È di poco tempo fa l’episodio di un giovane morto di setticemia per un piercing alla lingua.
Si è spesso sentito parlare dei rischi legati ai tatuaggi e ai piercing eseguiti con imperizia e senza le dovute precauzioni igieniche, e oggi i rischi legati a tali pratiche che più facilmente vengono in mente e spaventano sono quelli legati al rischio di contrarre infezioni quali l’AIDS e l’epatite B, trascurandone invece altre, di più vecchia data e meno attuali, per così dire. Ma la setticemia o sepsi è una delle più gravi e pericolose malattie che colpiscono il sangue, insidiosa e impossibile da sottovalutare.
La setticemia è un’infezione generalizzata, provocata dall’ingresso e dalla proliferazione di massicce e ripetute gittate batteriche nel sangue, che possono essere conseguenti a vari eventi. Sulla base della natura di questi possiamo distinguere le setticemie causate da infezioni croniche, come tonsilliti, otiti, ascessi, e le sepsi secondarie a infezioni acute, causate da traumi quali ferite infette, come il caso di piercing e tatuaggi, interventi chirurgici e pratiche abortive.
Interessa tutto l’organismo e le forme acute di setticemia hanno un decorso rapido e portano alla morte in pochi giorni, ma esistono anche forme di sepsi che si presentano come processi infettivi attenuati e protratti nel tempo, che alternano fasi di remissione e aggravamenti.
Poiché si tratta di una infezione generale l’apparato che risulta maggiormente interessato è quello cardiovascolare.

Sintomi
Il periodo di incubazione della sepsi ha una durata variabile. Normalmente la malattia insorge repentinamente con febbre elevata, accompagnata da brividi, cefalea e agitazione, ma può anche iniziare in maniera più graduale, preceduta da un malessere diffuso, senso di spossatezza, anoressia e dolori muscolari.

Terapie
La setticemia viene combattuta con una terapia antibiotica che dovrebbe sempre essere mirata, ragione per cui richiede l’isolamento dei microrganismi responsabili dell’infezione.
Tuttavia sono in corso ricerche per trovare terapie alternative per la cura della malattia.

Sepsi e batteriemia
La sepsi va distinta dalla batteriemia, termine con il quale si definiscono invece la semplice presenza, isolata e transitoria, di gittate batteriche nel sangue.
Sono numerose le cause che possono portare alla batteriemia, alcune particolari, come il cateterismo cardiaco o una terapia endovenosa, l’asportazione delle tonsille o le cure dentarie, altre molto banali, come la masticazione di un chewing-gum.
La batteriemia può essere accompagnata da manifestazioni febbrili e brividi, ma si tratta di eventi di breve durata: normalmente è senza conseguenze gravi, semplicemente regredisce e la malattia assume le caratteristiche di un’infezione localizzata. Devono comunque osservare un’attenzione più rigorosa alcuni individui in particolare, come i portatori di preesistenti valvulopatie cardiache, che possono andare incontro a un’endocardite batterica.

Nuovi orizzonti
È stata sperimentata con successo da un gruppo di studiosi associati dell’Emory University di Atlanta un’innovativa metodica di cura per la setticemia basata sull’impiego della proteina C, una componente del sangue che aumenta in presenza di infiammazioni, ma bioingegnerizzata.
“I risultati sembrano promettenti”, ha detto Barbara J. Stoll, coordinatrice dello studio.
“Basandoci sulle conclusioni di un gruppo di pediatri australiani che già nel 2001 avevano ipotizzato l’utilizzo di un endoprotettore delle cellule ematiche, siamo riusciti a circoscrivere una sepsi senza l’impiego di antibiotici, semplicemente somministrando ai soggetti una proteina C ottenuta per lisi biotecnologia, nella quale è stata potenziata la fase “destitutiva”, il che le consente di ridurre tutte le infiammazioni a catena scatenate dalla sindrome. In base ai risultati sin qui acquisiti – conclude – sembra possibile che entro breve tempo sarà possibile considerare la sepsi alla stregua di una normale infezione”.

