L'arresto cardiaco è la cessazione dell’attività del cuore, dovuta a problemi elettrici, o più precisamente all’arresto delle contrazioni delle fibre miocardiche. Può essere provocato sia da cause di natura cardiaca, quali patologie che interessano i vasi coronarici, il miocardio e il pericardio (è solitamente provocato da fibrillazione ventricolare o da tachicardia), sia di origine extracardiaca, per esempio squilibri elettrolitici e metabolici.
ACI
L’arresto cardiaco improvviso, conosciuto anche come morte cardiaca improvvisa, è diverso da un normale attacco cardiaco; la sua origine più che da un problema elettrico dipende da un danno muscolare determinato da un’ostruzione.
Sintomi e conseguenze dell’arresto cardiaco
I segni più tipici in cui si manifesta questo attacco sono uno stato d’incoscienza, assenza di respiro e cianosi. La fibrillazione ventricolare, responsabile dell’arresto cardiaco, si verifica, soprattutto, in soggetti con cardiopatia o con cuore polmonare cronico. Altrimenti l’attacco può essere provocato da tachicardia ventricolare, o asistolia o rottura del miocardio. Nell’arco di breve tempo, nell’ordine dei minuti, l’arresto cardiaco può causare lesioni cerebrali irreversibili e anche il decesso.

Primo intervento
Il soggetto in arresto cardiaco necessita di un’immediata rianimazione: in primo luogo si deve verificare che le vie respiratorie siano libere e, in caso negativo, provvedere alla loro liberazione. In un secondo tempo bisognerà sostenere la respirazione, con la respirazione bocca-bocca, e il circolo sanguigno, con il massaggio cardiaco.

La parola all'esperto
Risponde il professor Italo Richichi
Blocco cardiaco
Il blocco cardiaco è invece una condizione patologica in cui la diffusione dell’eccitazione cardiaca nel sistema di conduzione del cuore subisce un’interruzione o un rallentamento.
Esistono due tipi di blocco cardiaco.
Blocco senoatriale
In questo tipo di blocco, l’impulso, generato dalle cellule del nodo senoatriale, non riesce a diffondersi alla muscolatura atriale.
Le cellule dell’atrio, che sono tuttavia in grado di contrarsi spontaneamente, a una frequenza di 50-60 battiti al minuto, propagano lo stimolo al resto del muscolo cardiaco. Questo evento determina bradicardia con sintomatologia scarsa (vertigini, ridotta tolleranza allo sforzo).
Blocco atrioventricolare
Nel blocco atrioventricolare si distinguono tre diversi gradi: I grado: rallentamento della conduzione dagli atri ai ventricoli;
II grado: arresto dell’impulso che dagli atri è condotto ai ventricoli;
III grado: interruzione completa della trasmissione degli stimoli dagli atri ai ventricoli (lo stimolo non supera l’atrio).
Sintomatologia
Nei primi due gradi avvengono rallentamenti costanti, nel I, e progressivi, nel II, fino al raggiungimento di una pausa nella contrazione dei ventricoli.
Nel blocco di III grado, invece, è il nodo atrioventricolare che genera l’impulso che viene condotto ai ventricoli con una frequenza di circa 50 battiti al minuto: il risultato è quindi una bradicardia più accentuata; nel caso in cui non si presenti il nodo atrioventricolare, i ventricoli si contraggono secondo la propria intrinseca frequenza, intorno ai 30 battiti al minuto. Questa frequenza è naturalmente troppo bassa per garantire la funzione cardiaca. Compariranno vertigini, svenimenti fino alla sindrome di Morgagni-Adams-Stokes.
Origine e diagnosi
I blocchi cardiaci sono quasi sempre dovuti ad arteriosclerosi, a processi infettivi (quali il reumatismo articolare acuto) o degenerativi, responsabili di lesioni a carico del sistema di conduzione. Spesso sono gli stessi farmaci antiaritmici, quali per esempio verapamil, amiodarone e betabloccanti, a generare un blocco atrioventricolare.
La diagnosi dei blocchi cardìaci si basa sulla lettura di alterazioni del tracciato elettrocardiografico.
Terapia
I blocchi cardiaci asintomatici non richiedono una specifica terapia. È tuttavia consigliabile effettuare controlli sull’eventuale malattia cardiaca associata. Nei casi più gravi di blocco atrioventricolare può rendersi necessario l’impianto di un pace-maker.