di  Annalisa Turri
La scienza indaga e conferma gli effetti negativi del comune zucchero bianco raffinato e dei tanti alimenti e delle altrettante bevande in cui esso è contenuto, talora in grosse quantità.Numerosi studi sostengono che una dieta ricca di zuccheri può avere effetti dannosi sulla salute a partire dal metabolismo,contribuendo all’insorgenza di vari tipi di patologie,tra cui le malattie cardiovascolari

Per zuccheri s’intendono i monosaccaridi (come il glucosio e il fruttosio) e i disaccaridi come il saccarosio o zucchero da tavola, aggiunti agli alimenti o alle bevande dall’industria o dal consumatore, nonché naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi o succhi di frutta.

Invece sono esclusi quelli naturalmente presenti nella frutta, nei vegetali e nel latte in quanto non ci sono evidenze scientifiche che possano essere dannosi. Lo zucchero non contiene sostanze nutritive, ma solo pura energia. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha raccomandato di limitare il consumo di zuccheri a meno del 10% delle calorie totali giornaliere, perché così facendo si riducono le calorie giornaliere introdotte e il rischio di sviluppare: sovrappeso/obesità, diabete, aumento del colesterolo cattivo (LDL), ipertensione arteriosa, morbo di Alzheimer, carie dentaria.

Gli esperti sono ormai certi del ruolo fondamentale che lo zucchero riveste nella comparsa di patologie legate all’incremento di peso; infatti si tratta di una sostanza che si trova nascosta in molti alimenti e bevande, in particolar modo quelli preferiti soprattutto da chi segue un’alimentazione a base di cibi confezionati. A livello di meccanismo di azione, lo zucchero entra nel flusso sanguigno dal tratto digestivo e se è in quantità eccessiva, il fegato è costretto a trasformalo in grasso. Questo sovraccarico, viene spedito sotto forma di particelle di colesterolo, ma nonostante questo aspetto, il grasso non riesce a essere eliminato del tutto, quindi alloggiando nel fegato potrebbe portare a patologie come quelle metaboliche.

Lo zucchero, insieme ad altri carboidrati raffinati, fa aumentare velocemente la glicemia, di conseguenza questo causa un incremento dell’insulina. Un eccesso di zuccheri può causare una resistenza da parte delle cellule a questo ormone, provocando una condizione definita insulino-resistenza, la quale è responsabile di numerose patologie come per esempio il diabete mellito di tipo 2, aumento della pressione sanguigna e della sindrome metabolica.

Uno studio dell’Oregon Research Institute, pubblicato sulla rivista “The American Journal of Clinical Nutrition” ha studiato la capacità dello zucchero di spingerci verso il  cibo e indurci a iper-alimentarci. Sarebbe proprio il sapore dolce a farci mangiare in quantità maggiori, non i grassi.

I ricercatori hanno effettuato un test: hanno offerto a 100 volontari un frappé al cioccolato fatto con diverse concentrazioni di grassi e zuccheri, tenendo sotto osservazione lo stato del loro cervello attraverso una risonanza magnetica funzionale, il tutto per monitorare i circuiti del piacere: hanno scoperto che erano gli zuccheri a invogliarci ad assumere più cibo. Facile dunque arrivare a parlare del rischio sovrappeso, obesità e le patologie ad essi correlate.

L’eccesso di zucchero nella dieta può aumentare il rischio di malattie cardiache, anche se non si è in sovrappeso. Così dice uno studio importante pubblicato su “JAMA Internal Medicine”. Nel corso dello studio durato 15 anni, i partecipanti che hanno assunto il 25% o più delle loro calorie quotidiane sotto forma di zucchero hanno sviluppato il doppio delle possibilità di contrarre patologie cardiache. Al contrario, i soggetti che hanno assunto un quantitativo inferiore (10%), hanno sviluppato un rischio minore. Nel complesso, le probabilità di morire di malattie cardiache sono aumentate di pari passo con l’aumento della percentuale di zucchero nella dieta, a prescindere dall’età, dal sesso, dal livello di attività fisica e dall’indice di massa corporea (kg/m2).

