Il problema dell’obesità infantile è ormai dilagante, con tutte le conseguenze pericolose che essa comporta, dalla comparsa in tenera età della sindrome metabolica al diabete.
I dati degli studi del Ministero della Salute indicano che il 23,9% dei bambini è in sovrappeso già all’età di 9 anni, mentre il 13,6% sarebbe addirittura obeso.
Lo studio che ha portato alla luce questi dati è stato condotto attraverso l’osservazione di città campione in diverse regioni italiane, tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Calabria, e ha evidenziato una maggiore incidenza di obesità pediatrica nelle regioni meridionali del Paese.
Essere in sovrappeso da piccoli favorisce l’insorgere di problemi più gravi da adulti, oltre a peggiorare, già in partenza, la qualità di vita dei bambini.
Desta particolare preoccupazione la crescente insorgenza del diabete di tipo II tra i giovanissimi. Un tempo questo disturbo compariva tipicamente nei soggetti di età avanzata, tanto che era chiamato anche “diabete senile”; oggi non è più così.
Questa malattia aumenta il rischio di incorrere in problemi cardiovascolari, danni renali, cecità, amputazione degli arti, soprattutto inferiori, per problemi circolatori (v. piede diabetico). Tanto più precocemente questa malattia insorge nella vita di una persona, tanto maggiore è il rischio di conseguenze mediche gravi.
Per questa ragione, quanto più precoce è l’insorgere del diabete, tanto più serio si presenta il quadro clinico di un paziente. Immaginiamo quindi la situazione di un bambino affetto da diabete di tipo II all’età di 6 anni: il suo cuore può considerarsi in pericolo già a 10!

Evidenze scientifiche
Questi timori sono purtroppo confermati da studi recenti. Uno di questi è lo studio americano condotto da Dana Dabelea, del Dipartimento di medicina preventiva dell’Università del Colorado, a Denver, e presentato a Roma al meeting dell’Easd (Associazione europea per lo studio del diabete).
Hanno collaborato al progetto anche i ricercatori dell’Università della North Carolina, dell’ateneo della Wake Forest di Winston-Salem, dell’Università di Washington di Seattle e dell’Arnold School of Public Health del South Carolina.
Questa ricerca ha messo a confronto il profilo di rischio cardiovascolare di 215 bambini e ragazzi sani dai 10 ai 22 anni e quello di 116 coetanei con diabete di tipo II ed è emerso chiaramente che i giovani affetti da diabete presentano valori fuori norma rispetto ai loro coetanei: il 27% è risultato iperteso (contro il 5% dei sani), l’82% ha un girovita eccessivo (tra i soggetti sani solo il 22% presenta questo problema) e il 25% ha bassi livelli di colesterolo HDL (il colesterolo buono) contro il 5% dei soggetti sani, ed infine i trigliceridi sono alti per il 37% dei malati, rispetto al 6% degli altri. Solo nei valori del colesterolo cattivo (LDL) non si sono riscontrate troppe differenze.
Per riassumere i risultati dell’osservazione con il commento della professoressa Dabelea: “per i giovanissimi diabetici emerge un profilo di rischio cardiovascolare ben peggiore rispetto ai coetanei”, ed il problema si sta presentando su scala planetaria.

Sovrappeso e diabete II: un nesso certificato
La principale causa di tutto è, probabilmente, proprio l’aumento dell’obesità tra i più piccoli. Il nesso tra obesità e diabete di tipo II è ben documentato: fino al 90% dei pazienti con diabete II è obeso e sia l’obesità che il diabete si manifestano in contemporanea all’interno di gruppi familiari.
Di pari passo con la crescita dell’obesità infantile è cresciuto anche il diabete II giovanile.
Le persone in sovrappeso sono più inclini a sviluppare resistenza all’insulina, l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue.
Quando il nostro organismo diventa insensibile all’azione di questo ormone il livello di glucosio nel sangue aumenta e, con il tempo, può portare a seri problemi di salute.
I pazienti più giovani, fin dalla più tenera età, si trovano spesso a dover fare i conti con pressione alta, chili di troppo, girovita XL, trigliceridi troppo elevati e colesterolo buono sotto i livelli auspicabili. Tutti nemici della salute del cuore.

