Se decidiamo di ubriacarci o di dare noi stessi all’alcolismo arrechiamo un danno grave alla nostra salute, ma si tratta solo della nostra. Questo assunto è già di per sé controverso e se ne potrebbe discutere: fino a che punto i nostri problemi di salute sono problemi solo nostri? Ma postulando che sia così, facciamo un passo ulteriore: sarebbe giusto costringere un’altra persona a ubriacarsi con noi contro la sua volontà? La domanda suscita certo una giusta indignazione: «Neanche per sogno, non ne abbiamo il diritto». Se la risposta a questa domanda appare scontata, sembra che non sia altrettanto scontata la risposta a una domanda che, di fatto, è uguale: è giusto costringere una persona a fumare contro la sua volontà?
I fumatori si risentiranno, ma il parallelismo è appropriato: il fumo passivo nuoce quanto quello attivo, e sono sempre più numerosi gli studi che continuano a indagare su questa occorrenza e a trovare sempre ulteriori conferme.

Nuove evidenze
Uno studio statunitense condotto dai ricercatori dell’università della Virginia a Charlottesville e dell’ospedale pediatrico di Filadelfia, in Pennsylvania, è stato presentato durante il meeting annuale della Radiological Society of North America, da Chengbo Wang, fisico del dipartimento di Radiologia al Children’s Hospital di Filadelfia.
Sono stati esaminati 43 fumatori o ex fumatori e 36 persone che non avevano mai acceso una sigaretta in vita loro. Di questi ultimi, però, 18 erano stati esposti ad alti livelli di fumo passivo.
I soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica dotata di una nuova tecnica, grazie alla quale è possibile valutare la struttura polmonare a livello microscopico, identificando i cambiamenti dall’esposizione al fumo, anche se minimi.
È stato richiesto ai soggetti in osservazione di inalare un preparato a base di elio-3 che ha permesso di mettere in evidenza e di fotografare la diffusione del gas nei tessuti polmonari.
È così emerso che nel 57 percento dei volontari con il vizio del fumo e nel 33 percento dei non fumatori, che erano però stati esposti al fumo passivo, erano presenti lesioni. Nelle persone esposte al fumo gli atomi di elio hanno percorso una distanza maggiore rispetto a quella percorsa nei soggetti non fumatori, indicando la presenza di spazi creatisi all’interno degli alveoli. Anche nei fumatori passivi è stata riscontrata la presenza di variazioni strutturali dei polmoni simili a quelle riscontrate in chi fuma.
Ha commentato Chengbo Wang: «È stato a lungo ipotizzato che l’esposizione prolungata al vizio altrui possa causare danni ai polmoni ma, finora, i metodi usati non erano abbastanza sensibili per rilevarli».
Questa tecnica ha permesso invece di vedere chiaramente quali sono i danni che il fumo passivo può provocare, innescando i problemi a esso connessi.
Un altro studio, britannico, pubblicato nel febbraio passato sulla prestigiosa rivista Circulation: Journal of the American Heart Association ha parimenti evidenziato i danni arrecati dal fumo passivo.
Per questa ricerca, coordinata da Andrea Venn, professore associato dell’università di Nottingham, Division of Epidemiology and Public Health, insieme al dottor John Britton, sono stati selezionati i dati relativi a 7599 soggetti adulti che avevano preso parte alla terza indagine nazionale per la salute e la nutrizione (NHANES III, National Health and Nutrition Examination Survey). Nessuno di questi soggetti aveva mai fumato.
Ai partecipanti all’indagine è stato misurato il livello di cotonina (un indicatore della nicotina) nel sangue, insieme ai livelli di omocisteina, fibrinogeno e proteina C-reattiva, che sono marcatori di un potenziale danno cardiaco.
Dei soggetti esaminati, il 18 percento non mostrava livelli rilevabili di cotonina. La restante parte ne mostrava invece livelli più o meno elevati. Il 18 percento delle persone che mostravano i livelli di cotonina più bassi e il 56 percento di quelli che invece avevano livelli alti hanno dichiarato che convivevano con un fumatore o erano esposti al fumo passivo nel luogo di lavoro.
I ricercatori hanno anche osservato che sia il gruppo con bassi livelli di cotonina nel sangue sia quello con livelli elevati mostravono livelli di fibrinogeno e omocisteina più elevati rispetto al gruppo di soggetti nel cui sangue non erano state rilevate tracce di cotonina: l’aumento del livello di queste sostanze era pari al 30 o anche 45 percento di quello che si può riscontrare nei fumatori attivi.
«Inoltre – ha aggiunto Venn – lo studio ha dimostrato che questi effetti non erano limitati solo alle persone esposte ad alti livelli di fumo passivo, ma erano evidenti anche nel gruppo che aveva subito un’esposizione minore, costituito dalle persone che non si trovavano esposte al fumo passivo sul luogo di lavoro e neppure nell’ambiente domestico, perché non vivevano con nessun fumatore. Questi risultati mostrano che il fumo passivo ha un effetto rilevante sull’insorgenza del rischio cardiovascolare, anche nel caso di un’esposizione relativamente modesta. Il fumo passivo è una causa importante di malattia cardiovascolare nella popolazione, e lo si potrebbe evitare; per questo è importante – ha commentato Venn – che siano intensificate le misure per minimizzare l’esposizione della popolazione al fumo passivo».
Il nostro Paese ha già messo in pratica quanto auspicato dal ricercatore inglese: in Italia è applicata ormai da alcuni anni la legge che vieta di fumare nei locali pubblici e sono in corso nuovi progetti per inasprirla e limitare ulteriormente il consumo di sigarette in luoghi frequentati particolarmente dai bambini, come per esempio i parchi. Sono spesso i bambini, infatti, le prime vittime della cattiva abitudine dei genitori di fumare in casa, rendendo l’ambiente saturo di fumo e malsano.

