Il dolore al petto è un sintomo piuttosto ricorrente, che viene accusato da moltissime persone e dipende dalle diverse strutture del torace - dalle strutture parietali, cutanee, muscolari, articolari - e dagli organi in esso contenuti.
Appare quindi chiaro che può avere numerose cause, alcune delle quali non hanno niente a che vedere con il cuore, ma dipendono da altri apparati (per esempio possono avere un’origine gastrica).
Tuttavia, per l’inevitabile associazione che ci viene spontaneo fare tra questo distretto del nostro corpo e il cuore, molte persone vengono indotte in agitazione da quello che, in realtà, è uno dei disturbi più diffusi: molti, in presenza di un non meglio identificato “dolore al petto”, arrivano a cercare un consulto medico di emergenza perché temono di avere un infarto o un problema cardiaco.
Precisiamo da subito che non si intende, in questa sede, minimizzare i legittimi sospetti che possono sorgere in questi casi, né banalizzarli: consultare un medico è un modo di agire corretto e consapevole ed è meglio un consulto inutile in più che una diagnosi mancata. Inoltre, parlando di prevenzione, non possiamo non ricordare quanto un approccio superficiale o sbrigativo ai propri problemi di salute possa essere pericoloso: è sempre opportuno dedicare un minimo di attenzione in più alla natura di un malessere, non fosse altro per dissipare i dubbi. Ma, nel caso specifico che stiamo affrontando - quello del dolore al petto - il rischio è che pazienti affetti da dolori toracici di origine non cardiaca (ma, per esempio, osteoarticolare) non conoscendo la vera origine del problema, e amplificando l’angoscia di ritenersi potenzialmente cardiopatici, si ritrovano esposti a un grave stress psicologico (che, a ben guardare, oltre a peggiorare la qualità della vita è anche un fattore di rischio per la reale insorgenza di problemi cardiovascolari). L’intento non è quindi di scoraggiare alcun lettore dall’esporre i propri dubbi al medico di famiglia: caso mai, è quello di fornire qualche informazione in più, per renderci, tutti, meglio consapevoli e quindi meglio preparati a rispondere efficacemente a eventuali, reali emergenze.

Le cause più diffuse di dolore al petto
In moltissimi casi, forse la maggior parte, il dolore toracico è causato da stiramenti o infiammazioni muscolari e dei tendini, provocati da sforzi o attività fisica, anche modesta, che abbia coinvolto la muscolatura del torace, e perfino da accessi di tosse. Un dolore toracico persistente si può riscontrare nelle persone affette da sindromi dolorose croniche, come la fibromialgia, la sindrome dolorosa miofasciale o l’artrite. Ma anche un semplice movimento brusco può provocare una sorta di “strappo” e causarci indolenzimenti, a volte anche molto intensi: un caso esemplare e quello del dolore che compare dopo che una persona ha alzato le braccia o si è girata, più o meno bruscamente, da un lato all’altro. Sono gestualità molto diffuse e spontanee, che tutti compiamo quotidianamente senza neppure farci caso, e per questo è difficile associarle consapevolmente alla comparsa di un dolore successivo. Pensiamo però che per sollevare le braccia in alto ci basta appendere un indumento a un attaccapanni, prendere un libro da uno scaffale o una scatola dal ripiano alto al supermercato. Girarsi bruscamente è una cosa che facciamo in continuazione, per esempio quando sentiamo un rumore dietro di noi, quando suona il telefono, quando vogliamo prendere un oggetto che si trova alle nostre spalle senza alzarci. Cause meno comuni, ma comunque possibili, di dolore toracico sono le varie sindromi di natura muscolo-scheletrica, come per esempio l’iperostosi sterno-clavicolare e la xifoidalgia. Abbondantemente diffuse sono invece le sensazioni di dolore al petto determinate da problemi di tipo gastrico, come un’indigestione o la dispepsia, che produce un senso di pesantezza e disagio nella parte superiore dell’addome, al quale si può accompagnare una sensazione di eccessiva pienezza, gonfiore e nausea. Inoltre, altri due disturbi molto comuni che possono provocare una sensazione dolorosa all’altezza del torace (ma che non hanno nulla a che vedere con il cuore) sono il bruciore di stomaco e la sindrome da reflusso gastroesofageo. Il primo si manifesta come una sensazione di bruciore o dolore nel petto o nella gola, causata dal fatto che i succhi gastrici dello stomaco risalgono nell’esofago. Il dolore al petto legato a questa causa di solito si manifesta dopo un pasto e può durare da alcuni minuti a qualche ora, inoltre può comparire con maggiore frequenza quando il paziente si china in avanti o si mette steso.
Mentre il bruciore di stomaco, di per sé, è un disturbo sporadico, al contrario il reflusso gastroesofageo è una condizione cronica nella quale lo sfintere che separa lo stomaco dall’esofago è indebolito o rilasciato e quindi permette agli acidi gastrici e al cibo parzialmente digerito di rifluire nella gola. L’esofago non è rivestito dalla stessa mucosa protettiva presente nello stomaco e quindi avverte dolorosamente questo disturbo, dal quale può essere danneggiato. Il brucior di stomaco è uno dei sintomi comuni del reflusso gastro-esofageo.
Anche situazioni croniche o acute di asma, la condizione patologica in cui l’infiammazione delle vie aere limita il flusso dell’aria attraverso i polmoni, possono provocare stati dolorosi al petto.
Infine aggiungiamo che, a volte, i dolori toracici, e non necessariamente immaginari, sono legati a fattori psicologici, come l’ansia, che può dare origine a episodi di iperventilazione (un modo di respirare molto rapido o profondo che spesso si manifesta in momenti di ansia), gli attacchi di panico, lo stress e le emozioni improvvise; sono tutti elementi che possono causare un senso di oppressione e fitte al torace.
Come abbiamo detto, le cause che possono provocare un dolore toracico sono estremamente numerose. Ne ricordiamo alcune, perché in realtà l’elenco è lungo, e fra queste citiamo le cause polmonari, quelle legate a disturbi dell’apparato gastrico, le patologie cardiache, ovviamente, per non parlare poi di altre cause di svariata natura, come le sindromi da trauma sterno-costale.

