Si terrà a Genova, nelle giornate dal 3 al 5 aprile 2008, presso il Centro Congressi dei Magazzini del Cotone, il 7° Congresso Nazionale dell’AIAC, l’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, che riunisce oltre 1000 specialisti cardiologi o cultori della materia, attivamente impegnati nei settori della elettrofisiologia, stimolazione e defibrillazione cardiaca, e si dedica in particolare allo studio dell’aritmologia cardiaca.
Gli obiettivi di discussione e analisi che si pone il Congresso riguardano in particolare due campi: quello della didattica e dell’innovazione tecnologica nell’ambito dell’elettrofisiologia e della elettrostimolazione cardiaca, unitamente a nuove tecnologie di frontiera, quali la telecardiologia e le nuove tecniche di mappaggio endocavitario.
Il nostro Paese si pone all’avanguardia per quello che riguarda il trattamento delle aritmie cardiache, con centri rinomati a livello internazionale.
Ma cosa si intende quando si parla di aritmia?

Le aritmie
Un’aritmia è un ritmo cardiaco anomalo causato da un cambiamento, una deviazione o un malfunzionamento del sistema di conduzione del cuore, ovvero il sistema attraverso il quale i normali impulsi elettrici vengono generati e si propagano attraverso il muscolo cardiaco.
Si definisce aritmia un battito cardiaco eccessivamente affrettato (tachicardia) o insolitamente lento (bradicardia), che può essere regolare o irregolare.
La maggioranza della popolazione ha, o può aver sperimentato, fenomeni di questo tipo, che in verità sono abbastanza comuni: «Ho il cuore in gola», «Mi si è fermato il cuore».
A parte il senso figurato di queste espressioni, esse descrivono abbastanza bene fenomeni consueti.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di episodi gravi: un battito “saltato” non ha rilevanza medica.
Alcune aritmie sono assolutamente innocue e possono essere estremamente brevi, quasi impercettibili; altre invece possono essere il segno di problemi cardiovascolari molto più seri, persino letali, e per questo è bene conoscere il fenomeno e tenerlo sotto controllo.
Ricordiamo che anche la fibrillazione atriale è un tipo di aritmia, che causa centinaia di migliaia di decessi cardiaci improvvisi ogni anno.

Si riconosce un’aritmia?
I sintomi delle aritmie variano da persona a persona e dipendono anche dalla causa che li ha determinati. Alcune persone con forme lievi di aritmia non percepiscono alcun genere di sintomi. Tuttavia, tra le manifestazioni che ci possono far pensare a un’aritmia, possiamo indicare:

  • palpitazioni, ovvero un ritmo accelerato e particolarmente intenso del battito;
  • la sensazione di un battito “mancato”;
  • capogiro, affaticamento, svenimento, conseguenze del fatto che il cervello non riceve abbastanza sangue ossigenato. Questo fatto spesso è la spiegazione di cadute improvvise, e apparentemente inspiegabili, soprattutto in persone di una certa età;
  • dolore toracico (fenomeni anginosi accompagnati a un senso di fastidio e disagio);
  • mancanza di fiato (dispnea).

Tipi di aritmie
Le aritmie vengono classificate in base alla sede d’insorgenza, distinguendo in sopraventricolari o ventricolari, o in base ai meccanismi elettrofisiologici che le causano (vie anomale da cui lo stimolo può entrare in cortocircuito; comparsa di focolai anomali di scarica): da un punto di vista generale le aritmie vengono attualmente distinte in ipercinetiche e ipocinetiche.

Aritmie ipercinetiche
Sono caratterizzate da un aumento della frequenza rispetto al normale ritmo sinusale che spesso, ma non sempre, si può percepire attraverso l’esame del polso come una tachicardia (cioè più di 100 battiti al minuto). Le aritmie ipercinetiche possono avere inizio in qualsiasi punto del sistema di conduzione e tradursi:

  • in un evento sporadico (battiti prematuri o extrasistoli);
  • in un aumento ordinato (tachicardia) della frequenza;
  • in un aumento disordinato (tachiaritmia) della frequenza.