Storie vecchie
Intorno alla metà dell’800 il medico ostetrico ungherese Ignaz Philipp Semmelweis (Budapest, 1818 - Vienna 1865) diede un contributo importante alla prevenzione di una forma di setticemia, la sepsi puerperale, conosciuta per secoli come “febbre puerperale”, che mieteva vittime nella clinica ostetrica di Vienna in cui il medico lavorava. Egli aveva osservato che nei reparti dove erano le suore ad assistere le gestanti, le insorgenze di febbri erano molto minori, e aveva notato che le suore osservavano una scrupolosa pulizia delle mani durante l’assistenza. Egli intuì che l’altissima mortalità per febbre che si registrava tra le partorienti era dovuta a un’ infezione trasmessa alle pazienti dalle mani dei medici e degli studenti di medicina che, dalla sala dove praticavano le autopsie, si recavano poi direttamente a visitare le gestanti o le puerpere. Semmelweis impose agli studenti un’accurata pulizia delle mani che venivano poi disinfettate con un antisettico e questo bastò a far crollare di colpo, nel reparto da lui diretto, l’indice di mortalità dovuto a febbre puerperale dal 12,2% allo 0,5%.
L’importanza della sua intuizione tuttavia non venne affatto accolta con entusiasmo e venne anzi contestata fin vent’anni dopo la sua morte. I suoi colleghi presero le sue indicazioni come un insulto e un grave affronto. Ostracizzato e deriso Semmelweis fu allontanato dal suo posto e persino internato in manicomio. Fu solo a partire dal 1867 che si cominciò a riconoscere l’importanza della sua tesi, quando cominciò ad essere riconosciuta su scala internazionale la validità delle misure di asepsi. Ma lui non poté riscuotere il merito della sua scoperta: considerato pazzo, morì, ironia della sorte, vittima della malattia (setticemia) che aveva contribuito a debellare, procurandosi, forse accidentalmente o a scopo macabramente dimostrativo, una setticemia mortale per essersi ferito alla mano con un bisturi affondato prima nelle carni di un cadavere.

Storie nuove
L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) ha lanciato recentemente la campagna dallo slogan “Un’assistenza pulita è un’assistenza più sicura” (a clean care is a safer care) per il controllo delle infezioni in ambito ospedaliero.
Secondo uno studio condotto dal “Global patient Safety Challenge” sono più di 1.400.000 le persone che ogni anno , nel mondo, vengono colpite dalle infezioni nosocomiali, quelle associate all’assistenza sanitaria. La percentuale è del 5-10% dei ricoverati nei paesi sviluppati, ma sale al 25% nel caso dei paesi in via di sviluppo.
Queste infezioni, oltre a mettere a rischio e ad aggravare la condizione di chi già soffre, hanno anche un impatto economico non indifferente: vari studi hanno dimostrato come, in tre differenti paesi dell’OECD (l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica), la gestione delle infezioni legate all’assistenza sanitaria raggiunga cifre tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari.
Nella conferenza internazionale del 13 ottobre 2005 che ha dato inizio alla campagna, Sir Liam Donaldson, presidente dell’alleanza mondiale per la sicurezza dei pazienti, dirigente medico in Inghilterra e consigliere Medico del Regno Unito, nonché moderatore dell’evento, ha commentato: "La sicurezza del paziente è oggi la priorità del sistema sanitario. Le infezioni associate all’assistenza sanitaria possono essere ridotte e il risvolto di ciò è la salvaguardia di milioni di persone in tutto il mondo".
Uno staff composto da più di 100 esperti provenienti da tutto il mondo ha partecipato allo sviluppo e alla stesura delle linee guida dell’OMS, che saranno rese ufficiali e operative solo dopo averle testate nelle sei regioni OMS.
L’igiene delle mani, pratica semplice ed efficace, è stata giudicata la misura più importante per il controllo e la riduzione delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e alla diffusione dell’antibiotico resistenza e, come parte di questo programma, è stata predisposta una bozza delle linee guida sull’igiene delle mani negli operatori sanitari (WHO Guidelines on Hand Hygiene in Health Care), al fine di incoraggiare e promuovere le semplici misure di prevenzione di questo tipo di infezioni.