Alcuni mesi fa, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina preventiva dell’Università statale di New York, a Buffalo, ha pubblicato su “Archives of InternaI Medicine”, il primo ampio studio sulla relazione tra salute della bocca e rischio di accidenti cerebrovascolari (ictus). È stata studiata la salute di denti e gengive di quasi diecimila adulti, tra i 25 e i 74 anni di età.
I diecimila di Buffalo, seguiti nel tempo, hanno mostrato un diverso rischio di ictus a seconda del grado di compromissione della loro bocca. Chi aveva gengiviti, ha avuto un modesto, anche se significativo, aumento del rischio di ictus non emorragico (ischemico). Rischio che, invece, si è più che raddoppiato in caso di parodontiti.
La parodontite è un’infiammazione che non riguarda solo la gengiva, ma il cosiddetto parodonto, ossia tutti i tessuti di sostegno del dente, quindi, oltre alla gengiva, anche il legamento alveolare, il cemento e l’osso alveolare.
Cosa lega bocca e cervello?
Il legame nasce dall’infiammazione, un meccanismo di base che ci protegge, ma può anche danneggiarci.
Già nei primi anni ’90, anche con il contributo dei cardiologi italiani, come Attilio Maseri dell’Università Cattolica di Roma, era stato documentato un legame netto tra infiammazione (misurata sempre con la PCR, proteina c reattiva, il più affidabile indice infiammatorio) ed eventi cardiaci. Il gruppo di Maseri, nel ’94, con un lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostrò che era possibile prevedere una precipitazione dell’angina instabile in infarto cardiaco, avendo come riferimento l’andamento della PCR.
Perché i germi presenti in bocca esasperano le condizioni di debolezza del sistema cardiovascolare?
“È noto come la malattia parodontale, comunemente chiamata piorrea, sia una delle principali cause della perdita dei denti e dell’alitosi, meno note sono invece le relazioni con le malattie cardiovascolari” risponde il professor Roberto Weinstein, direttore della Cattedra di Parodontologia di Milano “Sono i germi Gram-negativi, responsabili delle infezioni dei tessuti di sostegno dei denti (il parodonto) che producono tossine e citochine con un alto potere infiammatorio.
Queste tossine diffondendosi attraverso il sangue possono infettare la parete interna delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche, che possono continuare a crescere fino ad occludere, in modo parziale o totale, il vaso, oppure, rompendosi possono liberare nel circolo sanguigno trombi, responsabili di ictus e infarto. Alcuni ricercatori hanno infatti trovato nelle placche aterosclerotiche tracce della presenza degli stessi germi che proliferano nella placca dentaria.
È poi suggestivo il fatto che l’ischemia miocardica è spesso preceduta da un evento acuto di tromboembolia, al cui determinismo possono concorrere anche particolari specie batteriche, come lo Streptococcus Sanguis, responsabili della placca dentale. Un ulteriore aspetto, meritevole di approfondimento, è l’interferenza della malattia parodontale sul profilo lipidico del sangue”.
Chi è più colpito
Le malattie cardiovascolari sembrano costituire il denominatore comune tra le persone affette da malattie parodontali. “Sono soprattutto i pazienti che hanno difetti alle valvole cardiache o che hanno valvole artificiali che hanno un rischio molto alto di contrarre un’infezione” continua il professore “Per questo il dentista prima di intervenire deve prescrivere un’adeguata terapia antibiotica in grado di ridurre l’entità dei batteri.
Un altro provvedimento sono dei risciacqui a base di clorexidina mezz’ora prima del trattamento.
Se i germi arrivano nella zona dove c’è un difetto anatomico è molto facile che vi restino impigliati, dando il via ad infezioni molto gravi come l’endocartite, l’infiammazione dell’endocardio che si associa a stratificazioni di tipo trombotico. Le lesioni più gravi si riscontrano nelle valvole cardiache, particolarmente la mitrale e l’aortica”.
Un legame rischioso per la gravidanza
La parodontite costituisce un fattore di rischio anche per altre patologie. Si sa da molto tempo che nei malati di diabete sono frequenti le infezioni della bocca.
Meno noto è invece il legame con la gravidanza.
L’infiammazione del cavo orale può infatti favorire la nascita di bambini prematuri e sottopeso, con un contributo paragonabile a quello dell’alcol e del fumo. “Il meccanismo è ancora ignoto” precisa Irene Cetin, ginecologa della Clinica Ostetrica e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo di Milano “ma sembrerebbe che i germi abbiamo come bersaglio la placenta, dove stimolano la produzione di sostanze infiammatorie che anticipano il travaglio.
È però importante segnalare che la malattia parodontale costituisce in gravidanza un duplice fattore di rischio: può infatti favorire le infezioni genitourinarie della madre, da cui la probabilità di un passaggio al feto di prodotti batterici (ad esempio endotossine) e, come recentemente confermato nell’uomo sulla base di precedenti riscontri su modelli animali (criceti), condiziona una probabilità di 7 volte superiore di dare alla luce un feto di basso peso”. Su questo importante aspetto sono in corso numerosi studi, volti sia a chiarire le relazioni tra la flora batterica concomitante a una malattia parodontale sia a confermare le ipotesi attuali, come ad esempio quella circa l’induzione di un ritardo della crescita fetale da parte dei mediatori dell’infiammazione (in particolare interleuchine 1 e 6, TNF-alfa) associati alla malattia parodontale.
Al di là comunque di qualsiasi teoria presuntiva, giova ricordare l’opportunità di mantenere una bocca sana in gravidanza anche in considerazione del particolare assetto immunitario legato a questo particolare evento fisiologico.
… e per i polmoni
Anche quest’organo può essere attaccato da germi che di norma colonizzano la bocca. Uno studio americano condotto tra persone ricoverate in ospedale e anziani che vivono in casa di riposo ha dimostrato che le infezioni della bocca aumentano il rischio di ammalarsi di polmonite.
La causa è da ricercarsi nella flora che forma la placca dentaria e che contiene un gran numero di germi che sono patogeni per le vie respiratorie.
I fattori di rischio per le malattie parodontali
Oltre al ruolo favorente dell’assunzione cronica di alcuni farmaci (antipertensivi, sedativi, tranquillanti, analgesici) e prodotti da banco (OTC) che riducono la salivazione, tra i fattori di rischio si devono ricordare:
Il diabete mellito: sicuramente l’iperglicemia favorisce l’insorgenza della parodontite. Il controllo della glicemia migliora la situazione. Vari studi hanno dimostrato che l’infiammazione cronica delle gengive è ridotta quando il compenso glicemico è migliore. Vi è poi da considerare che l’aumentata suscettibilità alle infezione, correlata alla malattia diabetica, costituisca miglior condizione per uno sviluppo abnorme e incontrollato della microflora orale.
L’infezione da HIV: malgrado alcuni studi contrastanti pubblicati in letteratura, è documentato che la sieropositività per l’HIV rappresenta, soprattutto in associazione a un'età superiore ai 35 anni, una condizione predisponente alla gengivite e al riassorbimento dell’osso alveolare. Il 5% dei sieropositivi sviluppa inoltre una forma grave di parodontite, la parodontite ulcerosa necrotizzante, spesso refrattaria alle terapie parodontali convenzionali. Sono tuttavia necessarie ulteriori indagini per chiarire le eventuali correlazioni tra assetto immunitario e sviluppo della malattia parodontale, alla cui genesi peraltro non si esclude il possibile contributo da parte di alcuni farmaci antiretrovirali.
L’osteoporosi: la relazione parodontite/osteoporosi viene da lungo sospettata, ma le ricerche sono ancora limitate. Resta perciò aperta una duplice questione: da un lato il possibile ruolo dell’osteoporosi nel favorire la perdita di osso alveolare (è suggestivo il fatto che nelle donne si è osservata una correlazione significativa tra massa ossea dentale e massa ossea totale), dall’altro l’effetto che una funzione masticatoria insufficiente può esplicare sulla digestione e sull’assunzione di alimenti tali da soddisfare i fabbisogni di calcio necessari al mantenimento di una buona salute di denti e ossa.
La menopausa: è ormai accertato che la riduzione degli estrogeni legata alla menopausa si associa a un maggior rischio di perdita dentale e che la terapia ormonale sostitutiva possa limitare questo deficit. Sembra inoltre che il trattamento con bifosfonati per osteoporosi rallenti anche la perdita ossea negli adulti con malattia parodontale.
Fumo e alcol: il fumo è un importante fattore di rischio sia di comparsa della malattia parodontale sia di relativa refrattarietà al trattamento parodontale.
Uno studio su 1400 persone d’età compresa tra 25 e 74 anni ha evidenziato che i fumatori leggeri hanno un rischio di svilupparla di due volte superiore mentre i grandi fumatori sette volte.
Benché siano numerosi e complessi i probabili meccanismi patogeni legati al fumo, è documentata la riduzione da esso indotta della risposta immunitaria umorale e cellulo-mediata, che favorisce la proliferazione batterica orale.
È inoltre da segnalare che il fumo comporta anche alterazioni gengivali che, anche una volta sospesa l’abitudine, tendono a regredire con molta lentezza. Per quanto riguarda l’alcol sembrano trovare applicazione alcune considerazioni valide per il fumo di sigaretta, ma occorrono studi di conferma.