Cercando di smettere di fumare…
Per liberarsi dalle dipendenze, non solo di fumo ma, pare, anche di alcol, è stata lanciata sul mercato una pillola a base di vareniclina, commercializzata in Europa con il nome di Champix.
La pillola riduce il desiderio di fumare perché bloccherebbe la sensazione di piacere che la nicotina fa scattare nel cervello.
Il principio attivo della compressa, la vareniclina, blocca i recettori della nicotina che inducono la produzione di dopammina, e quindi lo scatenarsi delle sensazioni di piacere.
La pillola Chantix era già stata approvata dalla Food and Drug Administration (l’agenzia americana per il controllo dei farmaci), come farmaco per smettere di fumare. Il trattamento completo per dire addio alle sigarette dura dodici settimane e va iniziato una settimana prima della data a partire dalla quale si vogliono abbandonare le sigarette: in pratica per una settimana Champix va assunto mentre si sta ancora fumando, poi si continua il trattamento altre undici settimane senza fumare.
Tuttavia i ricercatori che hanno condotto lo studio tengono a precisare che la pillola Chantix, pur avendo delle grandi potenzialità sia per aiutare a smettere di fumare sia per perdere il vizio dell’alcol, non è un farmaco magico e che, inoltre, bisognerà condurre ulteriori studi per valutare eventuali effetti collaterali.
Proprio in merito a questo punto si è pronunciata la Food and Drug Administration, che ha richiamato l’attenzione dei medici sul farmaco in questione, in seguito alle segnalazioni pervenute di comportamenti aggressivi e pensieri di suicidio nelle persone che hanno assunto questo medicinale anti-fumo.
La FDA ha anche segnalato un caso di decesso tra i pazienti in cura con vareniclina, pur precisando che il caso va correlato ad altri fattori, tra i quali l’abuso di alcol nella persona che ha perso la vita. Ha dichiarato l’agenzia americana per il controllo: «Non è ancora chiaro il ruolo del farmaco nei casi segnalati, perché smettere di fumare, con o senza terapia, produce comunque sintomi legati al venir meno nell’organismo della nicotina. Tuttavia, non tutti i pazienti in cura con vareniclina avevano smesso di fumare».
Ha aggiunto l’agenzia FDA: «Stiamo esaminando il materiale che Pfizer (l’azienda che ha commercializzato il prodotto, ndr) ha presentato in risposta alle nostre richieste».
La FDA sta anche verificando se il farmaco anti-fumo della Pfizer provoca sonnolenza nei pazienti, compromettendo la loro capacità di guida o di uso di macchinari. Simili preoccupazioni erano state segnalate di recente dall’autorità regolatoria britannica MHRA.