Quando è bene consultare il medico
Anche se è vero che in molti casi, oseremmo quasi dire nella maggior parte, i dolori nella zona toracica non indicano un pericolo, è anche sì vero, come abbiamo visto che alcune di queste cause, anche non cardiache, rappresentano un pericolo reale per la nostra vita, come per esempio l’embolia polmonare. Per questo, senza creare allarmismi, invitiamo comunque a segnalare eventuali stati dolorosi al proprio medico, specie se ricorrenti o persistenti.
L’invito che desideriamo fare è quello di cercare di fare mente locale, con quanta più precisione è possibile, ai sintomi con cui si presentano tali stati dolorosi, per poterli poi indicare e descrivere al medico con maggiore cognizione ed efficacia.
In particolare segnaliamo alcuni casi in cui può essere davvero opportuno consultare il medico in modo tempestivo, e sono per esempio i casi in cui:

  • avvertiamo una improvvisa sensazione di compressione, costrizione o pressione al petto;
  • il dolore irradia fino alla mascella, al collo, al braccio e alle scapole;
  • il dolore diventa più intenso ed è scatenato da uno sforzo anche lieve, o se ha una durata maggiore del solito (devono prestare particolare attenzione i pazienti cui sia stata diagnosticata un’angina pectoris);
  • i sintomi si manifestano durante periodi di riposo;
  • il dolore è accompagnato da nausea, capogiro, sudorazione, affaticamento, palpitazione o affanno nella respirazione.

Inoltre i pazienti dovrebbero contattare il loro medico se il dolore

  • è accompagnato da febbre
  • è accompagnato da tosse che produce un muco giallo-verde.
  • dura più di 3-5 giorni.

Reazioni diverse rispetto al dolore toracico
Secondo alcuni studi, in presenza di un dolore al petto uomini e donne reagiscono in modo diverso: la maggioranza degli uomini attribuisce il proprio dolore al petto a una patologia cardiaca, mentre il 73 percento delle donne no. Si pensa che ciò sia dovuto al fatto che, per quanto riguarda la malattia cardiaca, i dati dimostrano che gli uomini percepiscono se stessi come più vulnerabili e quindi cercano il parere del medico, mentre le donne tendono a negare la severità della malattia coronarica e minimizzano la richiesta di aiuto per i loro impegni in famiglia, che dovrebbero invece essere interrotti.