Il meccanismo dell’infiammazione
Nell’immaginario collettivo l’infiammazione è sinonimo di disturbi più o meno gravi. In realtà l’assenza di infiammazione è incompatibile con la vita, sia perché priva l’organismo di meccanismi di difesa, sia perché le sostanze che entrano nella complessa risposta infiammatoria sono utili al normale equilibrio, sostengono la rete dei processi vitali.
Non è quindi concepibile un’infiammazione a livello zero. Il problema quindi è il controllo dell’infiammazione. Si tratta di un fenomeno complesso che può avere diversi stimoli di partenza: infettivi, chimici, fisici, meccanici, nervosi, immunitari, psichici, che coinvolgono vasi, tessuti, organismi e sistemi. L’infiammazione viene regolata sia da meccanismi intrinseci al sistema immunitario, sia da circuiti nervosi e neuroendocrini. I vasi sanguigni sono il luogo cruciale della risposta infiammatoria, nella parete interna dei vasi hanno origine modificazioni notevoli che coinvolgono sia il sistema immunitario sia il sistema della coagulazione del sangue. Questi due sistemi si alimentano e si condizionano a vicenda, fino a creare un circolo vizioso.

Le sette regole della salute dentale

  1. Curare quotidianamente l’igiene orale e almeno una volta all’anno recarsi dal dentista
  2. Seguire una corretta alimentazione
  3. Non fumare
  4. Cercare di conservare i propri denti. La perdita di un dente nella maggioranza dei casi è provocata dalle malattie parodontali. Esistono però diverse tecniche per rigenerare i tessuti persi.
  5. Sottoporsi ad una diagnosi odontostomatologica accurata. Oggi è possibile conoscere oltre allo stato dentale anche il rischio di ammalarsi di carie e di parodontite e adottare le eventuale misure di igienizzazione necessarie.
  6. Utilizzare dentifrici al fluoro e usare adeguati spazzolini che assicurino un corretto spazzolamento.
  7. Informare il proprio medico curante delle eventuali patologie orali riscontrate dal dentista.