Le extrasistoli sono battiti prematuri che, episodicamente, nascono in sedi diverse dal nodo del seno e si sovrappongono al ritmo di base interrompendo la normale frequenza. Nella extrasistolia si osservano alcuni battiti fuori tempo che si innestano su un ritmo cardiaco normale: a seconda del punto in cui si originano, le extrasistoli vengono distinte in atriali o ventricolari.
La necessità di eseguire un trattamento farmacologico dipende dal numero di extrasistoli presenti in un minuto e dal tipo di cardiopatia di base che le ha prodotte. Quando le extrasistoli non sono molto frequenti, sono avvertite come “mancanza” di un battito nel petto.
Le tachicardie sono distinte in sopraventricolari e ventricolari. Fra le prime sono comprese anche le sindromi da preeccitazione ventricolare, un gruppo di condizioni patologiche caratterizzate dalla presenza di “vie anomale” (dal punto di vista anatomico o funzionale) nell’ambito del tessuto di conduzione: in questo caso, lo stimolo elettrico si propaga più rapidamente al miocardio ventricolare e per questa via può persino ritornare al punto di partenza automantenendosi in maniera circolare. Esempi di queste aritmie sono dati dalla sindrome di Wolff-Parkinson-White e da alcune forme di tachicardia parossistica.
Le tachiaritmie sono caratterizzate da un ritmo completamente disorganizzato e da frequenze solitamente superiori ai 200-300 battiti al minuto: le forme sopraventricolari (flutter e fibrillazione atriale) disorganizzano completamente l’attività contrattile degli atri senza coinvolgere completamente i ventricoli; la fibrillazione ventricolare è invece incompatibile con la funzione emodinamica del muscolo cardiaco e comporta pertanto l’arresto cardiocircolatorio.

Aritmie ipocinetiche
Si definisce aritmia ipocinetica una condizione nella quale la frequenza atriale o ventricolare si riduce al disotto dei 60 battiti al minuto: anche questa condizione si può creare per un’anomalia nella formazione dell’impulso oppure come disturbo della sua propagazione.
Nel primo caso rientrano le disfunzioni del nodo del seno, soprattutto la bradicardia sinusale e la malattia del nodo del seno; nel secondo gruppo rientrano i blocchi senoatriale, atrioventricolare e delle due branche del fascio di His.

Cause di aritmia
Le aritmie possono avere numerose cause: a volte l’aritmia è una conseguenza di altre malattie del cuore, ma spesso l’aritmia si verifica in un cuore apparentemente sano. Le aritmie possono avere un’origine extracardiaca: per esempio, le aritmie possono essere secondarie a patologie dello stomaco, della tiroide oppure a malattie del fegato, del rene e altre ancora.
Alla base di un’aritmia ci possono essere le seguenti condizioni:

  • un funzionamento anomalo delle cellule del nodo seno-atriale (malattia del seno) che fa sì che queste cellule trasmettano l’impulso malamente o non lo trasmettano affatto;
  • inefficace o ritardata conduzione o produzione degli impulsi attraverso il nodo atrio-ventricolare (che può causare un blocco cardiaco) o i ventricoli (che può determinare un blocco delle due branche del fascio di His);
  • presenza, all’interno del cuore, di luoghi (foci) diversi dal nodo seno-atriale che producono impulsi elettrici che
    interferiscono con il regolare battito cardiaco.

Le aritmie possono essere associate a problemi legati al cuore, come per esempio:

  • la presenza di un danno cardiovascolare conseguente a un attacco cardiaco o a processi aterosclerotici;
  • malattie cardiache congenite, come la sindrome del QT lungo, la sindrome di Brugada o la cardiomiopatia ipertrofica;
  • anomalie a livello della struttura del cuore o della sua funzione, come per esempio una cardiomiopatia, per la quale il muscolo cardiaco risulta ipertrofico, ispessito e/o irrigidito, oppure una
    valvulopatia.

Ci sono però anche cause extracardiache che possono essere responsabili di aritmia, e fra queste abbiamo:

  • l’ipertiroidismo;
  • il feocromocitoma, un tumore raro delle cellule cromaffini, che produce catecolamine (più comunemente noradrenalina e adrenalina, più raramente serotonina e dopamina) ad azione stimolante sui recettori alfa e beta-adrenergici. È quasi sempre benigno (95 percento dei casi) e può riscontrarsi a qualsiasi età;
  • l’ipopotassiemia, che è il più importante squilibrio elettrolitico causa di aritmia.