Lo zucchero fa produrre più acido urico al fegato, e di conseguenza può essere responsabile dell’innalzamento della pressione arteriosa, la principale causa di aumento del rischio cardiovascolare. Ci sono anche fondati motivi di credere che lo zucchero sia responsabile della pressione alta. Di solito, al contrario, si attribuisce la colpa a un consumo eccessivo di sale ma, probabilmente, non è così: infatti, consumare parecchio sale, certamente aumenta la pressione, visto che il corpo tende a trattenere più liquidi, ma ridurre il consumo di sale, anche del 50% non fa molta differenza, infatti si può comunque soffrire di ipertensione arteriosa. Il collegamento tra pressione alta e insulina è stato suggerito nel 1933: l’insulina agisce sui reni che trattengono il sale e non lo rilasciano attraverso le urine. Di conseguenza, più insulina è presente nel sangue e maggiore sarà la pressione sanguigna. Pare anche che lo zucchero sia in grado di elevare i livelli di colesterolo, a prescindere dall’indice di massa corporea. Una delle reazioni del corpo a un eccesso di zucchero è il mal di testa.

Alcune ricerche ipotizzano che alti livelli di zucchero nel sangue invecchino il cervello, fino all’insorgere della demenza senile. L’analisi è stata pubblicata dalla rivista “Neurology”, dopo aver indagato le reazioni ad alti livelli di zucchero nel sangue di 249 volontari per 4 anni. Lo zucchero causava restringimenti dell’amigdala e dell’ippocampo, aree associate alla memoria e alle funzioni cognitive. Alcuni ricercatori parlano dell’Alzeheimer come del diabete di tipo 3. Infatti, tra le altre ipotesi, si pensa che l’insulino-resistenza possa aumentare la velocità con cui il cervello accumula placche amiloidi e grovigli neurofibrillari composti da filamenti tau patologici, classici segni dell’Alzehimer.

Sempre più diffuso è l’allarme lanciato dai medici, per cui vi è il paragone tra lo zucchero e il tabacco, in quanto lo zucchero al pari del tabacco è in grado di creare dipendenza. A tal proposito, è stato pubblicato di recente uno studio pubblicato sulla rivista “Advances in Pharmacological Sciences”, in cui si dimostra come i cibi a elevata densità calorica, in particolare quelli ricchi di zuccheri, siano in grado di creare una sorta di dipendenza capace di aumentare sempre di più il desiderio di consumare cibi zuccherati.

In generale, quindi è molto importante imparare a leggere le etichette nutrizionali di tutti i cibi, in quanto anche i prodotti più improbabili possono contenere zuccheri aggiunti: per esempio gli alimenti per bambini, le verdure in scatola, le patatine ecc. Molti alimenti invece contengono naturalmente zuccheri. Per esempio latte e yogurt contengono lattosio, la frutta il fruttosio, pertanto andrebbero sempre consumati come tali, senza aggiunta di altro zucchero. Il modo più corretto ed efficace per dissetarsi è bere acqua, naturale o frizzante oppure spremute di agrumi o frullati di frutta fresca, di conseguenza è sicuramente meglio evitare di bere abitualmente bibite zuccherate, succhi di frutta, anche quelli senza zuccheri aggiunti. Se non ci sono controindicazioni cliniche per condizioni patologiche, il suggerimento è di limitare gli alimenti dolci alla prima colazione evitando di aggiungerli ai pasti o come spuntino. Tra gli alimenti in commercio più zuccherati: bibite zuccherate, bevande energetiche, bevande sportive, biscotti, torte, pasticcini, succhi di frutta, gelati, ghiaccioli, caramelle, frutta sciroppata…

Sicuramente evitarli in assoluto è impossibile, però con il buon senso si può essere in grado di concedersi dei piaceri senza rinunciare alla salute, diminuendo la quantità e la frequenza di questi alimenti tanto amati e incrementando il livello di attività fisica qualora se ne facesse particolare consumo.