Gli studi per la definizione dei fattori di rischio cardiovascolare sono sempre in atto, alla ricerca di risposte sempre più approfondite.
L’omocisteina è uno dei marcatori di rischio sui quali si è spesso concentrata l’attenzione e che è stata al centro di alcuni dibattiti.
Attualmente sta ottenendo un crescente riconoscimento come importante fattore di rischio per una serie di comuni condizioni mediche che richiamano l’attenzione sulla necessità o meno di un controllo costante della sua concentrazione nel sangue.
È stato dimostrato che concentrazioni elevate di omocisteina nel sangue sono associate a:

  • aumento del rischio di malattie coronariche;
  • incremento del rischio di ictus;
  • incremento del rischio di sviluppare forme di demenza senile;
  • diabete;
  • osteoporosi;
  • diminuzione delle capacità cognitive dei bambini in età scolare;
  • problematiche in gravidanza.

L’omocisteina è una sostanza prodotta normalmente dall’organismo a seguito della metabolizzazione dell’amminoacido metionina; in un organismo ben funzionante l’omocisteina è nuovamente trasformata in metionina, oppure in semplici amminoacidi, che vengono facilmente eliminati dall’organismo attraverso le urine.
I livelli di omocisteina nel sangue possono crescere per motivi di predisposizione genetica, per la difficoltà nel metabolizzare alcune vitamine, a causa dell’uso di alcuni farmaci e in seguito all’esposizione al fumo di sigaretta.

La scoperta dell’omocisteina
L’omocisteina è stata scoperta fin dal 1968 dal Dr. McCully, che stava effettuando ricerche su una rara malattia genetica, l’iperomocisteinuria. Ai bambini colpiti da questa malattia manca l’enzima che trasforma la tossica omocisteina in una sostanza innocua; questi bambini in genere morivano in giovane età a causa di infarti o colpi apoplettici. Le teorie del Dr. McCully sul danno derivante dall’eccesso di omocisteina, non solo nei soggetti colpiti da questa rara malattia genetica ma in una buona parte della popolazione, hanno inizialmente incontrato una notevole resistenza negli ambienti medici, tanto da essere quasi completamente abbandonati negli anni ’70. L’interesse si è riacceso negli anni ’80 ma è solo nel 1992 che le sue teorie sono state messe alla prova e hanno trovato conferma in studi su larga scala con la partecipazione di 14.000 medici. Controlli a campione hanno dimostrato che più del 50 percento delle persone di una certa età, in particolare se fumatori o già in non buona salute, ha valori di omocisteina troppo elevati e gli studi hanno anche indicato che esiste un’associazione tra livelli elevati e l’insorgere di patologie cardiovascolari, a causa dell’influenza di questo amminoacido sul sangue e sui vasi; l’omocisteina sembra infatti accrescere il danno alla parete delle arterie nella stessa area colpita da aterosclerosi e, inoltre, accresce la tendenza del sangue alla formazione di coaguli, che aumentano il rischio di infarti e ictus.
Ciò nonostante è ancora in corso il dibattito sull’utilità dello screening generale per l’accertamento della quantità di omocisteina nel sangue e per il suo trattamento. La tendenza è di raccomandare un controllo di questo tipo solo ai soggetti già a rischio per altri fattori, anche perché, in realtà, gli studi non hanno dimostrato con chiarezza che ci sia un nesso tra il trattamento per la riduzione dei livelli elevati di omocisteina e la riduzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari.
Inoltre, poiché il trattamento consiste in una cura a base di vitamina B, una dieta multivitaminica, varia e ricca di frutta e verdura, dovrebbe riportare i livelli di omocisteina entro limiti accettabili.

Combattere la crescita dei livelli di omocisteina
Tra i rimedi da mettere in atto nell’eventualità che il tasso di omocisteina risulti troppo elevato, i principali sono i seguenti: per ritrasformare l’omocisteina in metionina, l’organismo ha bisogno in particolare di alcune vitamine del gruppo B. Può succedere che queste vitamine non siano presenti in quantità sufficiente o a causa di una predisposizione genetica o, più frequentemente, a causa della generale carenza di vitamine B nel nostro attuale modo poco sano di mangiare oppure perché sono presenti altre cause o fattori nocivi che innalzano il fabbisogno di queste vitamine (fumo, diabete, vita sedentaria ecc.) Attenzione però: ingurgitare qualche vitamina B in modo isolato o in quantità esagerate può essere controproducente e aggravare la situazione. Le vitamine B che hanno dimostrato efficacia nell’abbassare l’omocisteina e che vanno assunte contemporaneamente sono la vitamina B6, B12 e il folato.
Alcune case farmaceutiche hanno lanciato sul mercato prodotti che contengono alti dosaggi di vitamine del gruppo B e di folato per contrastare i livelli alti di omocisteina, ma questo approccio terapeutico non è basato su studi rigorosi.
Vale sempre la raccomandazione generale di non procedere da soli per intraprendere una qualsiasi terapia, ma di consultare un medico esperto in questa tematica.

Informazioni utili
Per chi desideri approfondire l’argomento segnaliamo un sito che può fornire ulteriori informazioni: www.homocysteine.net