Nel loro complesso le aritmie possono essere provocate da una vasta gamma di agenti. Molte condizioni fisiologiche possono essere responsabili di aritmie, definite in questo caso funzionali: sforzi fisici, processi digestivi, assunzione e abuso di sostanze eccitanti (caffè, tè, tabacco) aumentano, attraverso il sistema simpatico, l’eccitabilità delle cellule miocardiche, causando perlopiù tachicardie ed extrasistoli sopraventricolari.

Strumenti di diagnosi
Nonostante alcuni tipi di aritmia siano assolutamente innocui è opportuno farsi controllare, soprattutto se ci troviamo davanti a un fenomeno che non si presenta sporadicamente ma ci colpisce con una certa frequenza. Per la diagnosi di un’aritmia in una persona che abbia dei dubbi, il primo esame da eseguire è l’elettrocardiogramma (ECG), che molto spesso è già sufficiente a fornire informazioni su natura e gravità dell’aritmia. Esiste però la possibilità che l’ECG, soprattutto se effettuato in assenza di disturbi, non dia informazioni adeguate.
In questo caso le indagini vanno approfondite effettuando un elettrocardiogramma dinamico (Holter), ovvero un elettrocardiogramma che viene eseguito mediante un registratore a cassetta collegato al paziente con elettrodi adesivi.
Esso permette di seguire l’andamento del ritmo cardiaco del paziente durante le varie attività da lui svolte nel corso della giornata, ma anche durante la notte, coprendo tutto l’arco delle 24 ore, e permettendo di raccogliere informazioni molto dettagliate su natura e caratteristiche degli eventuali disturbi del ritmo cardiaco.
In alcuni casi può rendersi necessario un ulteriore approfondimento che può essere ottenuto attraverso l’esecuzione di esami che favoriscono la comparsa di aritmie, permettendone una precisa identificazione.
Questi esami supplementari vengono detti tests provocativi e includono:

  • una prova da sforzo al cicloergometro, che permette di seguire il ritmo cardiaco durante le sollecitazioni indotte da uno sforzo massimale su una bicicletta;
  • uno studio elettrofisiologico transesofageo, una metodica molto semplice che, attraverso un piccolo catetere con elettrodi posizionato in esofago, consente di registrare l’attività elettrica del cuore e di verificare la risposta del cuore alla stimolazione elettrica;
  • uno studio elettrofisiologico endocavitario che ha le stesse finalità dell’esame precedente ma è più complesso e più accurato, poiché il catetere viene collocato all’interno del cuore;
  • tests farmacologici che prevedono la somministrazione di farmaci in grado di influenzare il ritmo del cuore in modo da verificare la presenza di risposte anormali.

Accanto a questi esami atti a identificare le caratteristiche e la natura dell’aritmia vanno poi eseguite indagini mirate a ricercare eventuali malattie di cuore o sistemiche, causa delle aritmie osservate.

Il ritmo del cuore
Per capire meglio le cause di un ritmo cardiaco anomalo può essere utile conoscere il meccanismo che regola un battito normale.
Il cuore è il muscolo che si contrae pompando il sangue nei vari distretti corporei. Ogni contrazione, o battito cardiaco, è “innescato” da un impulso elettrico. Questi impulsi elettrici hanno origine dal nodo seno-atriale (o nodo del seno, il pacemaker naturale del cuore), situato all’apice dell’atrio destro, la camera destra superiore del cuore. Da qui, gli impulsi elettrici si propagano attraverso le camere cardiache superiori, gli atri, stimolandoli a pompare il sangue nelle camere inferiori, i ventricoli, attraverso le valvole atriali.
Per arrivare ai ventricoli l’impulso passa per il nodo atrio-ventricolare, che si trova tra le camere superiori e inferiori del cuore; il nodo atrio-ventricolare non ha capacità di segnapassi, ma funziona da relais, rallentando la frequenza dell’impulso elettrico: la sua funzione è di rallentare la frequenza determinata dal nodo del seno, così da far contrarre i ventricoli una piccola frazione di tempo dopo gli atri.
Una volta che la stimolazione è arrivata ai ventricoli, attraverso il fascio di His, essa li fa contrarre, provocando il battito cardiaco, e facendo sì che il sangue sia pompato all’esterno del cuore, attraverso le valvole ventricolari. Quindi si estingue.
L’origine del disturbo aritmico può quindi avere sede nella formazione dell’impulso e/o durante la sua propagazione attraverso il sistema di conduzione del cuore.
In caso che il segnapassi non sia il nodo SA, ma un focolaio ectopico inferiore, si parla di eterotopia attiva se il segnapassi inferiore ha una frequenza maggiore del nodo SA e di eterotopia passiva se il segnapassi inferiore interviene in caso di defaillance del nodo del seno, cioè di una bradiaritmia marcata.
Il chiudersi di ogni coppia di valvole in concomitanza con la contrazione degli atri e dei ventricoli determina il caratteristico “tum –tum” di un cuore in forma. Un cuore sano avrà circa 60-100 battiti al minuto.