Non solo obesità
L’obesità non è l’unico fattore di rischio; Kenneth Lee Jones, professore presso il Dipartimento di Pediatria dell’Università della California di San Diego, durante un simposio dell’American Medical Association ha anche sottolineato l’importanza di altri fattori. In alcuni gruppi etnici il 70% di coloro che sviluppano il diabete non sono affatto obesi. I fattori genetici assumono quindi un ruolo significativo nello spiegare l’insorgenza della patologia. Gli afroamericani, gli ispanici, i nativi americani e alcuni ceppi asiatici sono maggiormente predisposti a sviluppare il diabete rispetto alle razze caucasiche. Va notato anche che i bambini nati da madri con diabete gestazionale sembrano a rischio di sviluppare a loro volta la malattia.

Nuovi interrogativi per i medici
L’aumento del numero di bambini affetti da diabete di tipo II pone ai medici l’interrogativo di come curare questi nuovi, giovanissimi pazienti; sicuramente la dieta e l’esercizio fisico si dimostrano efficaci ai fini del miglioramento della sensibilità all’insulina e della regolazione dei livelli di zucchero nel sangue.
Tuttavia, sotto l’aspetto del trattamento farmacologico, si presenta una problematica importante: la maggior parte dei farmaci sono stati clinicamente testati sugli adulti, ma manca una analoga documentazione sui bambini. Inoltre, non è ancora stato verificato che la cura della sintomatologia diabetica che si accompagna all’alto livello di glucosio nel sangue, come l’ipertensione e l’alto livello di grassi nel circolo, possa effettivamente ridurre il rischio che questi giovani pazienti vadano incontro, in futuro, a patologie cardiovascolari.
Sono inoltre attualmente in fase di studio dei percorsi di prevenzione dello sviluppo del diabete II nei giovani.
Nel frattempo si raccomanda ai genitori di insegnare ai proprio bambini abitudini alimentari corrette e di incoraggiarli all’esercizio fisico.

"Okkio alla salute" bambini di Sicilia
È questo il nome dello studio che ha rilevato come il 17% dei bambini siciliani sia obeso e il 24% in sovrappeso, per un 41% totale di eccesso ponderale della popolazione giovane. Lo studio è stato voluto dalla Regione Sicilia e dal centro di controllo delle malattie del Ministero della Salute, nell’ambito del Piano nazionale di prevenzione del sovrappeso-obesità. I dati raccolti, anche se leggermente più preoccupanti rispetto al quadro delle altre regioni, confermano quello che è già stato assodato a livello nazionale e internazionale: il sovrappeso giovanile è in preoccupante aumento. L’indagine è stata condotta sotto la guida di 79 medici, 2 psicologi, 1 biologo, 8 assistenti sanitari, 6 infermieri, 3 dietisti, 2 amministrativi e oltre 200 insegnanti, ed ha visto la partecipazione di 99 scuole, che hanno iscritto un totale di 1897 bambini.
È emersa una differente distribuzione del problema del sovrappeso: ne soffrono maggiormente i bambini che frequentano scuole in aree metropolitane o della cintura urbana e quelli i cui genitori hanno un livello di scolarizzazione basso. Significativo si è dimostrato il livello di scolarità della madre: il 19% dei figli di mamme con la sola licenza elementare o media è risultato in sovrappeso, rispetto al 18% dei figli di genitori con diploma superiore e al 6% dei bambini figli di mamme laureate.
Tra i principali problemi riscontrati sono emerse alcune abitudini alimentari sbagliate. Per esempio, solo il 50% dei bambini fa una colazione qualitativamente adeguata. Il 17% non fa per niente colazione (e questo dato riguarda più le bambine che
i bambini) e il 32% non la fa quantitativamente adeguata.
Il 93% fa una merenda di metà mattina troppo abbondante. Infine il 28% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura.
Inoltre, i dati raccolti mostrano che i bambini siciliani svolgono un’attività fisica scarsa ed è molto diffusa, in oltre una su tre, nelle madri di bambini in sovrappeso o obesi, una percezione errata dell’aspetto fisico del proprio figlio, che non coincide con la realtà e che porta spesso a non valutare correttamente la quantità di cibo assunta dal bambino.

