L’aterosclerosi è una forma particolare di arteriosclerosi, caratterizzata da accumulo di grassi nelle pareti di grossi e medi vasi arteriosi.
Questo accumulo è costituito in prevalenza da colesterolo, una sostanza presente nel sangue e in tutte le cellule dell’organismo. Sulla parete delle arterie si forma una placca, che tende a restringere il calibro del vaso (stenosi), con riduzione della quantità di sangue che può transitare nel vaso stesso, per giungere poi agli organi e tessuti che deve nutrire. La placca può andare incontro ad altre complicazioni, quali la rottura, e soprattutto facilita, a causa della irregolarità della parete, la deposizione di un coagulo ematico (trombo), che, nel giro di pochi minuti, porta alla chiusura completa dell’arteria. A causa di alterazioni dell’endotelio, cioè di quella membrana, costituita da cellule appiattite, che riveste le pareti dei vasi, avviene, in un primo tempo, la deposizione di colesterolo; successivamente si ha la proliferazione di alcune particolari cellule (macrofagi, cellule connettivali e fibroblasti) e deposizione di sali di calcio. L’aterosclerosi può riguardare qualsiasi arteria del corpo umano ma le sedi maggiormente colpite dalla malattia sono rappresentate dall’aorta e dai suoi rami principali, dai vasi del circolo cerebrale e degli arti inferiori, ma soprattutto dalle coronarie, dove questo deposito provoca ischemia cardiaca cioè una sofferenza del tessuto cardiaco come conseguenza della mancanza di ossigeno determinata dal ridotto flusso sanguigno nei vasi aterosclerotici. Il deposito di grassi in questi vasi sanguigni primari, può causare un infarto miocardico o un ictus.
Il processo si sviluppa in maniera molto lenta e subdola ed inizia molto precocemente, fin dall’età di 20 anni. Per decenni l’aterosclerosi non dà alcun disturbo, ma, dopo i 50-60 anni, in alcuni soggetti, il processo è così avanzato da dar luogo alle complicanze della placca e quindi ad importanti manifestazioni cliniche.
Le cause
Le cause che scatenano l’aterosclerosi sono, al momento, sconosciute, ma molti studiosi ritengono che il processo abbia inizio con una lesione al livello dello strato più interno dell’arteria, l’endotelio, provocata da un virus o da una risposta immunitaria associata a infiammazione. Sebbene le conseguenze si manifestano in età avanzata, gli studi dimostrano che questo processo può avere inizio nella prima giovinezza, o addirittura nell’infanzia. Mano a mano che i depositi di colesterolo si accumulano lungo le pareti di un’arteria e il restringimento dell’arteria (stenosi) supera un certo livello, il passaggio del sangue si fa difficoltoso e di conseguenza la nutrizione dei tessuti a valle di questo punto risulta compromessa. Tra le prime cause della malattia è risultato immediatamente evidente un rapporto tra consumo di grassi animali introdotti con l’alimentazione e sviluppo della patologia e quindi tra ipercolesterolemia e aterosclerosi.
Non bisogna però dimenticare che questa malattia ha più fattori di rischio, quali l’età, il sesso (più a rischio gli uomini), l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il fumo di sigarette, il diabete, l’obesità, l’ipertrigliceridemia e la scarsa attività fisica.
A seconda dei vasi interessati, si possono verificare sintomi diversi, come angina pectoris, ipertensione, funzionalità cerebrale ridotta, dolori agli arti inferiori e insufficienza renale.
I grassi
Tra i fattori di rischio che provocano l’aterosclerosi, il più rilevante è sicuramente rappresentato dall’aumento del colesterolo. L’ipercolesterolemia, ma più in generale l’iperlipidemia, cioè l’aumento del colesterolo e/o dei trigliceridi nel sangue, costituiscono effettivamente una condizione in grado di aumentare sensibilmente la probabilità di andare incontro ad aterosclerosi.
I grassi che troviamo nel sangue, sono di diversi tipi: trigliceridi, colesterolo, fosfolipidi e acidi grassi.
Di questi quelli introdotti con i cibi sono i trigliceridi (burro e derivati, grassi provenienti dalla carne, oli vegetali) e piccole quantità di colesterolo (uova).