Cause polmonari del dolore toracico
Bronchite: la patologia in cui i tessuti delle vie aeree che congiungono la trachea e i polmoni sono infiammati. I pazienti con questa patologia possono avvertire dolore al torace o percepire delle sensazioni di indolenzimento e costrizione al petto.
Embolia polmonare: è una condizione in cui un’arteria dei polmoni viene bloccata (di solito a causa di un trombo). Il dolore può essere simile a quello dell’infarto acuto del miocardio quando l’embolia è particolarmente intensa, mentre se è di minore gravità la sintomatologia dolorosa non è retrosternale ma localizzata a un livello variabile del torace, e presenta i caratteri del dolore pleurico (lancinante, trafittivo, superficiale). Come sintomo associato si presenta quasi sempre una difficoltà respiratoria improvvisa non giustificata. È necessario eseguire al più presto un elettrocardiogramma con visita cardiologica, l’ecocardiogramma e la scintigrafia polmonare radioisotopica combinata di ventilazione e perfusione. Sicuramente questa è una delle cause più gravi possibili di dolore toracico.
Pleurite: il processo infiammatorio a carico dei foglietti pleurici, la cui sintomatologia è rappresentata essenzialmente da dolore che, essendo provocato dallo sfregamento dei foglietti pleurici infiammati durante i movimenti respiratori, si accentua nell'inspirazione profonda, con la tosse e con i movimenti del torace. Il dolore è acuto e in genere unilaterale, ma può irradiarsi alla spalla e all’addome ed essere accompagnato da febbre.
Pneumotorace: una condizione in cui si ha un accumulo di aria nella cavità pleurica (quella che circonda i polmoni). Il dolore insorge bruscamente, anche mentre il paziente è a riposo e si presenta come acuto, simile a una pugnalata e superficiale; può essere acuito dagli atti respiratori e dalla tosse. È utile eseguire una radiografia del torace.
Polmonite: la condizione in cui i polmoni sono infiammati a seguito di un’infezione.

Cause cardiache del dolore toracico
Angina: è una causa frequente di dolore toracico, causata da un afflusso inadeguato di sangue attraverso il cuore. Può determinare un senso di costrizione oppure di pressione al petto. L’angina è spesso scatenata da uno stress fisico o emozionale e di frequente si risolve in pochi minuti, dopo che lo stimolo stressante è cessato. Tuttavia, ricordiamo che l’angina è spesso associata a una patologia cardiovascolare.
Aneurisma aortico: consiste in un’abnorme dilatazione di un tratto dell’arteria aortica, dovuta al cedimento della parete vasale la cui componente elastica è stata indebolita da fenomeni degenerativi (come l’aterosclerosi), infiammatori, o traumatici. Gli aneurismi spesso sono asintomatici, tuttavia chi ne è colpito può, a volte, soffrire di un dolore all’addome, alla schiena o al torace.
La rottura di un aneurisma aortico è una condizione di grave emergenza medica e causa un dolore improvviso e acuto.
Cardiomiopatie, ovvero le malattie del cuore in senso lato, generalmente dovute a processi degenerativi. Un esempio specifico è quello della cardiomiopatìa dilatativa, caratterizzata da una dilatazione del ventricolo con perdita della funzione contrattile della muscolatura. Il danno può essere determinato da svariati fattori (farmaci, alcol, malattie neuromuscolari, difetti del metabolismo), ma il più delle volte
la causa resta sconosciuta.
Dissecazione aortica: è la rottura della parete interna dell’aorta, con conseguente emorragia. Il dolore
è molto intenso, a insorgenza improvvisa, percepito come una pugnalata o una sensazione di lacerazione al torace, anteriormente e lungo la linea mediana, anche se molto spesso il dolore si diffonde, si irradia anche posteriormente a livello interscapolare, e può coinvolgere anche le spalle, il collo, le braccia, la mascella, l’addome e le cosce.
Di solito questo evento può essere causato da una ferita traumatica al petto ma anche, abbastanza frequentemente, da una storia di ipertensione arteriosa mal controllata. È necessario eseguire con urgenza un ecocardiogramma e successivamente l’ecocardiografia transesofagea.
Infarto miocardico: Il dolore ischemico viene spesso definito come una sgradevole sensazione di pesantezza, compressione o schiacciamento, di strangolamento, soffocamento o di costrizione toracica. In genere questo tipo di dolore, che viene anche chiamato angina pectoris, si sviluppa gradualmente durante lo sforzo fisico, dopo pasti abbondanti oppure, anche, può essere scatenato da situazioni di irritazione, eccitazione, frustrazione o altri stati emotivi. Tale disturbo è tipicamente riferito in regione retrosternale, anteriormente, al centro del torace; si può irradiare alle braccia specie a sinistra, alle spalle, alla mandibola e all’addome. La durata del dolore è di pochi minuti e scompare con il riposo o con l’assunzione di farmaci specifici da far sciogliere rapidamente sotto la lingua. L’infarto miocardico è in genere associato a un dolore simile, per qualità e distribuzione, a quello anginoso, ma di maggiore durata (generalmente trenta minuti) e, di norma, di maggior intensità. Non si risolve con l’assunzione di farmaci sublinguali. In presenza di questi disturbi è indispensabile eseguire con urgenza un elettrocardiogramma e una visita cardiologica.
Miocarditi: sono infiammazioni del muscolo cardiaco che possono spaventare chi ne è colpito, perché il dolore che provocano può ricordare quello di un attacco cardiaco.
Pericardite: un’infiammazione del pericardio, la membrana che riveste il cuore. Questa condizione è spesso contraddistinta da un dolore acuto, pungente e localizzato al centro del torace. Può essere accompagnato da febbre ed è solitamente scatenato da un’infezione virale, ma può essere anche la conseguenza di altri problemi, come la malattia di Lyme e il lupus.
Prolasso della valvola mitrale: è un’anomalia per cui uno dei lembi che costituiscono la valvola mitrale (quella che regola il passaggio di sangue tra atrio e ventricolo sinistro) invece che rimanere chiuso quando il sangue è passato nel ventricolo, protende all’indietro verso l’atrio in corrispondenza del battito cardiaco, permettendo al sangue di rifluire all’atrio dal ventricolo. Questo fa sì che venga percepito un dolore, anche prolungato, di tipo intermittente, con brevi attacchi di dolore puntorio in corrispondenza dell’apice cardiaco, nella regione sottomammaria sinistra. Frequentemente questo dolore si associa a palpitazioni, affaticabilità, dispnea, astenia e disturbi neuropsichici quali ansia, depressione, psicosi, disturbi della personalità, attacchi di panico, disturbi del sonno, emicrania e iperventilazione. Questa anomalia viene diagnosticata con esame ecocardiografico.
Stenosi aortica: la situazione in cui la valvola aortica del cuore è ristretta oppure ostruita. Questo fa sì che non si apra correttamente e, come risultato, il flusso di sangue dal ventricolo sinistro all’aorta è bloccato. Il dolore al petto associato a questa condizione può essere descritto come una sensazione di compressione o schiacciamento, pressione o costrizione. Il dolore può aumentare con l’attività fisica e diminuire con il riposo.