Consigli alimentari
Tra gli elementi colpevoli di alimentazione di cattiva qualità, e dall’apporto calorico eccessivo non vanno dimenticate le bevande. Oggi è diffusissimo, molto più di solo 10 anni fa, che i bambini si dissetino, anche in situazioni normali o ai pasti, con bibite gasate e molto zuccherate, invece che con la cara vecchia acqua. Non sono da incriminare solo le bibite, ma anche i succhi di frutta che, quando non sono davvero freschi, cioè se non sono centrifugati fatti al momento o spremute, finiscono quasi sempre con il contenere zuccheri aggiuntivi e percentuali non irrilevanti di conservanti e di altri additivi.
La prova del danno arrecato da questo genere di bevande è stata valutata in studi scientifici; per fare un esempio, Julie R. Palmer, dell’Università di Boston, studiando un campione di circa 44 mila donne, ha chiesto loro di riferire che cosa bevevano abitualmente durante la giornata e poi, seguendole nell’arco di dieci anni, ha registrato i nuovi casi di diabete. Il rischio di ammalarsi è risultato in media del 30 per cento più elevato in chi consumava due o più bevande zuccherate al giorno rispetto alle donne che sceglievano bibite simili una volta al mese o ancora più raramente. Consumare spesso bibite e bevande zuccherate può far crescere del 30 per cento il rischio di sviluppare il diabete di tipo II nel giro di pochi anni. In effetti le bevande zuccherate favoriscono l’aumento ponderale, in modo più subdolo degli alimenti, perché sono caloriche ma non producono la stessa sensazione di sazietà.
Anche il fruttosio che viene spesso presentato come uno zucchero innocuo, di fatto, dice Marco Songini, primario di diabetologia dell’Ospedale Brotzu di Cagliari, «aumenta anche il rischio di sviluppare la sindrome metabolica, che comprende tra l’altro colesterolo e trigliceridi elevati, pressione alta, iperglicemia».
Una bevanda che invece può essere sana per i nostri bambini? Il tradizionale latte che, consumato in quantità pari a mezzo litro al giorno, sembra addirittura ridurre il rischio di diabete e di malattie cardiache.
Queste proprietà sono state studiate in Gran Bretagna, presso l’Università di Cardiff, su 2375 uomini di età compresa fra i 45 e i 59 anni, e i risultati dell’osservazione sono stati pubblicati sul Journal of Epidemiology and Community Health.
Per 20 anni sono state osservate le abitudini alimentari del gruppo di volontari, utilizzando questionari ed un diario settimanale che misurasse il consumo di latte e latticini. Quando lo studio è iniziato il 15% degli uomini osservati soffriva di sindrome metabolica (cioè aveva valori fuori norma di pressione, insulina, trigliceridi e/o di glucosio nel sangue), e presentava un rischio quasi doppio di malattie coronariche, e quadruplo di diabete, rispetto a quelli che non erano colpiti dalla “sindrome”.
Analizzando la loro alimentazione, gli autori hanno scoperto che gli uomini che bevevano mezzo litro di latte al giorno avevano un rischio ridotto del 62% di ammalarsi di sindrome metabolica, e del 56% in meno se mangiavano regolarmente latticini.
Non solo: maggiore era il consumo, minore il rischio. Purtroppo, dice il coordinatore dello studio Peter Elwood «il consumo di latte nel Regno Unito -così come anche da noi in Italia- è crollato negli ultimi 25 anni, e ciò ha avuto conseguenze negative in termini di salute. Il latte e i suoi derivati rappresentano invece un fattore salutare importante, e per questo bisognerebbe promuoverne maggiormente il consumo».

Depressione e stress: fattori di rischio dei problemi di peso dei più piccoli
Uno studio americano condotto presso l’Università della Florida da David Janicke, professore di Psicologia clinica e della Salute presso il Dipartimento di Salute pubblica e Professioni sanitarie, ha osservato che un ambiente difficile dal punto di vista psicologico può essere un fattore incisivo per l’insorgenza di problemi di peso. Lo stress ambientale che lo studio ha considerato era determinato dalla presenza di genitori con problemi di depressione e da relazioni difficili con i coetanei. Sono stati osservati 96 bambini in sovrappeso e i loro genitori. Si è visto così che i bambini i cui genitori erano sottoposti a carichi di stress notevoli e che avevano problemi di depressione erano a loro volta inclini a manifestare gli stessi problemi. Un discorso analogo si è dimostrato valido per i bambini che avevano problemi con i coetanei a scuola: questa situazione si traduceva in un peggioramento delle condizioni di vita in generale e sotto vari aspetti. D’altra parte le figure parentali sono fondamentali per guidare i bambini in percorsi di vita sani: genitori che non hanno le energie necessarie per rappresentare un supporto emotivo o, semplicemente, per garantire uno stile di vita equilibrato, anche dal punto di vista meramente pratico -come ad esempio la preparazione di pasti sani e regolari e la pianificazione di attività sportive ed extrascolastiche- possono determinare una scarsa qualità di vita dei propri figli.
Si è visto che i bambini che provenivano da queste situazioni erano molto più inclini dei coetanei a manifestare problemi di obesità.
Maggiori informazioni sui fattori che influenzano l’insorgenza del sovrappeso tra i più giovani sono importanti per contrastare questa tendenza ormai dilagante. Fornire aiuto e assistenza ai genitori con problemi di questo tipo potrebbe rivelarsi efficace per aiutare i bambini con problemi di obesità.

