente grazie alle condizioni climatiche favorevoli e, spesso, alle carenti condizioni igieniche e di conservazione degli alimenti. Per questa ragione si raccomanda a chi scegliesse per le proprie vacanze una delle zone a rischio di osservare cautela nel consumo di alimenti e di acqua.

Un metallo leggero: il potassio
Il simbolo chimico del potassio è K, dall’iniziale del termine del latino medievale kalium, mentre il suo nome deriva dal latino scientifico potassium.
È stato scoperto nel 1807 da Humphry Davy, eminente chimico inglese a cui si deve anche la scoperta dello iodio e del cloro, ma dalle curiose, e discutibili, abitudini di vita: pare infatti che fosse assuefatto al protossido di azoto, più noto con il nome di gas esilarante, del quale sosteneva avesse le stesse proprietà inebrianti dell’alcol, senza averne però le controindicazioni.
Il potassio è un metallo solido, pastoso, di colore argenteo e appartiene al gruppo degli alcali; è tanto leggero da galleggiare sull’acqua, ed è talmente tenero da poter essere tagliato con un coltello.
È il nono elemento chimico per abbondanza sulla crosta terrestre, di cui costituisce circa l’1,1%, preceduto da ossigeno, silicio, alluminio, idrogeno, calcio, sodio, magnesio e ferro. Nella crosta terrestre è presente sotto forma di feldspati e argille che lo rilasciano per erosione, facendo sì che grandi quantità di potassio siano presenti nei mari.
Allo stato puro reagisce violentemente con l’acqua, producendo idrogeno altamente infiammabile.
È di importanza vitale nelle cellule di ogni organismo vivente ed è un elemento indispensabile per la crescita delle piante.
Viene ottenuto per estrazione dai giacimenti di Canada, Stati Uniti e Cile; la produzione mondiale si aggira attorno ai 50 milioni di tonnellate.
L’inalazione di potassio può causare irritazione a occhi, naso, gola, e il contatto con pelle e occhi può causare severe bruciature.
Il cloruro di potassio viene utilizzato in sostituzione del cloruro di sodio (il comune sale da cucina) nelle diete a ridotto contenuto di sodio che devono seguire, ad esempio, le persone affette da ipertensione.