Quando non serve preoccuparsi
Ci sono alcuni casi di aritmie, peraltro molto diffusi, che non dipendono affatto da problemi cardiaci, ma sono determinati da altri fattori (la vera causa del nostro problema), e questi possono essere:

  • uno stress intenso, sentimenti di rabbia e di ostilità;
  • il consumo di caffeina, inclusi anche tè e cioccolata;
  • il consumo di alcol;
  • disturbi del sonno, come insonnia e apnee notturne;
  • effetti collaterali di alcuni farmaci, compresi quelli prescritti per il trattamento delle aritmie;
  • alcuni farmaci da banco, inclusi alcuni farmaci antinfiammatori e antinfluenzali, per la tosse, il raffreddore e il calo del peso corporeo;
  • alcuni prodotti di tipo erboristico, che molti assumono con disinvoltura, come ginseng, guaranà ed ephedra, che sono stimolanti che possono aumentare la frequenza cardiaca, causare disturbi del sonno e dare origine a palpitazioni e altri sintomi di aritmia;
  • l’uso di sostanze stupefacenti illegali, e prime fra tutte la cocaina, che ha un’azione estremamente stimolante sul cuore e può essere causa di aritmie fatali.

In questi casi per ridurre i sintomi, o addirittura per farli scomparire, bastano semplici correzioni dei comportamenti sopra indicati: si può provare a ridurre il consumo di caffeina, di alcol, evitare farmaci come, per esempio, i decongestionanti nasali e provare a fare uso di tecniche di rilassamento e per il controllo dello stress.

Indirizzi utili

AIAC
Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione
Via Sicilia n.57, Roma
Tel. +39.06.42020412
Fax +39.06.42020037
segreteria@aiac.it
Una diagnosi accurata e soprattutto un’adeguata impostazione terapeutica sono di norma prerogativa dello specialista cardiologo. Riportiamo di seguito alcune indicazioni utili, tra cui l’elenco dei centri di eccellenza italiani per il trattamento delle aritmie; centri che, lo diciamo con orgoglio, sono ai primi posti anche nelle classifiche internazionali.

I centri d’eccellenza in Italia

PADOVA
Az. Osp., Università di Padova
Dip. Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari, Clinica Cardiologia
www.unipd.it

PAVIA
Fondazione S. Maugeri
Strutt. alta specializz. studio e cura arresto cardiaco e aritmie su base genetica
www.fsm.it/ist_pavia

MILANO
IRCCS Ospedale San Raffaele
U. O. Elettrofisiologia e Aritmologia
www.sanraffaele.org

PAVIA
IRCCS Fondazione Policlino San Matteo, Università di Pavia
Dipartimento di Cardiologia
www.sanmatteo.org

BOLOGNA
Policlinico Sant’Orsola-Malpighi, Università di Bologna
Istituo di Cardiologia
www.med.unibo.it

ROMA
Azienda Ospedaliera San Filippo Neri
Dipartimento Cardiovascolare
www.sanfilipponeri.roma.it

LAVAGNA (GE)
Ospedali del Tigullio
Dip. Cardiologia, Struttura Comp. Terapia Intensiva Cardiovascolare e Centro Aritmologico
www.asl4.liguria.it

CENTO (FE)
Ospedale Civile
Divisione di Cardiologia e Centro Aritmologico
www.ausl.fe.it

ROMA
Policlino Gemelli, Università Cattolica
Istituto di Cardiologia
www.policlinicogemelli.it

FIRENZE
Azienda Ospedaliera Università Careggi
Dipartimento Cuore e Vasi, Struttura Complessa Aritmologia
www.med.unifi.it