La quantità più rilevante di grassi in circolo è prodotta dal fegato, il quale sintetizza colesterolo e trigliceridi a partire dai carboidrati assunti con i cibi. Tutti i tipi di grassi citati non sono solubili e, pertanto, non potrebbero circolare nel sangue se non fossero incorporati ad alcune specifiche lipoproteine che in base alla loro componente lipidica e alla corrispondente densità, vengono divise in:
VLDL proteine a bassissima densità cioè una piccola percentuale del peso è costituita da parte proteica il resto sono grassi, sono molto voluminose
LDL proteine a bassa densità
HDL proteine ad alta densità cioè il 50% del peso è costituito da parte proteica, sono più piccole e pesanti.
Un aumento di queste lipoproteine può avere una causa primaria come l’ipercolesterolemia poligenica oppure l’ipertrigliceridemia sporadica; altre volte più comunemente sono cause secondarie come il diabete mellito, l’assunzione di alcool e di contraccettivi orali, l’ipotiroidismo, le malattie epatiche o le malattie renali.
Importante è determinare il rapporto tra colesterolo "buono" (HDL) e colesterolo "cattivo" (LDL). Le HDL rimuovono, infatti, il colesterolo dalle pareti arteriose, mentre le LDL ve lo depositano; fondamentale è dunque il rapporto tra colesterolo totale e colesterolo contenuto nelle HDL.
L’angina pectoris
L’angina pectoris può essere provocata sia da uno stato prolungato di contrazione delle arterie coronarie, sia dalla presenza nelle stesse di restringimenti del lume dei vasi (stenosi), in genere a causa della presenza di ostruzioni di natura arteriosclerotica. Altre cause potrebbero essere miocardiopatia ipertrofica, ipertensione polmonare primitiva ed insufficienza aortica. Tra i fattori di rischio che potrebbero determinare un’angina pectoris si annoverano una predisposizione familiare di malattia coronarica precoce, fumo, ipercolesterolemia, ipertensione, diabete mellito, sesso maschile.
Un sintomo caratteristico dell’angina pectoris è costituito da una sensazione dolorosa di costrizione o di oppressione posteriormente allo sterno, che può irradiarsi alla spalla e al braccio sinistro, alla schiena o al collo, scatenato da stress emotivo, dai pasti, da aria fredda, dal fumo o più frequentemente da attività fisiche che richiedono un aumento dell’apporto di sangue al cuore. Scompare generalmente dopo alcuni minuti con il riposo e il rilassamento o la somministrazione della nitroglicerina.
Il dolore può irradiarsi al collo, alla mandibola, ai denti, alle spalle, alle superfici mediali delle braccia o alla schiena e può essere mimato con un pugno appoggiato sullo sterno (il cosiddetto segno di Levine). I sintomi del paziente devono essere tenuti sotto controllo medico e se sono instabili, è raccomandato il ricovero.
Quando si accusa una sensazione di pressione o pesantezza profonda nel precordio, abitualmente scatenata dall’esercizio fisico o dall’ansia, e che scompare con il riposo, potrebbe trattarsi della cosiddetta Angina classica.
L’Equivalente anginoso, è invece una dispnea da sforzo o affaticamento da sforzo, quale risultato di un’ischemia miocardica, che scompare con il riposo o con la somministrazione di nitroglicerina. L’Angina variante, detta anche angina di Prinzmetal, descrive un’angina che si manifesta a riposo in situazioni tipiche quali quelle notturne o dopo uno sforzo. L’angina di Prinzmetal è scatenata da uno spasmo coronarico ed è associata a modificazioni dell’elettrocardiogramma durante la manifestazione dei sintomi.
L’Angina instabile si manifesta con un dolore di tipo nuovo o che cambia caratteristiche per diventare più frequente, più grave o ambedue le cose. In una certa percentuale di pazienti un’angina instabile lascia presagire l’infarto miocardico.
Altri fattori di rischio
Un altro importante fattore di rischio estremamente importante è rappresentato dall’ipertensione.
La pressione alta, infatti, favorisce le lesioni a livello delle arterie cerebrali e delle coronarie. Altri elementi che contribuiscono notevolmente all’instaurarsi di questa patologia sono il fumo di sigaretta ma anche l’aumento della glicemia, cioè la quantità di zucchero presente nel sangue. Tra i fattori di rischio dell’aterosclerosi si annoverano anche l’obesità e l’inattività fisica.
L’aterosclerosi è una malattia, che non deve essere confusa con l’aumento di rigidità dei vasi arteriosi, che accompagna abitualmente l’invecchiamento dell’organismo umano, che viene definita arteriosclerosi, e che ha minori conseguenze patologiche.

Indirizzi utili

Per saperne di più
http://www.portalemedico.it
http://www.ancecardio.it
http://www.siia.it