Cause di dolore al petto di origine gastrica
Calcoli biliari: si tratta di depositi di sali minerali o di cellule ematiche, che possono formarsi nelle cavità organiche o in ogni tessuto dove si depositino tali elementi, in questo caso nelle vie biliari; questi depositi induriscono e diventano come sassolini, che possono causare dolori che dall’addome irradiano al torace.
Colecistite (calcoli alla cistifellea): una patologia in cui la colecisti
(o cistifellea) è infiammata, infetta o ostruita. Questa patologia può causare un dolore addominale che si irradia al torace, posteriormente fino all’angolo della scapola destra. I dolori associati alla colecistite spesso possono insorgere di notte o di prima mattina e, soprattutto nel caso della colecistite cronica, si intensificano dopo i pasti, specialmente se a base di alimenti grassi.
Esofagite: il processo infiammatorio, acuto o cronico, a carico dell’esofago, che può provocare un dolore retrosternale bruciante.
Pancreatite: il processo infiammatorio acuto o cronico del pancreas, l’organo ghiandolare che si trova disposto trasversalmente nella parte superiore della cavità addominale, tra l'ansa del duodeno e la milza, dietro lo stomaco.
Ulcera gastrica: è localizzata solitamente all’altezza del piloro, l’orifizio attraverso il quale lo stomaco comunica con il duodeno. Si tratta dell’erosione delle pareti di rivestimento dello stomaco e il dolore che la accompagna si può intensificare a stomaco vuoto.

Sintomi diversi a seconda del sesso
Anche se l’angina è più frequente nelle donne, le donne con meno di 55 anni di età vengono ricoverate 6,7 volte meno degli uomini per i loro sintomi. Questa differenza potrebbe essere dovuta ai sintomi atipici presenti nelle donne rispetto agli uomini. Infatti recentemente è stata osservata la presenza di differenze di genere nel quadro clinico di pazienti con malattia: le donne descrivono più frequentemente degli uomini un dolore alla gola, nuca e mandibola; inoltre il dolore sembra essere più intenso nelle donne e caratterizzato da un graduale aumento seguito da remissione dei sintomi con il riposo. Nausea, dispnea, palpitazioni, dolore al dorso e irritabilità, sono più comuni nelle donne, mentre la diaforesi (la sudorazione intensa) è più comune negli uomini.
Questi sintomi nelle donne sono forti predittori di sindrome coronarica acuta ed è quindi importante che il medico indaghi attentamente per evitare che tali sintomi vengano attribuiti ad altri disturbi, per esempio somatici, gastrointestinali o muscoloscheletrici.