Il buon giorno si vede dal mattino: guida alla prima colazione
Una colazione sana, dal punto di vista alimentare ma anche psicologico, è un buon punto di partenza per tutti e in particolare per i più giovani che devono essere educati a uno stile di vita corretto.
Un’azienda, famosissima produttrice di cereali per la colazione, in partnership con SIO (Società Italiana Obesità) ha promosso il progetto: “Prima la colazione! 10 minuti mangiando sano”.
Si basa su un mini programma in cinque punti, destinato sia ai bambini che ai genitori, che riportiamo testualmente:

  1. Il tempo da dedicare alla colazione va guadagnato insieme, genitori e bimbi, fin dalla sera prima: insegnate ai vostri figli che è meglio non rimandare alla mattina tutte quelle operazioni che lo preparano ad affrontare la giornata. Fate assieme l’elenco delle cose da preparare prima di andare a dormire, per esempio lo zaino con i libri e i quaderni, i vestiti da indossare il giorno dopo, la borsa della palestra.
  2. La colazione è il momento in cui scrivere insieme l’agenda degli impegni: può essere una felice opportunità di condivisione immaginare insieme il programma della giornata e mettere a punto tutti gli appuntamenti che aspettano noi e i nostri bambini nelle ore successive.
  3. Approfittate della colazione per parlare con i vostri bimbi e, eventualmente, risolvere questioni o battibecchi lasciati in sospeso la sera prima: come dice il vecchio proverbio la notte porta consiglio e la mattina, una volta riposati, i problemi si possono affrontare più serenamente. Rimandare una discussione aiuta a prendere distanza dal problema e ad affrontarlo costruttivamente con i propri figli.
  4. Riscoprite insieme il gusto di mangiare lentamente: i nutrizionisti parlano spesso dell’importanza di una buona masticazione; inoltre il cibo ha un sapore e una consistenza tutta da imparare a riconoscere. Insegnate ai vostri bambini il piacere di assaporare e sgranocchiare bene quello che stanno mangiando. Questo migliorerà la masticazione del cibo e quindi la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
  5. Divertitevi a comporre la colazione “su misura”: marmellata, yogurt, latte, frutta e cereali pronti sono alimenti sani, nutrienti e sempre vari. Provate composizioni diverse della colazione e giocate con il cibo: fate diventare la colazione il primo momento di divertimento della giornata.

Indirizzi utili Associazioni

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Associazione Giovani Diabetici Bologna
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Tel: 051 61.94.163 Fax: 051 61.94.163
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Lombardia
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Puglia
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Tel: 080 54.91.784 Fax: 0800 54.91.784
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Sardegna
A.D.I.G. Sarda Sezione Alghero
Via Mazzini, 164 - 07041 Alghero (SS)
Tel: 079 95.15.52
www.adigsarda.it

F.D.G. Federazione nazionale Diabete Giovanile
Piazza Galilei, 32 - 09128 Cagliari
Tel: 070 84.54.57 Fax: 178 22.28.216
www.fdgdiabete.it
Email: fdg@fdgdiabete.it

A.D.I.G. Sarda Sezione Bosa
Via Gramsci, 26 - 08013 Bosa (NU)
Tel: 0785 37.30.94

Sicilia
Associazione Giovani Diabetici Centro Sicilia
Via F.Parri, 1 - 93100 Caltanisetta
Tel: 0934 55.47.48

Associazione Aiuto ai Diabetici
Cittadella della Salute ASL Viale delle Provincie - 91100 Trapani
Tel: 0923 56.59.29
Email: diabete@tiscalinet.it

Toscana
Associazione Giovani Diabetici Arezzo
Via Cavour, 97 - 52100 Arezzo
Tel: 0575 35.13.80
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