I fumatori in Italia
Nel periodo dicembre 2004-marzo 2005 i fumatori in Italia sono 11 milioni e 221 mila, pari al 22,3% della popolazione di 14 anni e più. Sono il 28,5% dei maschi e il 16,6% delle femmine; la percentuale più alta di fumatori si localizza nell’Italia centrale (24,3%), la più bassa al Sud (20,9%). L’età media in cui gli uomini cominciano a fumare è più bassa rispetto a quella delle donne (17,6 contro 19,5). I fumatori abituali (coloro che fumano tutti i giorni) sono l’89,7% del totale dei fumatori e il 20,3% della popolazione e consumano mediamente 14,8 sigarette al giorno. La quota dei “forti fumatori” (20 e più sigarette al giorno) è pari al 37,1% dei fumatori abituali. Il 21,9% dei fumatori ha dichiarato di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l’intervista. In particolare confrontando la quota registrata nel dicembre 2004 con quella di marzo 2005, tra i fumatori adulti (30-59 anni) si evidenzia un incremento di circa 4 punti percentuali (dal 19,7% al 23,6%). Nel 1980 i fumatori erano oltre un terzo della popolazione di 14 anni e più (34,9%) con differenze di genere molto marcate: fumava oltre la metà degli uomini (54,3%), mentre tra le donne meno di una su cinque (16,7%) si dichiarava fumatrice. La quota di fumatori in Italia è andata diminuendo negli ultimi 25 anni di oltre 12 punti percentuali. Ciò soprattutto a causa del decremento di fumatori tra gli uomini, mentre la percentuale di fumatrici è rimasta complessivamente stabile. Tuttavia, a fronte della diminuzione nel tempo della percentuale di fumatori, si registra un aumento delle disuguaglianze sociali nel consumo di tabacco, soprattutto a causa di una maggiore propensione a iniziare a fumare delle persone in condizioni socio-economiche meno favorevoli. Fra le donne l’aumento della forbice riguarda anche le disuguaglianze nello smettere di fumare, infatti cercano di smettere di fumare più frequentemente le donne con un titolo di studio più elevato.
(fonte ISTAT)

Indirizzi utili
Sono sempre più numerosi i centri che, in tutte le Regioni d’Italia, si propongono di eliminare la dipendenza dal fumo di tabacco. Si tratta di ambulatori delle strutture ospedaliere, delle Aziende Sanitarie Locali e della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) dove è possibile trovare un valido e competente aiuto per intraprendere la battaglia contro il fumo.
Riportiamo qui di seguito una lista di alcuni centri.Centri antifumo e per la cura delle dipendenze

Lombardia
ASL Pavia - Dipartimento Dipendenze
Piazzale Golgi, 3b - 27100 Pavia (PV)
Tel. 0382/432349 Fax 0382/432331
Referente: Dr.ssa Cinzia Priora, Dr. Maurizio Fea
E-mail: cinzia_priora@asl.pavia.it
Modalità di contatto: lun.-ven.
ore 9.00-13.00 e 14.00-16.00
Prestazioni effettuate: accertamenti diagnostici; auricoloterapia
Numero incontri: 15 incontri
Modalità di pagamento: gratuito
Équipe: infermiere, medico

AO Istituti Clinici di Perfezionamento
Clinica del Lavoro - Centro Prevenzione Diagnosi e Cura del Tabagismo
Via S. Barnaba, 8 - 20122 Milano (MI)
Tel. 02/57992615 Fax 02/5516539
Referente: Dr. Giuseppe Rivolta, Dr.ssa G. M. Agnelli
E-mail: icpantifumo@hotmail.com
Modalità di contatto: telefonica
dal lun. al ven. ore 8.30-15.30
Prestazioni effettuate: accertamenti diagnostici; terapia farmacologica e psicologica individuale e di gruppo
Numero incontri: 10 incontri
Modalità di pagamento: ticket: 19,11 e
Équipe: infermiere, medico, psicologo

Sardegna
Presidio Ospedaliero Roberto Binaghi
II Divisione Pneumologia
Centro Prevenzione, Diagnosi e Terapia del Tabagismo e Malattie Fumo Correlate
Via Is Guadazzonis, 2 - 9100 Cagliari (CA)
Tel. 070/6093049-44-47 Fax 070/6093050
Referente: Dr.ssa Lidia Ada Pau
Modalità di contatto: telefonica
ore 12.00-13.00
Prestazioni effettuate: accertamenti diagnostici, terapia farmacologica e psicologica individuale
Numero incontri: 8 incontri: 4 il primo mese; 1 il secondo; 1 il terzo; 1 il sesto; 1 il dodicesimo
Modalità di pagamento: ticket: 36,15 e
Équipe: infermiere, medico

Veneto
USLL 16 Ser.T 1
Unità per la Cura e la Prevenzione del Tabagismo
Via dei Colli, 4 - 35100 Padova (PD)
Tel. 049/8216945-6930 Fax 049/8211116948
Referente: Dr.ssa Denise Da Ros
Modalità di contatto: telefonica
dal lun. al ven. ore 8.00-13.00
Prestazioni effettuate: accertamenti diagnostici; terapia farmacologica e psicologica individuale e di gruppo
Numero incontri: 5
Modalità di pagamento: ticket
Équipe: psicologo, educatore

Per un elenco completo dei centri antifumo rimandiamo al sito del Ministero della Salute:
www.ministerosalute.it. Oppure, per conoscere il punto più vicino cui rivolgersi per smettere di fumare, è possibile contattare il Telefono Verde contro il Fumo 800554088.